La rassegna “Ariel a Castello” a Casoli si è conclusa con “l’Africa nel cuore”, la presentazione del libro di Antonella Salvatore e il dialogo con la prof.ssa Costanza Cavaliere, dirigente scolastica dell’Istituto d’Istruzione Superiore Algeri-Marino.
Al centro del libro di Antonella Salvatore l’impegno pluridecennale di suor Elvira Tutolo accanto ai “bambini Kizito”, vittime delle guerre, degli abusi, delle persecuzioni. Così chiamati in memoria di Kizito, il più piccolo dei 22 bambini uccisi (arsi vivi) in Uganda nel 1886.
Una testimonianza che ha ricordato che i bambini esistono. Molto spesso ci si “dimentica” di loro ma esistono. Durante l’incontro Antonella Salvatore ha denunciato che nei giorni precedenti era crollata nella Repubblica Centrafricana una miniera in cui veniva sfruttati come schiavi bambini, notizia totalmente ignorata in Italia.
Ma l’ignorare i bambini, le violenze e lo sfruttamento, gli abusi e i traffici, è generalizzato. Quanto, anche nelle ultime settimane, si parla e sparla in Italia di Ucraina o di Ceuta? Tantissimo. Si è parlato, ma ora è stato già dimenticato, del terremoto in Venezuela per settimane. Così come lo sguardo è costantemente fisso oltreoceano, agli Stati Uniti. Eppure, nel mare magnum dell’infodemia, del torrente di vocali (parafrasando Dé Andre) con cui viene inondata l’infosfera su questi Stati c’è un silenzio assordante. I bambini non vengono citati, quel che subiscono soprattutto i più piccoli viene completamente ignorato.
Il piccolo Kizito fu il più piccolo di 22 bambini assassinati da un potente perché non volevano ripudiare il cristianesimo e perché quell’Erode moderno voleva stuprarli, aveva su di loro delle mire pedofile. Sono passati 150 anni, è storia di allora ed è storia di oggi, è cronaca di questi mesi l’esistenza di potenti ed élite che violentano, stuprano, sfruttano, trafficano, uccidono bambini, pedofili di alte sfere e non solo. Il sistema Epstein, la rete costruita dal miliardario pedofilo statunitense (e che avvolgeva anche l’Europa come abbiamo documentato e denunciato varie volte), è svelata ormai. Tra poche settimane sarà il ventesimo anniversario della prima “Marcia bianca” in Belgio contro la rete pedofila di Marcinelle. Inchieste insabbiate, potenti salvati e tutto consegnato alle cronache giudiziarie come la follia di un singolo mostro. Ma così non è, nei nostri archivi abbiamo ripubblicato l’inchiesta di Maria Grazia Cutuli sul Corriere della Sera che lo documentò.
La pedofilia, le pedomafie, le reti pedocriminali avvolgono le alte sfere, i potenti di oggi, ma giungono ad ogni livello. Questa è la regione in cui quasi quattro anni fa emerse che c’era chi aveva un ruolo pubblico a contatto quotidiano con migliaia di bambini e si intratteneva in videochat pedofile. La notizia fu pubblicata da Repubblica e sul quotidiano Domani fu pubblicata un’articolata inchiesta. Ma, nonostante tanti tentativi, ci fu totale Forte omertà. Silenzio assoluto. Il gossip e i pranzi, le cene e persino le colazioni e le passeggiate di due starlette, una sportiva e una del mondo dello spettacolo, occupò costantemente uno dei siti più letti. Suscitando interesse altissimo, interessò anche padri e madri di famiglia molto ma molto più delle videochat pedofile. Di chi c’era il rischio poteva anche essere stato, o essere, a contatto con i loro figli.
È cronaca di un anno fa l’ultima denuncia di don Fortunato di Noto e Meter, da cui è nata una nostra articolata e approfondita inchiesta la cui ultima (per ora!) puntata è stata pubblicata il 26 agosto (e a cui dedichiamo la copertina di quest’articolo), su un gruppo pedopornografico online in cui sono girati messaggi anche sull’Abruzzo. Messaggi raccapriccianti: c’è chi ha chiesto foto di ragazze di Pescara, Lanciano, Silvi e Miglianico (comuni di tre province diverse su quattro in totale), chi si è vantato di continuare ad abusare la figlia di dieci anni nonostante le denunce di Meter e chi ha “confessato” di fingersi babysitter per produrre video pedopornografici aggiungendo che paga bene.
