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Amendola sfida il PD regionale: «Fase di immobilismo». Castrataro ricandidato senza primarie

Il segretario provinciale dem difende l’amministrazione cittadina e affronta sanità, spopolamento, università, Lotto Zero, strisce blu e referendum per l’aggregazione all’Abruzzo: «Il PD farà campagna per restare in Molise».

by Paolo De Chiara
10 Agosto 2026
in Interviste
Reading Time: 22 mins read
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Sanità pubblica, spopolamento, crisi del tessuto produttivo, futuro dell’amministrazione comunale di Isernia e rapporti interni al Partito Democratico. Il segretario provinciale del PD, Marco Amendola, risponde alle domande di WordNews.it e non nasconde le distanze dalla guida regionale del partito, accusata di vivere una «fase di immobilismo».

Amendola conferma il sostegno alla ricandidatura del sindaco Piero Castrataro, esclude il ricorso alle primarie e annuncia che sarà candidato alle prossime elezioni comunali. Nel corso dell’intervista affronta anche il ritorno dell’università a Isernia, la vertenza sanitaria, il rapporto tra strutture pubbliche e convenzionate, il progetto Lotto Zero, la vicenda delle strisce blu e il possibile passaggio della provincia di Isernia all’Abruzzo.

Oggi qual è il problema più grave della provincia di Isernia: la sanità che arretra, la mancanza di lavoro oppure una politica incapace di immaginare il futuro?

Sono diversi i problemi e i temi che attraversano la provincia di Isernia. C’è il problema della sanità, che è sicuramente quello principale, e io credo che, sia come istituzione Provincia sia come istituzione Comune di Isernia, abbiamo riportato al centro del dibattito politico un tema che era stato accantonato da circa quindici anni, nel silenzio tombale della politica. L’altro problema che attanaglia la provincia di Isernia è lo spopolamento, perché c’è un territorio che non offre più speranza a chi lo vive. Io credo che la politica abbia delle responsabilità su questi due temi principali, che sono anche strettamente collegati, perché quando una provincia e un territorio vengono abbandonati anche dalle scelte governative regionali in tema di trasporti e lavoro, scompare il tessuto imprenditoriale. Basti ricordare quello che è accaduto a Pozzilli, dove l’Unilever non ha avuto un confronto politico regionale adeguato. Come scelta aziendale sono state potenziate delle linee produttive nel Nord Italia, nel silenzio di una politica molisana che non ha detto nulla né ha cercato di fare qualcosa per trattenere il tessuto imprenditoriale. Se analizziamo la situazione di vent’anni fa, il territorio della provincia di Isernia viveva una stagione economica e, quindi, anche sociale migliore rispetto a quella di oggi. Il quadro è completamente cambiato ed è cambiato in negativo.

Dopo quattro anni di amministrazione Castrataro, che cosa è realmente cambiato a Isernia e quali risultati concreti può rivendicare il centrosinistra?

Per quanto riguarda il Comune di Isernia, l’azione di un’amministrazione comunale è limitata, perché non affronta tutti i temi e non possiede gli strumenti per affrontarli tutti. Credo, però, che sia andata ben oltre il dovere e la responsabilità istituzionale che un’amministrazione comunale ha. Questo Comune ha dimostrato innanzitutto di rimettere in funzione una macchina amministrativa che non funzionava da tempo. Questa macchina amministrativa ha permesso di sviluppare la città dal punto di vista urbanistico e di dedicare attenzione al decoro e all’aspetto sociale. Penso, per esempio, al Centro Alzheimer che tra poco verrà costituito, all’emergenza abitativa con la ristrutturazione di diversi immobili comunali, alle strutture sportive per l’aggregazione giovanile, al nuovo profilo universitario con l’università che, dopo essere andata via circa quindici anni fa, oggi ritorna. Penso al polo tecnologico e dell’innovazione che verrà destinato nella parte dell’edificio B dell’Auditorium, alla riapertura del cinema e della piscina comunale. In questi quattro anni l’amministrazione è stata capace di dimostrare sensibilità verso gli aspetti sociali e responsabilità amministrativa per quanto riguarda opere importanti per la città, che mancavano da tempo. Fino a qualche anno fa Isernia non aveva nemmeno più un cantiere aperto. Oggi nella città sono contemporaneamente aperti diversi cantieri, che avranno tutti una funzionalità. Nel secondo mandato, chi erediterà questa amministrazione avrà il compito di indirizzarli e di rilanciare la città. Oggi sono stati creati i presupposti e questo è il più grande merito di questa amministrazione: aver posto le basi per il rilancio della città di Isernia.

