Siamo a poche ore dal 34° anniversario della strage di via D’Amelio, la memoria (nel Paese senza memoria) pretende Giustizia e Verità – sino ad oggi – negate. Alla Caserma Pietro Lungaro di Palermo, luogo simbolo del sacrificio degli uomini e delle donne delle scorte, Salvatore Borsellino ha ricordato l’inferno vissuto il 19 luglio del 1992.
Il fratello del magistrato ha raccontato di essere arrivato in via D’Amelio soltanto a tarda notte. Viveva a Milano e apprese dalla televisione la notizia dell’attentato.
«Mi è stato risparmiato di vivere quell’inferno che voi avete dovuto vivere», ha detto rivolgendosi ai familiari e agli uomini delle scorte. Un inferno che non risparmiò neppure Lucia Borsellino, accorsa disperatamente alla ricerca del padre.
L’agenda rossa e le scuse a Lucia
Nel corso dell’intervento, Salvatore Borsellino è tornato anche sulle parole della nipote Lucia, che inizialmente gli erano state riferite in maniera incompleta da alcuni giornalisti.
«Devo chiedere scusa a Lucia», ha dichiarato, riconoscendo di avere reagito prima di conoscere integralmente il suo intervento. A Lucia ha voluto rivolgere un messaggio di riconciliazione:
«Possiamo seguire strade diverse per arrivare alla verità, ma l’importante è che tutti tendiamo ad arrivare alla verità e a nient’altro che la verità».
Poi la posizione sull’agenda rossa di Paolo Borsellino, scomparsa nei minuti successivi all’esplosione:
«È da trent’anni che sostengo che l’agenda rossa è la scatola nera della strage di via D’Amelio».
Secondo Salvatore Borsellino, l’agenda sarebbe stata sottratta da «mani che non erano mani di mafiosi», ma appartenenti a una persona che indossava una divisa dello Stato.
«Politici e istituzioni fuori dal palco di via D’Amelio»
Salvatore Borsellino ha confermato la sua netta opposizione alla trasformazione delle commemorazioni in una passerella istituzionale.
«È da anni che vengo in via D’Amelio con il mio movimento per impedire ai politici di salire su quel palco. Dalle istituzioni aspetto prima di tutto verità e giustizia. Fino a quando non avrò verità e giustizia, potranno venire soltanto come singole persone».
Il palco di via D’Amelio deve appartenere ai familiari delle vittime, ai giovani e a quanti continuano a chiedere che siano individuate tutte le responsabilità della strage.
Alla Lungaro la lettura dei nomi delle vittime
Il silenzio della Caserma Lungaro viene attraversato dalla lettura dei nomi delle donne e degli uomini assassinati nelle stragi di Capaci e via D’Amelio:
- Giovanni Falcone,
- Francesca Morvillo,
- Rocco Dicillo,
- Antonio Montinaro,
- Vito Schifani,
- Paolo Borsellino,
- Agostino Catalano,
- Walter Eddie Cosina,
- Vincenzo Li Muli,
- Emanuela Loi
- Claudio Traina.





