L’analisi Istat sull’utilizzo del numero verde 1522 relativa all’intero anno 2025 è un’importante fonte di riflessione. Stando ai dati sono pervenute 72.410 chiamate, di cui 61.303 valide (84,7%) e 11.107 non valide (15,3%). Tra le chiamate valide, 25.970 hanno un interlocutore che dichiara esplicitamente di essere vittima.
La richiesta di aiuto da parte di vittime di violenza resta la ragione prevalente per cui ci si rivolge al servizio, con 25.912 contatti pari al 42,3% delle chiamate valide. Seguono, a distanza, le chiamate “fuori target”, cioè non pertinenti alla missione del servizio (categoria che nella nuova rilevazione comprende anche le chiamate da o su vittime di sesso maschile), con 15.039 casi (24,5%), e le richieste di informazioni sul funzionamento del servizio, con 8.467 casi (13,8%). Le informazioni sui centri antiviolenza territoriali sono richieste in 4.971 casi (8,1%), le segnalazioni di terzi sono 2.126 (3,5%) e le richieste di aiuto per stalking 1.912 (3,1%).
Quanto al modo in cui si viene a conoscenza del servizio, internet è il canale nettamente prevalente, con 7.845 segnalazioni pari al 12,8% delle chiamate valide, seguito dalle campagne di comunicazione istituzionali (6.380 casi, 10,4%), segno della loro efficacia; le altre fonti (amici e conoscenti, forze dell’ordine, televisione, strutture sanitarie, social media) restano tutte marginali, sotto l’1,5%.
Guardando a quando si chiama, le vittime si rivolgono al 1522 soprattutto nella fascia oraria 9-11 del mattino (20,0% del totale), seguita dal primo e dal tardo pomeriggio (17% e 18%); le ore notturne restano marginali. Tra i giorni della settimana il lunedì è il più chiamato (15,9%), seguito da martedì e mercoledì, mentre il fine settimana registra i volumi più contenuti.
Considerando la forma di violenza principale indicata da ciascuna vittima, la violenza psicologica è la più diffusa (36,1% delle donne), seguita dalla violenza fisica (7.280 casi), dagli atti persecutori riconducibili allo stalking (10,2%) e dalle minacce (7,6%); la violenza sessuale, economica e sessuale su minori restano più contenute (4,6%, 2,3% e 1,1%). Se si considerano tutte le forme dichiarate da ciascuna vittima, e non solo quella principale (una vittima può subire più forme contemporaneamente), sull’intero anno la psicologica rimane la più frequente (17.032 casi), seguita dalla fisica (12.492), dalle minacce (7.063) e dagli atti persecutori (4.537), per un totale di 47.081 occorrenze a fronte di 25.970 vittime: circa 2 forme indicate in media per vittima, a conferma della natura multidimensionale della violenza di genere, raramente riconducibile a un unico episodio.
Quanto alla frequenza, la violenza è nella maggioranza dei casi un fenomeno reiterato nel tempo: il 36,5% delle vittime riferisce episodi ripetuti che duravano da anni e il 19,6% da mesi, mentre solo il 6,0% riferisce un episodio isolato. Quanto al luogo, la casa della vittima resta il contesto nettamente prevalente (11.346 casi, 43,7%), a fronte di tutti gli altri luoghi (strada, luogo di lavoro, casa altrui, locale pubblico, automobile) che restano singolarmente sotto il 3%: un dato che conferma la natura prettamente domestica della violenza subita dalle vittime.
Il 1522 svolge anche un ruolo di primo orientamento verso la rete territoriale dei servizi: il 68,4% delle vittime risulta infatti trasferito ad altro servizio nel corso della chiamata. Sul fronte della denuncia, il quadro resta segnato da un’ampia quota di dati mancanti: il 45,5% delle vittime non risponde alla domanda specifica. Tra chi risponde, prevale nettamente chi non ha sporto denuncia (11.318 vittime, 43,6% del totale). Solo l’8,4% (2.173) dichiara di aver denunciato, a cui si aggiunge l’1,2% (313 casi) in cui la denuncia è stata fatta ma poi ritirata: nel complesso, il 9,6% delle vittime (2.486) ha avviato un percorso di denuncia, anche se non sempre portato a termine.
Infine, sul fronte dei figli e della violenza assistita, il 37,3% delle vittime del 2025 (9.686 su 25.970) dichiara di avere figli; tra queste, 6.286 hanno figli minori, pari al 24,2% del totale delle vittime. Tra le vittime con figli, il fenomeno della violenza assistita emerge in modo netto: 5.711 (il 59,0% di quelle con figli) riferiscono che i figli assistono alla violenza subita, e in 1.802 casi (18,6%) i figli non solo assistono ma la subiscono anche direttamente. In modo distinto, 1.978 vittime con figli (20,4%) riferiscono che i figli subiscono violenza diretta, a prescindere dall’aver assistito o meno agli episodi rivolti al genitore.
Sul piano socio-anagrafico, risulta maggiore la concentrazione delle chiamate tra le giovani tra i 21-25 anni (1.657 casi) e quella 18-20 anni (1.602); per stato civile prevalgono le nubili (6.128) e le coniugate (5.116); sul piano occupazionale, tra chi risponde, prevalgono le occupate (5.039) seguite dalle disoccupate in cerca di lavoro (1.473). Per cittadinanza, il 52,2% delle vittime è italiano e il 10,5% straniero.
Fonte: Istat