Tutto questo accade in una regione in cui, a pochi chilometri dai luoghi della rassegna “Ariel a Castello”, sono state almeno due le inchieste delle forze dell’ordine che hanno sgominato reti di sfruttamento della pedoprostituzione. Mentre sono decine le inchieste contro pedofilia e pedopornografia, per i dettagli rimandiamo al nostro archivio.
«La bimba più piccola che ha bussato alle porte di Prometeo aveva due mesi. Poco tempo prima un’altra piccola di mesi ne aveva quattro, ma anche nel suo caso gli abusi erano iniziati all’età di due mesi – la testimonianza di Massimiliano Frassi, fondatore e presidente di Prometeo pubblicata il 3 settembre scorso sui social – In entrambe i casi il predatore era un familiare stretto, in entrambi i casi filmava quegli abusi, aggiungo per nostra fortuna, altrimenti non ci sarebbero state prove, e li scambiava in rete con i suoi simili. In uno dei due casi l’avvocato portò avanti la tesi per cui era la bambina in qualche modo a “sedurre” il nonno. Quando visitai scotlandyard, diversi anni fa già mi raccontarono di come l’emergenza abusi fosse quella legata a bimbi piccolissimi. Condividendo con me storie che non ho mai raccontato e che forse un giorno andranno condivise. Dico sempre che racconto il 20% di quello che vedo e che quel 20% già basta. Ma forse è il caso di aggiungere anche solo una piccola percentuale. Riporto la foto messa ieri. Del piccolino neonato salvato dalla polizia della Florida e tolto da una rete di pedofili. In America la polizia della Florida è tra le più attente e le più attive nel campo della lotta alla pedofilia. Anni fa ospitammo un loro referente che a sua volta condivise storie che per la maggior parte della gente cosiddetta normale sembrano uscite da un film dell’orrore. Un orrore che però ha preso corpo e vita e che continua ad abitare vicino a noi. Spesso accompagnato dalla più totale impunità. Sempre studi dall’America dicono che questi bimbi ricorderanno tutto. Il loro corpo assimilerà quel dolore e quando arriverà l’età dell’adolescenza dovranno metterci mano. Oggi più che mai siamo chiamati a creare un mondo a loro misura».
Abbiamo chi si fa pubblicità politica su PornHub, vantandosene pure e offendendosi se qualcuno osa criticare (noi l’abbiamo fatto, unici nel mondo dell’informazione a prendere netta e decisa posizione). Cosa accade sulle piattaforme porno così come tra canali e gruppi social e delle piattaforme di messaggistica è denuncia costante, è cronaca. E lo sfruttamento pedopornografico sempre più, nascosto dietro le piattaforme pornografiche o nei canali dei pedotrafficanti, violenta, abusa, sfrutta neonati. Anche di pochi giorni ormai, come Meter denunciò e documentò già anni fa.
«CPZoo. (Child Porn Animal). 38 bambini (in foto e video) che sono stati fatti abusare da cani. Adulti che hanno utilizzato i cani addestrandoli e utilizzandoli per abusare sessualmente dei bambini. Poco importa se cancelleranno il contenuto pedopornografico. Importa individuare i bambini, gli autori di questo scempio, chi detiene il materiale, chi divulga. Noi denunciamo, ma altri devono agire». «Ci sono neonati che vengono appesi, con la testolina dentro il water mentre li abusano sessualmente. Bambini piccolissimi di 15-20 giorni. E che fine fanno dopo essere stati abusati? Viene il sospetto che vengano uccisi o muoiano – sottolinea don Fortunato Di Noto – il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia, quasi nulla rispetto alla devastazione che lascia dietro di sé: un olocausto bianco che non risparmia nemmeno più i neonati nei loro primi giorni di vita. La piaga, dalla parte degli abusanti, non esclude nessuno: professionisti, medici, avvocati, professori … Anche insospettabili padri di famiglia, i cui figli hanno la stessa età dei bambini che loro comprano nei bordelli della Cambogia o di Cuba, usano e poi lasciano lì per il vizio di altri ricchi clienti: avanti il prossimo. Fa troppo poco rumore, la pedofilia». «Inquieta sempre di più il fatto che la pedopornografia diventa ancora più struttura organizzata per il traffico, non di semplici foto o video, ma di rappresentazione reale di abusi su minori non dobbiamo mai dimenticare che chi è rappresentato e trafficato sono bambini, già abusati, sopravvissuti all’abuso e forse speriamo di no, cancellati nella loro infanzia.
