L’ondata di calore che coglie l’Europa impreparata sta mostrando che il caldo estremo di questi giorni è una questione politica, oltre che sanitaria e ambientale. Il surriscaldamento globale, anziché analizzato e affrontato con strumenti adeguati, in Italia viene negato e utilizzato per sostenere la soluzione nucleare alla carenza di energia, fingendo che si tratti di una tecnologia dietro l’angolo e sicura, e ignorando l’esito di ben due referendum. Servono URGENTEMENTE politiche strutturali e interventi coordinati a livello nazionale e internazionale per ridurre le emissioni, contrastare le disuguaglianze e affrontare insieme salute umana, ambiente e clima.
I numeri sono drammatici: gli eventi meteorologici estremi in costante aumento mettono a rischio la vita di ben 4,5 miliardi di persone a livello globale (di cui 1,5 in situazioni di alta vulnerabilità) e di 250 milioni di persone in Europa (di cui 35 ad alto rischio) con l’Italia tra i paesi più colpiti. I pericoli influenzano anche i flussi turistici, secondo l’European Travel Commission, divenuti ormai il secondo criterio quando si pianifica un viaggio. In cima alla classifica, stilata dall’EEA, dei pericoli climatici sempre più frequenti in Europa, ci sono ondate di calore, alluvioni e siccità.
In occasione della Giornata Europea per le vittime della crisi climatica globale, sono stati resi pubblici i dati allarmanti contenuti nel report di World Bank Group: gli eventi meteorologici mettono a rischio la vita di 4,5 miliardi di persone a livello globale (di cui 1,5 miliardi in situazioni di alta vulnerabilità) e di 250 milioni di persone nel Vecchio Continente (di cui 35 milioni ad alto rischio), danneggiando le infrastrutture, distruggendo posti di lavoro e minacciando i progressi compiuti in termini di sviluppo. In Europa, secondo uno studio del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, entro il 2100, circa 351 milioni di persone, quasi due terzi della popolazione europea, potrebbero essere esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi.
A contrassegnare questa fase, secondo una fotografia scattata dal recente rapporto dell’EEA (European Environment Agency), è l’aumento strutturale di eventi climatici estremi come le ondate di calore (che registrano aumenti significativi in 29 paesi) e le alluvioni (in aumento in 28 paesi), seguite dal moltiplicarsi dei casi di siccità, in aumento in 27 paesi. Lo studio evidenzia come l’aumento della frequenza e dell’intensità di queste calamità stia mettendo a dura prova la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo le crisi, colpendo non solo gli ecosistemi, ma anche l’industria del turismo e la sicurezza stessa di cittadini e viaggiatori. Secondo studio pubblicato sulla rivista scientifica npj Climate and Atmospheric Science, a crescere è anche la combinazione di più eventi meteorologici estremi: durante i mesi estivi, i prolungati periodi di siccità che si concludono con piogge torrenziali (in aumento in 26 paesi), aumenteranno di circa il 35% sia per le proiezioni di metà sia di fine secolo, ipotizzando uno scenario di emissioni intermedie rispetto a oggi.
Questo incremento balza addirittura al 97% per le siccità che si concludono con precipitazioni ancora più estreme (che si verificano circa una volta all’anno), un tasso di crescita superiore rispetto all’aumento di siccità e alluvioni presi singolarmente. Mentre secondo le previsioni della World Meteorological Organization, gli incendi, al quinto posto nel rapporto EEA registrando un aumento significativo in 25 paesi, cresceranno del 14% entro il 2030, del 30% entro il 2050 e addirittura del 50% entro la fine del secolo.
In questo scenario, l’Italia è tra i Paesi più colpiti: secondo i dati dell’EEA, dal 1980 a oggi la Penisola ha registrato oltre 135 miliardi di euro di danni e più di 38.000 vittime, confermandosi la seconda nazione più colpita del continente mentre le perdite economiche complessive a livello europeo ammontano a 822 miliardi di euro nel periodo 1980-2024 e 441mila vittime.
Secondo un’indagine dell’European Travel Commission, inoltre, la sicurezza, il clima e i costi stanno ridisegnando le scelte dei turisti nel 2026. Se da un lato il desiderio di viaggiare tocca il traguardo record dell’82% per i mesi estivi, dall’altro le tensioni geopolitiche e le condizioni meteorologiche estreme pesano sempre di più sulle decisioni. Non a caso, la sicurezza si è consolidata come il criterio principale nella scelta della destinazione, indicata dal 22% dei viaggiatori, seguita proprio dalla ricerca di un clima piacevole e stabile (15%) e dalle offerte vantaggiose (14%).
Secondo il più recente rapporto della European Environment Agency, i 10 principali eventi climatici estremi in maggiore aumento sul territorio europeo:
Ondate di calore: in aumento in 29 paesi.
Alluvioni: in aumento in 28 paesi.
Siccità: in aumento in 27 paesi.
Piogge torrenziali: in aumento in 26 paesi.
Incendi: in aumento in 25 paesi.
Scarsità idrica: in aumento in 25 paesi.
Frane: in aumento in 14 paesi.
Tempeste: in aumento in 13 paesi.
Cicloni: in aumento in 6 paesi.
Valanghe: in aumento in 3 paesi.
A lume di quanto emerge dalle evidenze le istituzioni nazionali, regionali e locali sono tenute a privilegiare gli interventi quali quelli capaci di ridurre direttamente le emissioni e l’esposizione della popolazione, applicando il principio di precauzione quando permangano incertezze sull’efficacia delle misure alternative.
Seguendo l’appello della comunità scientifica occorre adottare oggi misure per scongiurare una catastrofe ambientale di cui tutti rileviamo i palesi segni premonitori. Considerando che la tutela della salute, riconosciuta dall’articolo 32 della Costituzione come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, deve rappresentare il criterio prioritario nella valutazione delle politiche ambientali, occorre cominciare oggi a:
- ridurre progressivamente l’impiego dei combustibili fossili;
- rafforzare il trasporto pubblico e la mobilità attiva;
- diminuire il traffico motorizzato nelle aree urbane;
- accelerare l’efficientamento energetico degli edifici;
- favorire la sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti;
- promuovere le energie rinnovabili;
- ridurre le emissioni delle attività portuali, industriali e agricole;
- potenziare le reti di monitoraggio e i sistemi di informazione e allerta;
- potenziare il Patrizio verde e la forestazione urbana;
- attribuire alla sanità pubblica un ruolo centrale nella prevenzione delle patologie correlate all’inquinamento.
Non è più sufficiente intervenire soltanto durante le fasi emergenziali o affidarsi a misure temporanee. Sono necessarie politiche strutturali, coordinate e verificabili perché inquinamento atmosferico, crisi climatica e ondate di calore non sono emergenze separate, ma manifestazioni della stessa crisi ambientale. La tutela della salute deve diventare il criterio guida di ogni scelta pubblica.
Fonti:
https://data360.worldbank.org/en/atlas/climate/
https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC106557
https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/extreme-weather-and-uneven-climate-adaptation-challenge-europes-resilience
https://www.nature.com/articles/s41612-025-01139-0
https://etc-corporate.org/news/european-travel-sentiment-reaches-record-high-for-summer-2026/