A Isernia era già presente una sede universitaria. Perché quell’esperienza si interruppe?

Quella del 2012 fu un’esperienza interrotta a metà. Ci fu poco tempo per cercare di salvare la sede universitaria di Isernia. Più che una responsabilità politica, ci fu la mancanza del tempo necessario per ricreare le condizioni tra gli immobili appartenenti alla Curia e la Regione, che all’epoca aveva una matrice di centrosinistra. Io credo che quell’abbandono sia stato dovuto a un’irresponsabilità della politica. Chi fece cadere l’amministrazione comunale non permise di dare un’opportunità a Isernia e di lavorare affinché l’università restasse. Se quella amministrazione avesse avuto ulteriore tempo, fino alla scadenza naturale del mandato, credo che l’università sarebbe rimasta. Uno dei principali artefici della caduta di quell’amministrazione oggi ricopre il ruolo di segretario regionale del Partito Democratico. Questo, però, è qualcosa che ormai appartiene al passato. Negli anni successivi abbiamo avuto una continuità amministrativa del centrodestra sia al Comune sia alla Regione. In quegli anni la questione dell’università è rimasta in sospeso. Oggi, invece, l’università ritorna e torna ad avere un ruolo centrale.

Quali sono i tempi?

Credo che i tempi saranno brevi. Con l’inaugurazione del nuovo anno accademico, quindi a settembre, Isernia tornerà a essere una città con una sede universitaria.

In quale stabile?

A Palazzo Orlando. La sede universitaria sarà presente in un immobile comunale. È un altro merito di questa amministrazione, che è stata capace di riaprire un immobile abbandonato da decenni e che oggi ritorna a essere fruibile, soprattutto in una zona centrale della città.

Quali sono oggi i rapporti politici tra il segretario provinciale e il segretario regionale del PD? Cosa contesta alla guida regionale del partito?

Io credo che manchi una linea politica chiara. La candidatura del segretario regionale nasce anche male, perché non c’è stato un congresso. Il congresso solitamente è un’opportunità di confronto, anche di scontro e di emozioni, durante il quale viene sottoposto a chi dovrà scegliere il nuovo percorso politico. Questa occasione purtroppo è mancata, perché si è raggiunto un semplice accordo che ha portato, di fatto, alla nomina di un segretario regionale. Ho attraversato diversi percorsi congressuali e c’è sempre stato un momento di confronto e di analisi all’interno del PD o di quelli che, all’epoca, erano i Democratici di Sinistra. Abbiamo sempre delineato una linea politica che poi doveva essere espressa sul territorio. Oggi questo è mancato. Le conseguenze derivano anche dalla nascita errata di quel percorso. Da quella scelta sbagliata su come impostare il congresso conseguono poi gli errori.

Politicamente cosa contesta? È soddisfatto?

Contesto una fase di immobilità. Non sono assolutamente soddisfatto. Per quanto riguarda la Federazione di Isernia, abbiamo voluto fortemente che ci fosse un congresso, proprio per dare vita a un momento di confronto. A livello regionale, invece, è stata un’opportunità sprecata e mancata. Io non contesto la persona, perché è sicuramente un buon amministratore, fa parte dell’amministrazione comunale di Isernia e ritengo che al suo interno stia svolgendo un ruolo positivo. Per quanto riguarda la parte politica, credo che il principale elemento di insoddisfazione sia rappresentato da una fase di immobilismo del Partito Democratico. Una fase che dobbiamo far cessare, perché nei prossimi due anni il PD dovrà essere unito. Avremo diverse campagne elettorali: dalle politiche, passando per le comunali di Isernia, fino ad arrivare alle regionali, dove è necessaria un’inversione di rotta.

