Dalle accuse al procuratore De Luca alle audizioni negate dalla Commissione Antimafia: i rapporti con Stefano Delle Chiaie, il ruolo di Romeo Domenico, il caso Colosimo e le confidenze di Giovanni Falcone su Gladio.
Io penso che la ragione di questa ostinazione sia quella di impedire che ci possa essere un approccio alla indicazione alternativa a quella che invece viene ritenuta meno compromettente, ossia la pista del “dossier mafia appalti”.
Nel senso che si ritiene che l’indicazione, invece della compromissione possibile del terrorismo nero e dei servizi, possa disturbare la ricostruzione storica, cioè in fondo non si vuole conoscere la storia del nostro Paese. E ho scelto prima la strada dell’esposto, ma contenente una denuncia al CSM, e poi quella della audizione in Commissione Parlamentare Antimafia.
Il procuratore De Luca ha tenuto a precisare che segnatamente era condivisibile e da rigettare questa insistenza sul nominativo di Stefano delle Chiaie, quindi ha tenuto a precisare proprio questo aspetto e invece così dicendo ha evitato di parlare di un processo che attualmente è in corso a Caltanissetta per un capo di imputazione, per diversi capi di imputazione.
Il processo si svolge nei confronti di tale Romeo Maria, di un luogotenente dei carabinieri Giustini Walter e poi c’è un capo di imputazione, per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio nei confronti di tale Romeo Domenico in concorso con l’ex parlamentare dell’MSI Stefano Menicacci; sono stati accusati proprio dal procuratore De Luca, di depistaggio per aver negato i rapporti di Romeo Domenico con Stefano delle Chiaie e il fatto che lo avesse accompagnato in Sicilia nel periodo, come dice il capo di imputazione firmato da De Luca, in periodo antecedente e coevo alle stragi.
E quindi per aver negato questo rapporto tra Romeo Domenico e Delle Chiaie per evitare che si potesse accertare il coinvolgimento di Delle Chiaie nelle stragi. L’intercettazione è del 23 maggio del 2022, in previsione delle sommarie informazioni che avrebbe dovuto rendere Domenico Romeo il 25 maggio del 2022; cosa che poi puntualmente è avvenuta Romeo Domenico d’accordo con Menicacci (che è nel capo di imputazione anche se nel frattempo è deceduto).
Romeo Domenico, con il suo capo di imputazione, è nel capo di imputazione “D” che riguarda anche la sorella Romeo Maria e Giustini Walter. La posizione di Romeo Domenico è stata stralciata perché Romeo Domenico non era in grado di partecipare alle udienze. Il mio sospetto è che la posizione di Romeo Domenico sia stata stralciata “ad Usum Delphini” perché conveniva non affrontarla.
Fatto sta che il processo sta andando avanti, la posizione di Romeo Domenico viene sfiorata ogni tanto. Io sto seguendo il processo, seguo le udienze, ed è molto interessante. Ogni tanto viene fuori, perché per quanto si possa sfuggire il problema è che rimangono le prove e ci sono le fotografie.
Ci sono le fotografie di Romeo Domenico con Stefano delle Chiaie, e non solo: Romeo Domenico e Stefano delle Chiaie vennero controllati all’imbarco, per la Sicilia, a Villa San Giovanni. Ci sono i documenti e c’è la fotografia consegnata da Romeo Maria, sorella di Romeo Domenico, in cui Romeo Domenico è con Delle Chiaie e con un altro terrorista nero. De Luca ha omesso di parlarne.
La parola o il nominativo Romeo Domenico non è, neanche per errore, approdata alle sue labbra. Questa è una cosa che io non sopporto, che noi non dobbiamo sopportare. De Luca è un falso testimone, come dice la legge istitutiva della Commissione Antimafia, per cui le audizioni innanzi alla Commissione sono assistite dall’articolo 372, ossia la falsa testimonianza, e l’ha ripetuta, perché per otto ore ha avuto la capacità di non dire mai il nome di Romeo Domenico, mai.
Le indicazioni di Delle Chiaie è specifico, poi nella successiva audizione dice: «Devo correggere l’espressione utilizzata di zero spaccato» con «…è purissima aria fritta».