È questa una denuncia del fondatore e presidente di Meter da noi pubblicata la prima volta due anni fa. Un’altra fu da noi ripubblicata il 24 dicembre 2024: «Bambina abusata e trafficata sui canali pedopornografici da sei anni, una neonata appena separata dalla madre».
Il terremoto in Venezuela è ormai dimenticato dalle cronache italiane. Ma l’emergenza umanitaria prosegue. E i bambini sono a fortissimo rischio tratta e sfruttamento, lo dimostrano anche alcune operazioni delle forze dell’ordine negli Stati Uniti e Messico, un lungo elenco l’abbiamo pubblicato di recente. L’ultima maxioperazione, nello Stato in cui i recenti Mondiali di calcio (a cui sono stati dedicati miliardi di minuti e di paginate) sono state il trionfo dello stupro a pagamento anche pedofilo (nel silenzio italico), è dei giorni scorsi. Almeno 163 bambini salvati e una raffica di arresti ha portato a sgominare l’ennesima rete pedocriminale. Qualcuno se ne è accorto nello Stivale italico?
Il 19 agosto, rilanciando l’allarme di Meter delle settimane precedenti, abbiamo denunciato che sulla stampa spagnola era stato denunciato che a Ceuta stavano dilagando gli stupri di minori di 14 anni tra cui una bambina di 10 anni. È cronaca dei giorni scorsi, ma nessuno gli ha dedicato attenzione nelle chiacchiere morte della politica politicante e del circo mainstream italiota, che un 17enne giunto irregolarmente dal Marocco ha stuprato 4 bambini tra i 10 e gli 11 anni. Gli stupri stanno aumentando, il numero accertato è maggiore rispetto a quanto abbiamo scritto quasi un mese fa. E almeno in un caso è stato uno stupro di gruppo.
Stupro di minore, produzione e trasmissione di materiale di abusi su minori, atti sessuali alla presenza di un bambino, possesso di una bambola sessuale dalle fattezze infantili – qualcuno ricorda la nostra inchiesta sulle bambole pedofile? Altra vicenda che non ha riscosso nessun interesse nonostante l’Italia è un Paese in cui altissimo è il volume d’affari sulle piattaforme di e-commerce – sono le quasi 40 accuse formulate nei confronti di un 28enne negli Stati Uniti.
In Ucraina quattro dipendenti pubblici sono accusati di traffico di organi e tessuti umani. Non è la prima volta. Sono quattro anni che si cerca di accendere riflettori sui traffici di ogni tipo dall’Ucraina, di come lo Stato è diventato un hub dei traffici internazionali. Almeno dall’aprile 2022 persino agenzie delle Nazioni Unite lo denunciano. La nostra prima inchiesta iniziò ad inizio marzo e durò oltre un anno e mezzo. Tra accuse di complottismo, propaganda e fake news e teste girate dall’altro lato – silenti, complici, omertosi – tutto questo in Italia viene censurato e ignorato.
Censurata e omertà che continuano a imperare sui tentativi di costituire partiti pro-pedofili, sull’esistenza di lobby che puntano anche a modifiche di legge, al cedere di fronte le pressioni pro-pedofilia dell’Europa anche in sede di Nazioni Unite, a sentenze che definiscono alcuni crimini pedofili di “minore entità”, al ripetersi a giugno e non solo di giornate dell’orgoglio pedofilo.




