Il nuovo provvedimento sugli autovelox finisce al centro di una dura contestazione politica e giuridica in Molise. Il Partito Comunista dei Lavoratori – Sezione Molise, insieme alla sezione locale dell’Associazione antimafia Antonino Caponnetto e all’Associazione Tutela dalle Ingiustizie (A.T.I.) denuncia quello che definisce il «decreto truffa di Salvini».
Secondo le organizzazioni firmatarie, il provvedimento tenterebbe di considerare omologati numerosi dispositivi già approvati, eludendo la distinzione tra i due procedimenti.
«Difendere le classi popolari molisane»
La nota parte dalla denuncia dell’utilizzo ritenuto vessatorio degli autovelox sul territorio regionale:
«Il Partito Comunista dei Lavoratori – Sez. Molise – unitamente alla locale sezione dell’Ass. Antimafia A. Caponnetto e all’Ass. Tutela dalle Ingiustizie sostiene la difesa delle classi popolari molisane dall’utilizzo socialmente vessatorio e anche illegittimo degli autovelox, di cui è stato inondato il Molise e soprattutto la provincia di Isernia. Uno dei cardini della difesa legale che abbiamo diffuso nel Molise è dato dall’assenza della “omologazione”. E, come è emerso, in Italia nessuno aveva l’omologazione, con nullità delle multe».
Il contestato articolo 6 del decreto
Nel mirino della nota finisce l’articolo 6 del provvedimento ministeriale, secondo il quale numerosi dispositivi già esistenti, indicati nell’allegato B, dovrebbero essere considerati omologati. Il documento usa parole durissime nei confronti del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti:
«Sicché arriva il “Decreto truffa” di Salvini: con l’art. 6 stabilisce che “si intendono omologati” molti dei prototipi già esistenti indicati nell’allegato B al decreto. Per tali autovelox si elude dunque la procedura di “omologazione”, equiparandola illegalmente e arbitrariamente alla “approvazione” – tentativo già fallito prima – così credendo di “sanare” migliaia di autovelox non omologati, tra cui quelli del Molise».
Sulla base dei numeri riportati nella nota e attribuiti al Ministero, il provvedimento riguarderebbe 3.150 autovelox, mentre per altri 850 dispositivi sarebbe necessario richiedere l’omologazione.
«Costui pensa di aver “sanato” con tale maldestro espediente ben 3.150 autovelox, sicché solo per gli altri 850 si dovrà richiedere l’omologazione».
L’impatto degli autovelox sul Molise
Da una prima verifica compiuta dalle organizzazioni, tra gli apparecchi interessati dal provvedimento rientrerebbero diversi dispositivi già contestati nella provincia di Isernia.
«L’impatto sul Molise è evidente soprattutto in provincia di Isernia: da una prima verifica che abbiamo fatto, tutti gli autovelox che abbiamo contestato per assenza di omologazione sarebbero “sanati” dall’allegato B, da Pettoranello a Macchia sino all’Alta Valle del Volturno».
La questione riguarderebbe anche la provincia di Campobasso. Tra gli impianti citati compare il doppio totem di Bojano, già oggetto di contestazioni:
«Per la provincia di Campobasso abbiamo già individuato tra i “sanati” il famigerato doppio totem di Boiano, già da noi contestato per assenza di omologazione e altro».
Le possibili linee di difesa contro le multe
Il documento individua due principali argomentazioni da utilizzare nella contestazione delle sanzioni.
La prima riguarda i verbali già impugnati prima dell’entrata in vigore del nuovo provvedimento:
«I verbali già impugnati, ad esempio su Boiano e sulla provincia di Isernia, per assenza di omologazione non sono toccati dal decreto Salvini per divieto di retroattività del sistema sanzionatorio».
La seconda linea riguarda la presunta incompatibilità del decreto ministeriale con norme di rango superiore. Secondo la nota, il provvedimento non dovrebbe essere applicato dai prefetti e dai giudici chiamati a decidere sui ricorsi.
Le organizzazioni richiamano tre riferimenti:
- l’articolo 142, comma 6, del Codice della strada, che attribuisce valore probatorio alle risultanze delle apparecchiature debitamente omologate;
- l’articolo 192 del d.P.R. 495/1992, che disciplina separatamente i procedimenti di approvazione e omologazione;
- l’ordinanza della Corte di cassazione n. 10505 del 18 aprile 2024, richiamata nella nota per sostenere che la semplice approvazione non possa essere considerata equivalente all’omologazione.
«Il decreto ministeriale non è applicabile né da prefetti né dai giudici aditi nei ricorsi, perché viola superiori norme di legge e regolamento».
«Un abuso che non riguarda la sicurezza stradale»
Per i firmatari, la proliferazione degli autovelox non avrebbe prodotto un’effettiva politica per la sicurezza stradale. Gli interventi prioritari dovrebbero riguardare la manutenzione delle strade, la sistemazione del manto, la rimozione dei punti pericolosi e il contrasto agli accessi abusivi.
«Un abuso spropositato che nulla ha a che fare con la vera sicurezza stradale – cura del manto, eliminazione dei tratti rischiosi e degli accessi illegali – bene che rivendichiamo e che invece viene trascurato magari proprio per “giustificare” i totem trappola mangia-salari, anche se vai a 50 chilometri orari senza nessuno davanti».
Capitale privato e bilanci comunali
Le organizzazioni si domandano chi tragga il maggiore vantaggio economico dalla diffusione degli apparecchi:
«Chi ci guadagna? Di sicuro il capitale privato che investe in queste macchine e le casse dei sindaci complici delle politiche governative antisociali, di taglio ai servizi locali».
L’attacco politico a Salvini e il richiamo al Lotto Zero
La nota si conclude annunciando la prosecuzione delle iniziative politiche e legali contro il provvedimento:
«La lotta continua per respingere al mittente Salvini e il suo ennesimo tentativo di sanare l’insanabile, eludendo le norme in danno alle classi popolari».
Il documento collega infine la vicenda degli autovelox ad altre questioni politiche e infrastrutturali, dal Ponte sullo Stretto di Messina al contestato progetto del Lotto Zero di Isernia:
«È il loro modo di fare: volevano il Sì al referendum sulla giustizia proprio per avere una “mano libera” contro eventuali imbrogli del potere fermati dalla magistratura, dal Ponte di Messina agli autovelox e magari sino all’inutile e dannoso Lotto Zero di Isernia».





