Articolo 8 della Costituzione Italiana, primo comma: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere dinnanzi alla legge.»
È la conferma del principio di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (art. 3, comma 1), nonché della norma che tutela la libertà religiosa individuale (art. 19), e dalle quali discende il principio della laicità dello Stato, in base al quale l’ordinamento giuridico non presceglie alcuna religione come propria.
La posizione dello Stato, in tutte le sue articolazioni, è di equidistanza e imparzialità nei confronti di tutte le confessioni religiose, senza che assumano rilevanza alcuna il dato quantitativo dell’adesione, più o meno diffusa, ad una o a un’altra confessione.
La Corte Costituzionale, con sentenze del 1997 e del 2005, ha stabilito che ai pubblici poteri s’impone la pari protezione della coscienza di ciascuna persona, quale che sia la confessione di appartenenza.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2009 si è espressa nel senso che l’esposizione del crocifisso negli ambienti scolastici sia contraria alla Convenzione Europea dei Diritti Umani.
A maggior ragione negli uffici pubblici.
Perché questo sintetico promemoria?
Perché il Sindaco di una Città non può indossare la fascia tricolore quando riceve un prelato o partecipa a celebrazioni di una confessione religiosa, qualunque essa sia.
Tranne che la visita del cardinale Parolin fosse una visita di Stato, ma non credo.
Il Sindaco, quando indossa la fascia, rappresenta tutti i cittadini, a qualsiasi religione appartengano, e anche quelli atei.
In caso contrario non è più il sindaco di tutti.
Ovviamente è libero di professare la religione cattolica, ma come privato cittadino, non come Sindaco.
Comprendo che questo galateo istituzionale non appartiene a molti esponenti del mondo politico, per i quali assecondare gli umori del popolo può tornare utile ai fini elettorali.
«Captatio benevolentiae» dicono i latini!
Onde evitare equivoci è opportuno sapere che sono un credente nel Vangelo, e il mio curriculum vitae religioso è il seguente: iscritto all’Azione Cattolica dai 10 ai 18 anni – iscritto alla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) dai 18 ai 23 anni – iscritto alla ACLI dai 24 ai 43 anni.
Tuttavia non sono mai stato un chierico, bensì un laico convinto, rispettoso di quello che considero il mio Vangelo laico per eccellenza: la Costituzione Italiana.
P. S.: Nei prossimi giorni esprimerò il mio pensiero, da cattolico, in merito ai riti relativi alle celebrazioni per i 900 anni del “ritorno a casa” delle reliquie di S. Agata.



