I Campionati mondiali conclusi pochi giorni fa sono stati il trionfo delle reti dello sfruttamento dello stupro a pagamento, anche pedofilo. Nonostante varie sono state le operazioni di polizia avvenute nelle ultime settimane, anche durante lo svolgimento della competizione calcistica.
Manuel Valenzuela, messicano, 35 anni, condannato a 5 anni per traffico pedofilo, alcuni bambini erano di soli 5 anni e tutti venivano sedati con caramelle drogate.
Un texano è stato condannato a 20 anni per abusi sessuali efferati
Otto venezuelani incriminati per traffico pedofilo nel Tennessee.
Messicano 18enne arrestato in Virginia, aveva adescato una 14enne su una app di messaggistica e poi l’ha stuprata.
Sfruttamento della prostituzione, frode di identità, riciclaggio di denaro e traffico aggravato di stupefacenti le accuse a Columbus contro i nove che avevano costituito una rete di sfruttamento della tratta pedofila.
Otto bambini scomparsi sono stati ritrovati durante un’operazione di polizia contro la tratta pedofila mentre i Campionati mondiali erano in corso.
Violenza sessuale su minori di età inferiore ai 4 anni, inclusi neonati, e produzione di materiale pedopornografico le accuse che hanno portato ad un arresto nel Minnesota.
Un 34enne è stato arrestato a Washington per aver tentato di offrire 1000 euro ad una madre per poter abusare della figlia minorenne.
8 arresti e sequestro di 13.204 dollari nella contea di Passaic in operazione di polizia contro reti dello sfruttamento e del narcotraffico.
L’elenco potrebbe essere ancora più lungo e ampio, queste sono solo notizie dell’ultima settimana. In due vicende sono coinvolti venezuelani. E il Venezuela, insieme agli Stati Uniti e altri 57 Stati nei 5 continenti, è tra i luoghi in cui è scattata l’operazione “Global Chain” contro la tratta svoltasi il mese scorso. Oltre mille gli arresti, oltre duemila le vittime, l’86.4% delle minori vittime erano vittime di tratta pedofila.
Coinvolta anche l’Ucraina, lo Stato in cui nel 2022 dopo lo scoppio della nuova guerra con la Russia le mafie della tratta e della schiavitù sessuale (come abbiamo documentato e denunciato, nel silenzio quasi totale, con una nostra inchiesta in decine di articoli per oltre un anno e mezzo).
In Venezuela dopo il terremoto, così come accadde già ad Haiti, il copione criminale si sta ripetendo. «Troppi bambini per strada e il fantasma della tratta» ha titolato Avvenire lo scorso 4 luglio. «Nel decennio della profonda crisi economica e politica e del grande esodo a piedi lungo le “trochas”, i sentieri tra il Venezuela e la Colombia, si ammonticchiavano le denunce su minori scomparsi o sottratti alle famiglie da individui legati alla tratta di esseri umani o in cerca di braccia per il caporalato (per tacere di altri traffici turpi, come la baby prostituzione o il mercato di organi) -ha sottolineato il quotidiano – Adesso la tragedia del terremoto, con l’incognita di decine di migliaia di dispersi, costringe il Paese a fare i conti con un rischio su scala più grande, considerato che il totale di piccoli rimasti orfani o senza parenti prossimi potrebbe essere alto. Così, dal giorno della micidiale duplice scossa, sulle reti social gli allarmi si susseguono».
Sono almeno quattro milioni i bambini che vivono nelle zone colpite dal terremoto è la stima di Unicef riportata da TeleMundo il 4 luglio. «Allarme per presunto traffico di minori dopo la tragedia in Venezuela» ha titolato un suo servizio la stessa televisione venezuelana due giorni prima: «Cresce la preoccupazione per la situazione dei bambini separati dalle loro famiglie dopo i terremoti in Venezuela. Le organizzazioni mettono in guardia sui rischi che corrono i minori nel caos».
Migliaia di bambini vagano per strada in stato di shock e vi dormono ha denunciato Save the Children.
