La Direzione Nazionale Antimafia in una delle relazioni semestrali pubblicata nel 2017 lanciò il monito che termini come ecomafie sono ormai superate, le mafie e i colletti bianchi sono di livelli sempre più alti e raffinati, si sono fatti sistema. Di dominio, di potere, fagocitano interi settori economici, li deviano e decidono le sorti di territori.
Quella che una volta era la zona grigia tra imprenditori, politica collusa, colletti bianchi e mafiosi oggi è molto ma molto più organizzata, dominante, di alto livello.
C’è la mano dell’uomo dietro gli incendi che stanno devastando interi territori anche quest’anno. Sicilia e Calabria da mesi vedono sempre gli stessi territori bruciare costantemente, dalla Puglia all’Abruzzo passando per il Molise (che ha vissuto domenica 26 luglio ore drammatiche) c’è un immenso muro di fuoco che si ripete costantemente.
L’Abruzzo è la regione che vide il Morrone nove anni divorato per settimane dalle fiamme. Incendi ripetuti, in sequenza, devastanti, frutto di una regia del terrore che è apparsa pianificata in maniera quasi militare, regia guidata da “menti raffinatissime” che – come emerse anche dalla ricerca universitaria coordinata dalla prof.ssa Lina Calandra – conduceva alle “mafie dei pascoli”.
Sabato 1° agosto, nel quinto anniversario di una domenica campale e drammatica che vide tutta la costa dalla pineta dannunziana a Pescara a Vasto colpita da una drammatica sequenza di roghi fino a tarda notte. Colpite tutte le aree protette, i territori di tutti o quasi i comuni della costa preda del terrore.
Inferno era temuto e inferno è stato, terrore poteva essere e terrore è stato. Bruciava sui vestiti il vento caldo sin dalla mattina, temperature altissime e quasi impossibile persino respirare e muoversi all’aria aperta. E fiamme altissime già dalla sera prima avevano iniziato a colpire, ad affondare il colpo, a ferire al cuore i territori.
Un attacco criminale, violento, un disegno eversivo, più che mafioso, pianificato in maniera militare come la più raffinata organizzazione terroristica esistente.
Dieci anni prima del terrorismo piromane sul Morrone Dogliola visse l’incubo di un piromane che devastò ampie aree boschive. In questa torrida estate «c’è un piromane che si diverte ad appiccare il fuoco» l’allarme del sindaco Giovanni Giammichele e «prima o poi rischia di scapparci anche il morto» la denuncia del vicesindaco Antonio Napolitano. Sabato durante le operazioni di spegnimento «sono stati trovati cinque inneschi, due da cui sono partiti incendi» ci ha raccontato al telefono Napolitano. Proprietario della pompa di benzina nella stazione di servizio “Il Girasole”, evacuata sabato per il propagarsi dell’incendio, è stato lui a lanciare per primo l’allarme.
Nelle ore successive all’emergenza a Dogliola è scoppiato l’ennesimo incendio doloso di quest’estate a Casalbordino. Un Vigile del Fuoco, durante il lancio d’acqua dal canadair, ha sbattuto la testa ed è dovuto ricorrere alle cure dei soccorritori del 118 e dei sanitari del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Pio di Vasto. È stato il terzo incendio in contrada Vidorni, al confine con Atessa, che si aggiungono ai roghi nei pressi dell’ex fornace in contrada San Gregorio. In questa zona alla periferia nord di Casalbordino, al confine con Villalfonsina, Scerni, Atessa e Torino di Sangro sono già due quest’estate gli incendi scoppiati. Roghi che si aggiungono ad una lunghissima serie che contraddistinguono ogni estate. «Alla luce dei ripetuti episodi, prende corpo la proposta di installare fototrappole in contrada San Gregorio per monitorare l’area e contrastare eventuali comportamenti illeciti all’origine dei roghi estivi» sottolinea in una nota inviata alla stampa la Protezione Civile “Madonna dell’Assunta”.
Nel tardo pomeriggio di ieri, come ha raccontato il direttore di ChiaroQuotidiano.it Michele D’Annunzio, è scoppiato un nuovo incendio a Vasto nella zona di Torre Sinello, a pochi passi dalla Casa Lavoro con annessa casa circondariale e in piena Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci. È almeno il sesto da luglio e la natura dolosa è molto più di un sospetto.













