Dopo settimane segnate da incendi, alberi tagliati e danneggiamenti, sui terreni di Patrizia Rodi Morabito è tornato, almeno per il momento, il silenzio. Una tregua che ha consentito all’imprenditrice agricola, alla sua famiglia e ai lavoratori di respirare.
Siamo nella Piana di Gioia Tauro, tra agrumeti e ulivi secolari. È qui che Patrizia Rodi Morabito porta avanti un’azienda fondata sul rispetto della terra, della natura e delle persone. Ed è qui che, negli ultimi anni, si sono susseguiti episodi che hanno colpito il suo lavoro: alberi abbattuti, incendi e danneggiamenti.
Patrizia non avanza accuse, non indica responsabili. La loro identità resta sconosciuta e spetta agli investigatori accertare la natura dei singoli episodi. Ma i danni sono concreti.
In questa intervista a WordNews.it, realizzata direttamente nei suoi terreni, Patrizia Rodi Morabito racconta la tregua degli ultimi giorni, la solidarietà ricevuta e la presenza dello Stato. E consegna un’immagine della sua regione lontana dalle rappresentazioni più oscure: «Sono tornata nella Calabria che ho sempre conosciuto: una Calabria che accoglie e abbraccia, non che brucia e devasta».
Da qualche giorno gli episodi sembrano essersi placati. Prima di Ferragosto si erano verificati gli ultimi fatti. Cosa sta accadendo?
Non lo so. È un momento di calma e speriamo che possa durare nel tempo. Abbiamo trascorso un Ferragosto meno allarmante e ci sono stati alcuni giorni durante i quali abbiamo potuto riposare tutti.
Siamo all’interno della tua proprietà. Che cosa hai subito negli ultimi anni?
Ho subito di tutto: dal taglio degli alberi agli incendi, fino ai piccoli e grandi danneggiamenti. C’è una continua attenzione verso questi terreni, mentre io vorrei soltanto coltivarli in pace. Vorrei che si parlasse di questa azienda per ciò che riesce a produrre in termini di qualità e di lavoro. Invece, purtroppo, se ne parla a causa dei problemi reali che continuano a verificarsi.
Che cosa produce la tua azienda?
Produciamo agrumi e olio d’oliva, grazie anche alla presenza di ulivi secolari. Porto avanti questa produzione seguendo determinati criteri: lavoro secondo i principi dell’agroecologia. L’agroecologia guarda allo sviluppo del territorio attraverso principi etici. Le colture devono essere realizzate in un determinato modo e il rispetto delle persone deve accompagnare il rispetto riservato alla terra. È un sistema che sarebbe opportuno applicare un po’ dappertutto, soprattutto considerando il problema dei cambiamenti climatici. Certamente questi ultimi non derivano soltanto dalla cattiva o insufficiente attenzione riservata a un singolo territorio, ma ognuno di noi è responsabile di ciò che sta accadendo. Io mi sento responsabile e cerco di produrre rispettando la terra, le persone e la natura.
Hai parlato di etica. Un valore che sembra mancare a chi, restando nell’ombra, continua a creare problemi e disagi.
I problemi e i disagi non riguardano soltanto me. Quando qualcuno appicca un incendio, le polveri sottili sprigionate dal fuoco possono raggiungere luoghi che neppure immaginiamo.
Qualche sera fa abbiamo ascoltato un’esperta del CNR, la quale ci ha spiegato che alcune polveri sottili provenienti da un incendio in Sicilia erano arrivate fino al Lametino. Era stata certificata la provenienza delle sostanze che poi finiamo per respirare o ingerire inconsapevolmente. Ogni volta che si provoca un danno all’ambiente, le conseguenze non rimangono circoscritte alla zona nella quale è avvenuto l’incendio. Possono arrivare a grande distanza. L’inquinamento non colpisce soltanto questa azienda o le altre realtà che subiscono problemi simili. Persino chi appicca il fuoco rimane lì a respirare l’irrespirabile.
Patrizia Rodi Morabito si è sentita sola in questi anni? Si sente sola oggi?
No, non mi sento sola. Sto ricevendo tanta solidarietà da parte di persone che leggono e ascoltano ciò che sta accadendo. Ringrazio i mezzi di informazione, la tua testata e tutti coloro che riescono a raccontare questi fatti attraverso un giornalismo che non sia enfatico o tragico. Non sono sola. Lo Stato è presente, molto presente, e questo è estremamente importante. Sono spesso circondata da persone che vogliono aiutarmi o semplicemente manifestarmi la loro vicinanza. Sotto questo aspetto si è creata un’onda positiva, una presenza molto bella.
È importante anche continuare a mantenere alta l’attenzione?
Certamente. I riflettori devono rimanere accesi, ma questa non è una terra abitata da persone che si chiudono in casa, non comunicano e non sono solidali con il proprio vicino. Sto ricevendo manifestazioni di vicinanza anche da persone che vivono molto lontano. Noi siamo gente che accoglie. Io sono tornata nella Calabria che ho sempre conosciuto: una Calabria che accoglie e abbraccia, non una terra che brucia e devasta.
Che cosa si augura Patrizia Rodi Morabito?
Mi auguro che questi fenomeni vadano progressivamente diminuendo e che possano finire completamente. Non soltanto per me, ma ovunque. Vorrei che si potesse lavorare e vivere tranquillamente. Proprio in questi giorni leggevo dello spopolamento che sta colpendo le nostre zone. A un certo punto andare via diventa una comprensibile forma di protezione e di autodifesa, tanto per i giovani quanto per le persone più adulte. Lo spopolamento deriva da diversi fattori, compresa la disorganizzazione e l’impossibilità di trovare un posto di lavoro o di svolgere la propria attività con serenità.
Io, per esempio, sono costantemente costretta a difendermi e a cercare di riparare i danni. Tutto questo limita anche la possibilità di assumere altro personale regolarmente. Mi auguro che si possa tornare a vivere e lavorare serenamente, come accadeva fino a qualche anno fa.
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