Questa critica proviene soltanto dalla Federazione di Isernia oppure anche dalle altre Federazioni?

Questo è un mio pensiero. Io so che manca uno spazio di discussione all’interno del Partito Democratico regionale. Quello che vedo non è nemmeno l’individuazione di errori, perché l’azione politica è ferma. Il maggiore elemento di difficoltà è rappresentato da questa fase di immobilismo, mentre abbiamo un territorio completamente abbandonato. Il Partito Democratico regionale dovrebbe dire qualcosa sulle politiche industriali, sociali e sanitarie. Invece su questi temi è in silenzio ed è immobile sul territorio. Le iniziative sono legate sporadicamente ai consiglieri regionali e alle diverse Federazioni, che sui propri territori cercano, nei limiti del possibile, di avanzare proposte e creare momenti di discussione e di confronto.

Il sindaco Piero Castrataro ha annunciato la volontà di ricandidarsi. Il PD lo sosterrà oppure chiederà prima ai cittadini se siano soddisfatti di questi anni di amministrazione? Siete disponibili a organizzare le primarie?

Piero Castrataro sarà il prossimo candidato sindaco.

Quindi non ci saranno primarie?

Assolutamente no, perché è un’amministrazione che ha lavorato bene. Ci sono alcuni accorgimenti da apportare, ma credo che sia la persona giusta. Ha dimostrato di andare anche oltre le proprie responsabilità, toccando temi importanti e riportando al centro del dibattito politico la sanità. Ha sostenuto anche una prova fisica notevole, perché dormire per oltre 130 notti in una tenda e poi continuare l’azione di protesta, spostandola sul piano istituzionale, non è cosa da poco. Credo che abbia svolto un lavoro eccellente sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista politico.

Sul Veneziale e sul Caracciolo la politica è arrivata dopo i cittadini, i comitati e i ricorsi al TAR. Perché la difesa della sanità pubblica diventa una priorità soltanto quando un reparto rischia di chiudere? Anche la protesta della tenda è arrivata dopo le mobilitazioni organizzate, tra gli altri, dall’ex primario del Pronto soccorso Lucio Pastore. In quegli anni non si registrava lo stesso attivismo da parte della politica e del PD.

Io credo che il Partito Democratico sia stato sempre presente sul tema della sanità. Il PD, a partire dal livello nazionale, ha sempre avuto un messaggio molto chiaro sulla sanità e sulla difesa del servizio pubblico. Poi c’è stata confusione nella gestione della sanità pubblica. All’epoca il governo nazionale era un governo tecnico. Si accusano anche ingiustamente gli anni del governo regionale di Paolo di Laura Frattura.

Quel governo fu fortemente contestato dai cittadini e dai comitati. Possiamo dire che non ci fu la svolta promessa dal centrosinistra?

Sì, però l’alternativa delle legislature successive non è stata migliore. Credo che siamo andati anche peggio. Sicuramente non ci fu una svolta, ma voglio ricordare che, nonostante il decreto Balduzzi, il Punto nascita e il reparto di Ginecologia e Ostetricia furono salvati dal governo di centrosinistra, a differenza di quanto sta accadendo oggi. Il governo nazionale dell’epoca era un governo tecnico che comprendeva quasi tutto l’arco costituzionale. Furono compiute determinate scelte e, quindi, la responsabilità, con diverse sfaccettature, appartiene a tutta la politica. Se analizziamo la situazione locale degli ultimi vent’anni e vogliamo distribuire le responsabilità, dobbiamo ricordare che per quindici anni ha governato il centrodestra e per cinque anni il centrosinistra. 

In quei cinque anni di governo regionale del centrosinistra si poteva almeno limitare il finanziamento che, negli ultimi vent’anni, è stato destinato alle strutture private?

