Da lungo tempo, forse da sempre, il ceto politico ha un atteggiamento di autoprotezione nei confronti del controllo di legalità da parte del Potere Giudiziario.
Particolarmente inquietante è la tendenza diffusa tra i politici coinvolti in una vicenda penale di proclamare con enfasi, fin dal primo istante, di “confidare nella giustizia“, mentre in realtà confidano nella sua lentezza, causata da essi stessi per il mancato adeguamento delle sue strutture e per la carenza di magistrati, personale e mezzi.
Oppure approntano modifiche legislative che abrogano alcuni reati vanificando l’azione della Magistratura.
Tutti farisei e sepolcri imbiancati.
Pertanto, tranne il rarissimo caso di dimissioni spontanee, tutto rimane immutato.
In attesa della sentenza finale, dopo i tre gradi di giudizio, nessun provvedimento viene preso nei confronti del politico inquisito o del pubblico amministratore corrotto.
E talora neppure dopo: sono numerosi i pregiudicati nelle varie istituzioni, dal Parlamento in giù.
Trattasi di un’applicazione distorta del principio fondamentale della presunzione d’innocenza, che vale solo nel processo penale non certo per responsabilità di altra natura, come quelle amministrative e contabili.
In base all’art.54 della Costituzione “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche devono esercitarle con disciplina e onore“.
Non basta quindi che chi li esercita non commetta reati veri e propri: gli è richiesto qualcosa in più.
Il principio di legalità in questo caso s’incontra con l’etica, e chi esercita funzioni pubbliche deve tenere comportamenti conformi all’etica costituzionale e repubblicana.
Per esempio, chi ha intrattenuto rapporti con ambienti criminali o corrotti non può continuare a svolgere funzioni pubbliche con “onore e disciplina“.
Intanto deve dimettersi in attesa che la vicenda giudiziaria si definisca, e se poi venisse assolto tornerebbe a ricoprire l’incarico precedente.
Questo lo affermava con decisione Paolo Borsellino, che tutti i politici onorano il 19 luglio di ogni anno, ma la cui memoria alcuni di loro oltraggiano in continuazione.
Non posso trattenermi dall’usare un termine forte, ma necessario: sono “FARABUTTI“.



