«Siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare come è. In cui tutto scorre per non passare davvero»
Pier Paolo Pasolini
La costa teatina, o costa dei trabocchi che dir si voglia, quindici anni dopo pare rivivere la stessa storia, le stesse vicende. Tre lustri sembrano non essere mai passati, in un eterno presente da giorno della marmotta. «Chi non ricorda la storia è condannato a ripeterla» e in un territorio in cui si vive un eterno presente in cui dieci, venti, trent’anni conducono sempre allo stesso punto come un criceto sulla ruota senza memoria pare si stia ripiombando nel caldo biennio 2010-2011.
All’epoca l’allora direttore generale del Ministero dell’Ambiente, giunto quasi alla fine del suo mandato, riprese in mano alcuni fascicoli sospesi. Tra questi c’era l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. In due anni si scatena una forte contrapposizione, si giungono a incontri pubblici dai toni a dir poco accesi – e scadimenti persino volgari – con un fronte politico di opposizione sulle barricate e l’altro in cui abbiamo avuto un sindaco che fu fatto dimettere due volte in pochi mesi ma non fece nessun atto sulla perimetrazione, un altro che si diceva favorevole ma, un altro che voleva denunciare il Parlamento, e tutto si trascinò per qualche anno fino a finire in un apparente porto delle nebbie. Apparente perché in realtà l’iter non si era fermato e nel 2022 l’Ispra ha redatto un documento, oggi vincolante, nel silenzio pneumatico di una politica che nella primavera-estate 2026 sta tornando indietro di quindici anni.
Ma prima di proseguire nel racconto un riassunto delle puntate precedenti è doveroso.
Era il 1997 quando Angelo Staniscia, allora senatore del Partito Democratico della Sinistra, iniziò a riflettere con altri sulla possibilità di costituire un parco nazionale sulla costa della provincia di Chieti. La proposta si concretizzò nel 2001, 25 anni fa.
Gli allora vertici della Regione Abruzzo tentarono di opporsi, anche con un ricorso in tribunale contro la legge nazionale. Ricorso respinto e istituendo parco che finì però su un binario morto.
Nel 2006, esattamente vent’anni fa, arrivò la giunta regionale guidata dal presidente Ottaviano Del Turco. L’allora assessore regionale all’ambiente Franco Caramanico realizzò una prima versione di una possibile perimetrazione, utilizzando come asse portante la statale 16 adriatica. Una proposta che fu inviata ai Comuni che dovevano approvarla o emendarla. Nonostante la filiera di centrosinistra tra la regione e la quasi totalità dei comuni – basti pensare che all’epoca da San Salvo a Torino di Sangro, passando per Vasto e Casalbordino, erano tutte amministrazioni dello stesso schieramento della giunta Del Turco – ci fu un’opposizione di fatto che ostacolò la conclusione del lavoro di perimetrazione.
Passano ancora altri anni, Del Turco viene sostituito da Chiodi il cui assessore all’ambiente Mauro Febbo si dichiara strenuo oppositore del Parco. Un’opposizione che alza barricate ancora più alte quando arriva dal Ministero dell’Ambiente l’impulso a riprendere il lavoro per la perimetrazione e decidersi a completare l’opera.
Il Ministero dell’Ambiente è arrivato a nominare un commissario, l’ex presidente della provincia di Pescara De Dominicis. Dopo un anno di lavoro De Dominicis consegna la sua proposta, nel frattempo il consiglio regionale – presidente Luciano D’Alfonso, assessore all’ambiente Mario Mazzocca – vota un documento in cui chiede al governo di accelerare. Ancora una volta un fronte, politicamente trasversale, di sindaci si pone d’ostacolo. Mentre in consiglio regionale viene votato un nuovo documento che chiede di rivedere la proposta De Dominicis. E si torna su un binario morto.
Nei mesi scorsi Etel Sigismondi, senatore vastese di Fratelli d’Italia, propone di cambiare nome al Parco e lancia una sua proposta di realizzazione. Il presidente nazionale del WWF Luciano Di Tizio critica la proposta Sigismondi chiedendo non di azzerare tutto e ripartire daccapo, dopo venticinque anni, ma di applicare la legge esistente.