Io credo che non si debba parlare semplicemente di privati, ma di strutture convenzionate che hanno la necessità di esistere, perché erano nate per offrire determinate specializzazioni. La politica è stata incapace di regolamentare e mantenere gli equilibri e i rapporti. Questo ha danneggiato il cittadino e la sanità pubblica. Le strutture convenzionate devono continuare a esistere per quelle specializzazioni e perché possono dare una migliore risposta sanitaria sul territorio, ovviamente rispettando gli equilibri. Sono anche strutture che conservano posti di lavoro e mantengono l’economia di un territorio. Se immaginiamo l’attuale situazione lavorativa della provincia di Isernia e del Molise, la loro scomparsa rappresenterebbe un altro duro colpo per l’economia e il tessuto sociale. Il centrosinistra, in quei cinque anni, ha commesso degli errori, ma non ha creato le condizioni negative che oggi sta vivendo la sanità pubblica.

Dobbiamo continuare lungo questa strada oppure bisogna ridefinire il rapporto tra sanità pubblica e strutture convenzionate?

Bisogna ridefinire gli equilibri e conservare quegli elementi per i quali si decise di far coesistere il pubblico e le strutture convenzionate. Le strutture convenzionate devono tornare a essere di ausilio a quelle pubbliche e non il contrario, con il pubblico che sta praticamente scomparendo mentre le strutture convenzionate svolgono un ruolo primario nel nostro territorio.

La politica ha il coraggio di farlo?

Qui non si tratta di avere coraggio, ma di essere normali. Quando furono impiantate, le diverse strutture dovevano favorire una migliore risposta sanitaria. Nel corso degli anni si è capovolto il vero senso della loro nascita. Credo che la politica non debba fare altro che ripristinare un giusto equilibrio, come quando si decise di far nascere queste strutture. Bisogna ristabilire un equilibrio che possa dare una migliore risposta sanitaria al territorio, che oggi manca. Basta vedere i numeri della mobilità passiva della sanità molisana. I cittadini sono costretti, quando ne hanno la possibilità, a curarsi presso altre strutture del Servizio sanitario nazionale, ma fuori da questa regione.

Quali atti concreti ha prodotto il PD oltre alle conferenze e alle dichiarazioni pubbliche?

Oggi il Partito Democratico ha un ruolo di opposizione. Credo, però, che rispetto a questi anni di silenzio debba essere riconosciuta l’azione del PD insieme a diverse amministrazioni comunali, comprese quelle dei Comuni più piccoli delle aree interne, con in testa Isernia e Agnone, e insieme alla Provincia. Oggi notiamo una grande differenza rispetto al passato. C’è stata una presa di coscienza e la capacità di organizzare un movimento popolare intorno alla questione sanitaria, che mai come oggi è ridotta ai minimi termini. Credo che la politica e chi occupa determinati spazi abbiano dimostrato di avere coraggio e di non abbassare la testa. I consiglieri del Partito Democratico e gli amministratori locali hanno scelto di riportare al centro un tema dimenticato da anni.

Sono credibili gli stessi consiglieri regionali del PD che oggi si trovano all’opposizione, ma che fino a pochi anni fa facevano parte della maggioranza politica regionale?

Credo che oggi i consiglieri regionali, il Partito Democratico e le persone che ricoprono ruoli istituzionali stiano compiendo il proprio dovere. Dall’altra parte abbiamo una classe dirigente con responsabilità di governo regionale, che sta compiendo scelte dirette verso la riduzione dei servizi sanitari pubblici.

Il PD è pronto a chiedere che una parte delle risorse destinate alla sanità privata sia riportata negli ospedali e nelle strutture pubbliche?

Queste richieste sono state inserite nelle diverse mozioni presentate a livello istituzionale e regionale. Quando avrà un ruolo di governo, il centrosinistra dovrà farlo nell’interesse di un territorio ormai quasi ridotto all’osso. Se non si vuole arrivare all’eliminazione di questo territorio, c’è la grande responsabilità di trasformare questi mesi di protesta in una risposta concreta. Quando avrà un ruolo di governo, il centrosinistra potrà farlo. Se non lo farà, lo dirà il tempo e significherà che avremo assistito all’ennesimo fallimento della politica e all’ennesima opportunità buttata via per il territorio regionale. 

Dal 2019 al 2026 la provincia di Isernia è stata tra i territori italiani maggiormente colpiti dall’esodo giovanile. Qual è la proposta concreta del PD per fermare questa emorragia?

