Monsignore,
in questi giorni ho riletto alcuni brani del Vangelo e mi sono soffermato a riflettere su questa affermazione dell’apostolo Matteo:
“Felici i poveri perché di essi è il regno dei cieli”.
Tutto il Vangelo è un invito alla povertà, non certo come indigenza o miseria materiale, ma come riscoperta di sé, della persona nuova, del vero uomo che deve rinascere “nell’acqua e nello spirito”.
È quindi un richiamo ad uscire da ogni forma di alienazione.
Per vivere tale prospettiva bisogna di fatto rifiutare il superfluo, e respingere tutti quei desideri di permanente accumulazione che provengono dall’esterno.
Dicono ancora gli apostoli:
“Fatevi degli amici con le ricchezze frutto di iniquità” (Lc. 16,9),
e
“Va’, vendi quanto possiedi e dallo ai poveri” (Mc. 10,21).
C’è una verità che ho capito dal Vangelo: l’essere umano deve essere amico dei suoi simili e non amico del denaro.
Il denaro certamente esiste, ma deve essere strumento di amicizia e non di divisione, fattore di pace e non di guerra.
Mi sono permesso fare questa premessa, pur consapevole che Lei tutto questo lo sa bene e meglio di me, per andare al punto centrale della presente missiva.
Qualche anno fa ho inviato alla Curia una email, che avevo già inviato anche al vescovo che lo ha preceduto, nella quale avanzavo una richiesta molto semplice.
Purtroppo tali missive non hanno mai avuto riscontro.
Ecco in sintesi la mia proposta.
- Rendere pubblico il patrimonio immobiliare e mobiliare della Curia di Catania, indicando quale sia l’attuale destinazione e utilizzo dei singoli beni.
- Mettere a disposizione buona parte di esso per alleviare il disagio dei numerosi senzatetto e di qualche famiglia povera della città.
Il tributo alla Patrona Agata va reso non solo con celebrazioni solenni, bensì anche e soprattutto con gesti concreti nella direzione indicata dal Vangelo.
La Chiesa, affinché il messaggio cristiano divenga credibile, deve operare scelte concrete che vadano in direzione opposta e contraria alla logica prevalente.
Solo così sarà autenticamente “PROFETICA”.
Basta seguire le indicazioni di Francesco di Assisi, proclamato Patrono d’Italia.