Si torna davanti ai giudici, il Wwf propone un ricorso al TAR chiedendo che finalmente l’attesa del Parco Godot finisca. Il TAR Abruzzo Sezione di Pescara ha accolto il ricorso promosso dall’associazione: il Ministero dell’Ambiente ha 90 giorni di tempo per «concludere la fase procedimentale prevista dall’art. 34, comma 3, della legge n. 394/1991, provvedendo alla delimitazione provvisoria del Parco, all’adozione delle misure di salvaguardia e alla costituzione del soggetto di gestione provvisoria dell’Area protetta» riporta un comunicato stampa del Wwf.
In questi ultimi mesi diverse voci si sono levate contro la conclusione dell’iter istitutivo del Parco, definito una pietra tombale su questo territorio perché sarebbe imposto dall’alto. In quanto tutto si baserebbe su quanto indicato dall’Ispra quattro anni fa, una perimetrazione che addirittura ampia il numero dei comuni coinvolti.
Due le proposte messe sul tavolo contro il Parco. La prima è la più scontata: abolire la legge. Un atto che dovrebbe, atti e documenti alla mano, smentire l’Ispra e negare qualsivoglia peculiarità da tutelare su questa costa. La politica che continua a decantare la costa dei trabocchi per il turismo, a puntare tantissimo su questo turismo (sui risultati, soprattutto nell’offerta estiva di certi comuni, soprassediamo per umana pietà), a vantare ovunque in giro per l’Italia la bellissima, straordinaria, unica, inimitabile, fantasmagorica costa dei trabocchi dovrebbe mettere nero su bianco che non c’è nessuna ricchezza, che non c’è nulla di bello, che non c’è nulla di importante e peculiare. Nel 2010-2011 nonostante le promesse di alcuni nessuno lo ha fatto. Vedremo nel 2026. I pop corn sono pronti.
La seconda è quella di “sostituire” il Parco con una rete tra le aree protette, unendole tramite la Via Verde. Proposta promossa, per esempio, da alcuni sindaci e dalla Lega – partito al governo prima con Draghi e poi con Meloni per tutto il 2022 della proposta Ispra e da allora sempre al governo – in una conferenza stampa a Lanciano.
Una proposta del genere si potrebbe chiamarla, ci permettiamo di suggerire, «Istituzione del Sistema delle aree protette della Costa Teatina e della Riserva Naturale regionale “Costa Teatina”» e si potrebbe proporla «Lungo il tratto litoraneo tra Ortona e Vasto, sulle aree del tracciato dimesso della Ferrovia dello Stato, nell’ottica di un processo di valorizzazione e riqualificazione della Costa Teatina»?
Queste sembrano essere parole perfette per descriverla, per concretizzare la proposta “alternativa”?
Ci sarebbe solo un ma: queste frasi non sono state inventate per quest’articolo, sono nero su bianco dal 30 marzo 2007, parto iniziato due anni prima. È la legge regionale 5 di diciannove anni fa. Un sistema delle aree protette esiste già, quindi, almeno sulla carta addirittura da prima del biennio infuocato richiamato in quest’articolo. E, chiosa finale, la legge 5 del 30 marzo 2007 recita che tale sistema venne istituito «nelle more della definizione del Parco Nazionale della Costa Teatina».
«Siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare come è. In cui tutto scorre per non passare davvero»
Pier Paolo Pasolini
Ai promotori, sindaci o esponenti di partito, che vorrebbero istituire quel che già è istituito domande sorgono spontanee. Visto che voi, o comunque esponenti dei vostri partiti, dal 2007 sono stati al governo regionale per quasi tre lustri, visto che – rispetto ad allora – le amministrazioni hanno cambiato quasi tutte “colore” virando verso il vostro, quanto è stato realizzato di quella legge di diciannove anni fa? Se qualcosa manca perché? E come vorreste concretizzarlo questo “sistema”? Sulla Via Verde, la cui realizzazione si dovrebbe avvicinare finalmente alla conclusione ventuno anni dopo la dismissione dell’allora tracciato ferroviario, le cronache parlano da sole tra proposte regionali contestate dalla provincia di realizzazione di chioschi e altro e proposte provinciali che … indovina indovinello dove volevano andare a parare?
Foto: Spiaggia di Punta Penna nella Riserva Naturale Punta Aderci, uno dei cuori più rinomati e decantati (a livello turistico e non solo) nel territorio del Parco.