Non è facile ricostruire un tessuto che ormai si sta disgregando. Se continuiamo in questa direzione, con la carenza e la chiusura dei servizi, sarà impossibile cambiare la situazione. Bisogna ricreare le condizioni partendo dalla base, dalla ricostituzione dei servizi minimi: assistenza, trasporti, viabilità e infrastrutture. Serve un investimento serio. È difficile assicurare la permanenza degli attuali residenti, ma, se vogliamo che chi oggi vive in questa regione vi rimanga, dobbiamo creare una disponibilità e un’apertura verso un tessuto imprenditoriale e industriale serio, che possa fornire un’economia solida e stabile. Serve una proposta per la difesa delle aree interne e per riconoscere quanto siano importanti. Un’attenzione dimostrata anche dalla presenza, nella scorsa settimana, del segretario nazionale e dalle attività che abbiamo svolto sul territorio con i dibattiti dedicati proprio alle aree interne. C’è anche l’impegno delle istituzioni locali che hanno un’appartenenza e una matrice di centrosinistra e che stanno dedicando un’attenzione particolare al tema dello spopolamento.

Il centrosinistra provinciale riunisce PD, socialisti, Movimento 5 Stelle, forze civiche e sensibilità molto diverse. Esiste un progetto comune, scritto e verificabile, oppure l’unico collante è battere il centrodestra alle prossime elezioni?

Io credo che il centrosinistra abbia una base programmatica e lo abbia dimostrato in questi quasi cinque anni di amministrazione comunale. Quella che lei ha citato è la coalizione che sostiene l’amministrazione Castrataro. Nei fatti non ha mai subito alcuna crisi amministrativa e ha portato risultati positivi. La stessa cosa vale per la Provincia di Isernia. Oggi abbiamo una maggioranza più coerente con quella che ha eletto il presidente della Provincia. Dobbiamo dimostrare che il centrosinistra provinciale sappia ripercorrere la stessa azione e produrre gli stessi risultati raggiunti al Comune di Isernia. Abbiamo un presidente della Provincia, sindaco di Agnone, che è stato rieletto. Questo significa che sul territorio ci sono amministratori capaci, che hanno dimostrato attaccamento e che riescono, con tutte le difficoltà del caso, a dare risposte ai territori della provincia.

Vuole continuare a svolgere il ruolo di segretario provinciale e consigliere comunale oppure sta pensando a una candidatura personale in Consiglio regionale?

Il mandato da segretario ha una durata ben precisa ed è chiaro che continueremo il lavoro come partito. Abbiamo realizzato iniziative sul territorio e abbiamo riportato la Festa dell’Unità, che ripeteremo anche quest’anno dedicandola alla sanità. Daremo centralità e continuità a quello che è stato il filo conduttore di questi mesi. L’appuntamento primario e più vicino è rappresentato dalle elezioni comunali. Sicuramente sarò candidato nella lista del Partito Democratico. Saranno poi i risultati a determinare il ruolo che una persona dovrà assumere. Questo vale per me e per tutte le persone che si candideranno. Adesso la mia attenzione personale e quella legata al ruolo di segretario sono rivolte alla costruzione di una lista forte del Partito Democratico per le comunali. All’interno di questa lista ci sarà anche la mia candidatura. In base ai risultati, ognuno svolgerà un ruolo all’interno di quella che sarà la prossima amministrazione Castrataro.

Ha un’aspirazione personale per il futuro, indipendentemente dalle elezioni comunali?

Si ragiona un passo alla volta. La responsabilità più grande che ho, per il ruolo che ricopro, è quella di costruire una lista del Partito Democratico competitiva e capace di tornare a essere, anche dal punto di vista numerico, il primo partito all’interno della coalizione di centrosinistra. 

Il Consiglio di Stato ha riaperto l’iter per il referendum sul passaggio della provincia di Isernia all’Abruzzo. La nuova maggioranza di centrosinistra in Consiglio provinciale voterà a favore della consultazione oppure proverà nuovamente a fermarla?

Credo che il referendum sia un elemento di democrazia.

Lei è favorevole o contrario al distacco della provincia di Isernia dal Molise e alla sua aggregazione all’Abruzzo?

