La crescente ondata di violenza nei rapporti personali ha diverse variabili e chiavi di lettura.
Certamente alla base vi è una profonda povertà educativa, che riguarda i bambini, i giovani e gli adulti.
Ma un dato mi appare prevalente, uno spietato individualismo che diventa cattiveria, voglia di affermazione anche fino alla soppressione fisica di chi, per varie ragioni, consideriamo nostro nemico.
Tale individualismo porta a considerarci incentrati su noi stessi, separati dagli altri dei quali non avvertiamo il bisogno, tranne quando, in modo del tutto strumentale, possono tornarci utili.
All’individualismo segue l’egoismo, una sorta di alterazione del nostro “io”, per il quale vediamo solo noi stessi, e il mondo che ci circonda è quasi privo di significato.
Infine, in un crescendo rossiniano, troviamo il narcisismo, che induce ad una straordinaria considerazione di sé, impedisce il rapporto vero con l’altro e quindi la capacità di amare.
Se aggiungiamo la concezione materialistica dell’avere, del possesso quasi bulimico dei beni,
Il quadro è terribilmente completo .
Siamo una umanità malata, nella quale i giovani sono privi dei valori e degli strumenti per orientarsi, pertanto derubati del futuro.
Abbiamo il dovere morale di restituire quanto abbiamo loro sottratto.