«L’agenzia delle Nazioni Unite per le donne (Onu Donne) ha segnalato che le donne e le ragazze venezuelane corrono un rischio maggiore di essere vittime di violenza, abusi sessuali e tratta di esseri umani a seguito dei terremoti del 24 giugno nel nord del Paese» ha riportato il 16 luglio InTerris, la testata giornalistica diretta da don Aldo Bonaiuto, il responsabile anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Le reti criminali stanno approfittando del caos seguito ai terremoti che hanno colpito il nord del Venezuela il 24 giugno, per reclutare bambini, bambine e adolescenti rimasti soli o separati dalle proprie famiglie» ha denunciato il 13 luglio Plan International. «Bambini e bambine risultano oggi più esposti alla tratta, allo sfruttamento sessuale, alla violenza e ad altre forme di abuso. Plan sottolinea come le reti criminali tendano a sfruttare il vuoto di protezione che segue ogni emergenza per colpire le persone più vulnerabili. Le reti di tratta cercano di trarre vantaggio dal caos che segue i disastri e prendono di mira soprattutto i bambini e le bambine che hanno perso il contatto con la propria famiglia, che non hanno più accanto chi si prendeva cura di loro o che hanno familiari dispersi, spiega Yesica Serrano, consulente regionale per la Protezione dell’Infanzia nell’Azione Umanitaria di Plan International» sottolinea la Ong.
«Le ragazze e le adolescenti affrontano rischi maggiori di sfruttamento sessuale, violenza e lavoro minorile, soprattutto in ambito domestico, mentre gli adolescenti sono generalmente più esposti al reclutamento da parte di gruppi criminali, afferma Carmen Elena Alemán, Direttrice regionale di Plan International per l’America Latina e i Caraibi» riporta il sito web dell’organizzazione non governativa.
Sono 17 milioni, secondo dati delle Nazioni Unite, nel mondo «i bambini rifugiati esposti a rischi di abusi, sfruttamento e tratta – ha denunciato Meter, l’associazione fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto, lo scorso 22 giugno – Un numero che racconta una vulnerabilità lungo tutte le rotte migratorie. Minori non accompagnati o separati dalle famiglie attraversano confini e territori dove la protezione si dissolve e dove la violenza diventa frequente: abusi sessuali, sfruttamento lavorativo e sessuale, matrimoni forzati, mutilazioni genitali. La condizione di isolamento, l’assenza di tutele effettive e la dipendenza da intermediari o trafficanti aumentano esponenzialmente il rischio di cadere in circuiti di tratta e sfruttamento organizzato. In molti casi, la violenza non è episodica ma ripetuta e strutturata lungo tutto il percorso migratorio».
Sedici anni fa il Venezuela stava vivendo una gravissima crisi economica. In un reportage su quanto stava accadendo si riportò la vicenda di cinque bambine rimaste orfane di madre. La più grande, 15 anni, fu costretta a prostituirsi, le sorelline di 8,6, 5 e 3 anni subivano maltrattamenti. Migliaia di bambini negli orfanotrofi e nelle stazioni dei pulmann diventano «facili prede di chi non vede l’ora di approfittarsi di loro. Mi chiedo come mai in situazioni simili i bambini siano i primi a pagare e mai i primi a trovare soccorso. Me lo chiedo ogni volta. Senza mai trovare una vera risposta» denunciò Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo. «Una guerra, una carestia, una catastrofe naturale generano morti, lo sappiamo. Ma ancora di più generano orfani. Bimbi che si trovano soli. In strada. Non accuditi. In balia del mondo – denunciò tre anni fa Frassi – In un contesto così le reti di pedofili si organizzano. E mandano i trafficanti di esseri umani…a fare compere (passatemi la frase volutamente provocatoria e irritante), a cercare il “materiale” che a loro serve. La pedofilia quindi è (anche) questo. Trafficanti di esseri umani che agiscono là dove il dolore si è manifestato in tutta la sua potenza».