Non credo che una semplice annessione possa migliorare il futuro di un territorio, perché anche la Regione Abruzzo sta vivendo delle difficoltà, soprattutto nelle aree interne. L’Abruzzo vive le difficoltà di tutte le aree interne, anche per quanto riguarda la risposta sanitaria, con ospedali e reparti che chiudono. Non credo che una semplice annessione possa creare sviluppo nel territorio della provincia di Isernia. È necessario praticare la democrazia, perché ci sono dei comitati e sono state raccolte oltre cinquemila firme di cittadini della provincia di Isernia. Ma io e il Partito Democratico, se si dovesse svolgere il referendum, saremmo contrari all’annessione della provincia di Isernia alla Regione Abruzzo. Abbiamo capacità, competenze e anche un’identità. Credo che sia giusto difendere il territorio della provincia di Isernia all’interno del contesto regionale molisano.

Qualora si arrivasse al referendum, il PD lascerebbe libertà di voto oppure assumerebbe una posizione ufficiale?

Credendo fortemente che la provincia di Isernia debba rimanere all’interno del contesto regionale molisano, è chiaro che condurremo una campagna pubblica affinché tutto rimanga com’è, per le ragioni che ho spiegato.

Nelle ultime settimane ci sono state forti polemiche sul progetto Lotto Zero. Il sindaco di Isernia ha intrapreso un’azione politica e amministrativa. Qual è la posizione del PD su quest’opera pubblica? 

L’amministrazione si è espressa e ha presentato un ricorso al TAR. Era l’unico mezzo e l’unica strada che poteva percorrere l’amministrazione comunale di Isernia. La questione è stata votata in Consiglio comunale e i consiglieri hanno espresso la propria posizione. Si tratta di un’opera che attraversa il nostro territorio, ma i fondi e il cantiere sono dell’Anas. Si dice che si sarebbe potuti intervenire in maniera diversa, ma non so in quale altra maniera si potesse intervenire. Sono questioni che non rientravano nelle scelte proprie dell’amministrazione. Parliamo di un cantiere Anas, non di un cantiere del Comune, della Provincia di Isernia o della Regione Molise. È un cantiere Anas che interessa anche altre regioni. Il Comune è andato ben oltre le proprie competenze, perché ha partecipato e, attraverso quell’azione, ha manifestato un’idea discordante rispetto al progetto attuale.

Qual è la situazione e quale sarà il futuro dei parcheggi a pagamento?

Innanzitutto si tratta di una scelta politica, arrivata in conseguenza di una scelta amministrativa compiuta da altre amministrazioni, che stipularono un contratto capestro. Quel contratto ha creato molti problemi. Non prevedeva una tariffa frazionata: a prescindere dal fatto che sostassero venti minuti o un’ora, i cittadini pagavano ottanta centesimi, una tariffa molto elevata per quelli che sono gli standard del Comune di Isernia. Il contratto presentava diverse falle. La prima era la mancata previsione della frazione oraria; la seconda riguardava la mancata riduzione della tariffa; la terza era rappresentata dal numero spropositato di posti inseriti nel servizio. Il Comune, purtroppo, non ha avuto molti introiti da questa vicenda, perché il servizio era quasi interamente gestito dall’azienda privata. Questo bisognerebbe chiederlo agli amministratori che hanno governato nei cinque anni precedenti. È stato un elemento non positivo per la città e per la viabilità. Oggi c’è una rescissione e in Consiglio comunale abbiamo votato un fondo di riserva di circa 400mila euro. Dal conteggio, l’importo che l’azienda dovrebbe ricevere si aggira intorno ai 350mila euro. Questo permetterà di mantenere soltanto una parte molto ristretta dei parcheggi a pagamento. Rimarranno circa 160 o 170 stalli a pagamento, concentrati nella zona dell’Asrem e del Tribunale.

La gestione resterà alla stessa azienda?

Assolutamente no. Credo che ci sarà una nuova gestione.

Il suo percorso politico nel PD ha conosciuto un’interruzione. In quella fase si candidò all’interno di un’altra coalizione, per poi tornare nel Partito Democratico. Cosa accadde e cosa determinò quella scelta?

