Nel gennaio del 2018 intervistavo il dottor Lucio Pastore, già direttore del Pronto soccorso dell’ospedale “Ferdinando Veneziale” di Isernia e da sempre impegnato nella difesa della sanità pubblica.
Il titolo di quell’intervista era già un grido d’allarme: “Gli ospedali molisani stanno chiudendo”. La politica, i dirigenti sanitari e le istituzioni avevano tutto davanti ai loro occhi (accecati dall’affare del secolo). Nessuno ha adottato provvedimenti per invertire la rotta. Anzi, hanno fatto il contrario. Hanno proseguito la loro opera di distruzione della sanità pubblica. Il tempo è passato, i problemi sono rimasti. E sono diventati più gravi.
Lucio Pastore nel 2018: «L’ospedale di Isernia è una struttura in decadenza»
Pastore descriveva il Veneziale di Isernia come una struttura avviata verso un inesorabile declino:
«Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private».
Una denuncia precisa. Secondo il medico, mentre gli ospedali pubblici erano obbligati a garantire assistenza a tutti, le strutture private potevano selezionare prestazioni e pazienti. Il risultato: aumento degli accessi, riduzione del personale, diminuzione dei posti letto e un pronto soccorso sempre più intasato.
«Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi».
Pazienti sulle barelle per giorni: un’emergenza denunciata e ignorata
Nel corso dell’intervista, Pastore raccontava una realtà che avrebbe dovuto provocare un’immediata reazione:
«Abbiamo pazienti che stazionano in Pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni».
Persone anziane, fragili e malate costrette ad aspettare su una barella perché mancavano posti letto e personale.
Pastore spiegava:
«Non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. I servizi sono del tutto rallentati perché sono scarsi i mezzi a disposizione ed è scarso il personale».
Era il 2018. Oggi, dopo oltre otto anni, quelle criticità non sono state risolte. La carenza di medici, infermieri e operatori sanitari continua a mettere in difficoltà i reparti e i servizi di emergenza. Le liste d’attesa rimangono insostenibili e molti cittadini sono costretti a rivolgersi al privato oppure a curarsi fuori regione. Altri rinunciano alle cure.
La sanità pubblica perde terreno, il privato avanza
Il cuore dell’analisi di Lucio Pastore riguardava il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata convenzionata.
«Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare, da una parte, al defunzionamento delle strutture pubbliche e, dall’altra, ad aumentare la spesa dei singoli pazienti».
Il meccanismo indicato era semplice e devastante:
«C’è un sistema di vasi comunicanti: i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Questi privati, per funzionare, devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì».
La previsione sulla chiusura degli ospedali molisani
Alla domanda sul futuro dell’ospedale di Isernia, Pastore rispondeva:
«Se continua così la storia, probabilmente ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane».
È la tecnica del logoramento silenzioso (o della rana bollita): si chiude attraverso turni impossibili, concorsi deserti, prestazioni sospese, cittadini costretti a cercare altrove.
Otto anni persi dalla politica molisana
Dal 2018 a oggi sono cambiati governi regionali, commissari, subcommissari, direttori e responsabili politici. Non è cambiata la direzione impressa alla sanità molisana. Lucio Pastore definiva il Molise una sorta di regione sperimentale:
«È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata. Si tende alla privatizzazione. Si sta distruggendo uno dei migliori sistemi pubblici al mondo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie».
Nel 2018 Lucio Pastore aveva indicato problemi, cause e possibili conseguenze. Aveva denunciato la riduzione del personale, il sovraffollamento dei Pronto soccorso, la sottrazione di posti letto, l’allungamento delle liste d’attesa e la crescita della spesa privata. Oggi quel quadro appare ancora più cupo.
Otto anni trascorsi invano. La sanità pubblica molisana continua a perdere pezzi e i cittadini continuano a pagarne il prezzo. Nel 2018 era un allarme, oggi è un atto d’accusa.

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Gli approfondimenti di WordNews.it sulla sanità molisana e le denunce di Lucio Pastore
Negli anni WordNews.it ha seguito con continuità il progressivo indebolimento della sanità pubblica molisana. Di seguito gli articoli collegati al Veneziale di Isernia e alla privatizzazione del sistema sanitario:
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