Così di fatto, il procuratore De Luca è un depistatore, perché non ha consentito alla Commissione Antimafia di conoscere ciò che lui stesso aveva sostenuto, con un provvedimento del 16 giugno 2024, cioè pochi mesi prima della sua audizione in Commissione Antimafia.
Beh, io auspico che De Luca venga processato e il mio augurio è che venga condannato e radiato dalla magistratura per questo comportamento illecito, sottraendosi all’onere cui era chiamato, cioè mettere la Commissione Antimafia in condizione di conoscere, in base anche al documento che era stato presentato dal senatore Roberto Scarpinato, documento di 57 pagine, con un racconto, ma con la segnalazione di diversi passaggi necessari di indagine con richieste specifiche.
La Colosimo ha querelato il giornalista Saverio Lodato per diffamazione, in quanto Saverio Lodato aveva menzionato qualcosa che era stato già pubblicato 18 mesi prima: ossia la fotografia della presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo in atteggiamento affettuoso con il terrorista Ciavardini, condannato per la strage di Bologna, e che aveva determinato la reazione dell’associazione dei parenti delle vittime della strage; l’associazione aveva protestato a lungo, tanto è vero che la Colosimo si precipitò a cancellare dal suo profilo Facebook questa fotografia.
Quindi la Colosimo ha querelato Saverio Lodato per questa ragione. La Procura di Roma sta facendo un processo affetto da una palese nullità, e lo abbiamo segnalato.
Non abbiamo ancora risposte, sono passati mesi, e non ci sono risposte.
Ma la Colosimo, nella sua querela, ha dichiarato che Scarpinato non aveva fatto nessuna richiesta di audizioni. È falso! La denunzieremo anche a lei, falso, perché ci sono le richieste di audizioni. Lei lo nega perché il documento o l’aveva letto e non l’ha voluto dire, o addirittura non l’aveva proprio letto, perché come fa a negare quello che c’è scritto?
In modo particolare, addirittura il senatore Scarpinato ha sollecitato un’audizione, quella del professor Arlacchi, inserita in questa memoria, documento di 57 pagine, e sollecitata a distanza di mesi e la Colosimo ha mentito nella sua querela, assumendo che l’audizione di Arlacchi non venne fatta in quanto non opportuna perché candidato alle elezioni.
Ebbene, l’audizione di Arlacchi fu chiesta nel 2023 e sollecitata con e-mail a ottobre del ’23. Si candidò alle elezioni europee nel giugno del 2024, quindi quando venne chiesta con urgenza l’opportunità di convocare il professor Arlacchi non c’era nessuna candidatura. Ma poi le elezioni son finite nel 2024 e poi è passato del tempo, siamo al 2026: Arlacchi non vogliono sentirlo.
Non vogliono sentirlo, perché Arlacchi riferisce ciò che Giovanni Falcone gli aveva confidato, ossia che attendeva la nomina di Procuratore Nazionale Antimafia per rioccuparsi di Gladio o di quello che di Gladio ancora rimaneva, e, inoltre, che rimanesse l’esistenza di questa organizzazione al servizio degli americani e che questo è pacifico perché è stato trovato il documento che doveva essere distrutto da parte di Gladio e che invece non venne distrutto.
In questo documento, anche se c’era scritto “da distruggere”, con l’operazione Domus Aurea, così chiamata, che è stata individuata come il villino al mare preso in affitto da Giovanni Falcone all’Addaura, dove ci fu quell’attentato fallito sul molo, sul piccolo molo dove andava Falcone per tuffarsi il giorno in cui c’era anche Carla Del Ponte, eccetera.
Quindi Arlacchi doveva riferire di questa intenzione che Giovanni Falcone, peraltro, aveva già coltivato in precedenza, ma che Gladio fosse presente anche se ufficialmente sciolta era una realtà, e Falcone aveva questo suo interesse, non suo, perché capiva che lì c’era la radice di ciò che avveniva nel Paese, nel Paese con le diverse stragi.
Noi dobbiamo avere la rabbia e non cedere di un centimetro, è gente che non è amante del nostro Paese quanto questi mascalzoni. Non dobbiamo abbassare la nostra tensione e che i giovani diventino i portatori di questa rabbia. Basta con questa gentaglia.
Noi vogliamo la verità ad ogni costo, non ci accontentiamo delle menzogne.
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