Tutti commettiamo degli errori. Ho sempre avuto un credo legato a determinati valori. Questa mia scelta l’ho pagata personalmente, perché oggi, con quel numero di voti, avrei ricoperto un altro ruolo e non soltanto quello di consigliere comunale. Il frutto di una scelta sbagliata non si è riversato su un partito o su un’altra persona, ma esclusivamente su di me. Mi candidai in una lista civica composta da persone nuove, che non si erano mai candidate per l’elezione del Consiglio comunale di Isernia. Il partito che oggi è al governo nazionale era distaccato da quella coalizione. Fratelli d’Italia non ne faceva parte e c’erano diverse liste civiche. Alcune persone che oggi ricoprono il ruolo di opposizione, molte delle quali di estrazione moderata e di centro, avevano compiuto un percorso politico-amministrativo anche nella Giunta Brasiello, in maggioranza. Non ci fu questo grande sconvolgimento. Parliamo, inoltre, di una scelta amministrativa e non di una scelta politica. Arrivai a quella decisione, sbagliando, perché si stavano costruendo liste composte anche da persone che avevano mandato a casa, senza alcuna ragione, un’amministrazione comunale di centrosinistra. Venivamo dall’esperienza comunale dell’avvocato Ugo De Vivo, durante la quale, oltre a una scelta amministrativa, ci fu una battaglia politica e un confronto con chi, in quegli anni, era espressione del governo regionale. 

Lei parla di un errore personale, ma quella candidatura la portò a sedere accanto agli esponenti di una parte politica e di un’amministrazione che oggi critica duramente. Non c’è una contraddizione politica in questo percorso?

Dopo aver vinto ed essermi candidato con il sindaco Ugo De Vivo, dopo aver rivinto le elezioni e aver stabilito una maggioranza reale in Consiglio comunale, compiendo anche uno sforzo notevole nella costruzione delle liste e di una coalizione di centrosinistra, ci ritrovammo a casa dopo due anni e mezzo. L’amministrazione comunale fu consegnata nelle mani del centrodestra, con tutti gli errori che furono poi compiuti nei cinque anni successivi. L’ex sindaco non fu nemmeno ricandidato dalla coalizione di centrodestra e questo significa che qualcosa, in quei cinque anni, non aveva funzionato. Compii una scelta perché i principali artefici della caduta di quel progetto politico erano candidati nelle diverse liste che sostenevano Castrataro. Fino a quel momento si trattava di scelte amministrative. Quando le scelte sono diventate politiche, cioè quando il Consiglio comunale ha iniziato ad affrontare il tema della sanità, le persone che oggi siedono all’opposizione hanno espresso un’idea completamente opposta alla mia. Discutere se una strada, la piscina o un’altra opera debbano essere realizzate significa affrontare temi che non sono né di centrodestra né di centrosinistra, ma puramente amministrativi. Quando, invece, bisogna discutere e votare mozioni con un preciso significato politico sulla difesa della sanità pubblica, è chiaro che non potevo restare fermo all’interno di quella che era una coalizione amministrativa. Sono quindi ritornato nel mio luogo naturale, che è sempre stato il centrosinistra e, in particolare, il Partito Democratico. 

Qual è il fatto concreto che, secondo lei, distingue la sua scelta da un semplice riposizionamento politico?

Sono rientrato senza chiedere nulla. A differenza di tanti altri che compiono il cosiddetto cambio di casacca in cambio di nomine negli enti subregionali o di altri incarichi, quando sono ritornato in quella che considero casa mia non ho chiesto di entrare in Giunta, pur avendo ottenuto un numero di voti superiore a quello di qualche assessore. Da buon soldato, non ho preteso né chiesto all’amministrazione di centrosinistra di ricoprire un ruolo amministrativo. Non l’ho fatto e non lo farò fino alla scadenza della consiliatura. Fu una risposta di pancia, istintiva, perché avevamo lavorato duramente per riportare il centrosinistra alla vittoria a Isernia, una vittoria che mancava da decenni, e l’avevamo vista spazzare via con grande superficialità. Il principale autore di quella caduta oggi è il segretario regionale del Partito Democratico.

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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