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«L’Abruzzo? E’ terra di conquista della criminalità organizzata»

by Alessio Di Florio
15 Settembre 2020
in Mafie
Reading Time: 10 mins read
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«Interessi speculativi» e «malavita» vengono spesso evocati dopo grandi incendi che devastano centinaia di ettari di boschi, pascoli e terreni. È accaduto anche dopo il maxi incendio che ha assediato l’aquilano nelle scorse settimane e gli incendi dell’estate 2017. Dopo tre anni non sappiamo ancora con esattezza chi, e per conto di quali interessi, tre anni fa ha scatenato l’inferno di fuoco sul Morrone e le indagini su quanto accaduto quest’anno sono soltanto agli inizi. Ma, soprattutto sui fatti del Morrone, tanto è stato detto e scritto e le testimonianze di chi vive sul territorio e ne conosce dinamiche e fatti, ricostruiscono un quadro a dir poco desolante.

Durante la ricerca «Comunicazione e partecipazione nel Parco della Majella», coordinata dalla professoressa Lina Calandra del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila, sono stati intervistati oltre 400 persone tra amministratori e operatori del territorio. Nel primo articolo sulla pubblicazione finale della ricerca ci siamo soffermati sulla gestione della presenza dell’orso, riferendosi a veri meccanismi truffaldini alcuni allevatori accendono i riflettori sull’apicoltura e sui risarcimenti per i danni arrecati dai lupi. «Chi viene da fuori con le api fa delle contraffazioni: il miele di montagna è migliore però, poi, lo mischiano con altro miele e figura come miele di alta montagna». «C’è gente che ha falsificato le richieste di indennizzo per danni da lupo: uccideva le pecore e diceva fossero state “rubate” dal lupo!». «Alcune persone approfittano dei risarcimenti da fauna selvatica facendo passare una brutta annata di raccolto come un danno causato dagli animali! Poi, invece, noi che il danno lo abbiamo avuto davvero riceviamo una miseria come indennizzo».

Parole nette, dure e decise – anche sugli incendi sul Morrone del 2017 –  sono state ripetutamente pronunciate sui meccanismi di gestione del territorio, a partire dai pascoli. Colpisce che alcuni fanno riferimento non solo ai fatti di tre anni fa (la pubblicazione finale è avvenuta nei mesi scorsi, prima degli ultimi incendi nell’aquilano) ma anche ad altri episodi avvenuti negli anni.

«Ogni tanto prende fuoco qualcosa, una stalla, un fienile …». «Nessuno vuole che gli si bruci vicino casa, no? Perciò uno che deve fare?». «L’incendio del Morrone ha distrutto alcune aree di pascolo occupate. Non penso sia stata opera di un piromane, ho l’impressione che sia stato un atto ben studiato. Un’azienda esterna del Lazio che possedeva delle aree sul Morrone ha perso molti pascoli per l’incendio …».

«L’incendio del Morrone è stato sicuramente doloso: ci sono grandi interessi dall’alto per i finanziamenti europei legati ai pascoli nei quali pare che ci siano infiltrazioni camorriste. Se un’azienda ha molti ettari, prende molti finanziamenti dall’Unione Europea. Per fare in modo che il pascolo venga negato alle aziende oneste in determinati territori, si dà fuoco perché poi, per dieci anni, non ci si può più andare». «L’incendio del Morrone nel 2017 è a tutti gli effetti un attacco criminale. Nello stesso punto da dove nel 2017 è partito l’incendio del Morrone, due anni fa c’era stato un altro innesco. Prima del grande incendio sono stati trovati 6 inneschi; nello stesso pomeriggio è stato ritrovato un ungulato con la testa tagliata e dei cani depezzati …. Sul territorio sono presenti i calabresi».

Diversi senza remore citano presenze mafiose e speculative provenienti da altre regioni, sia del sud che del nord Italia. «L’Abruzzo è terra di conquista della criminalità organizzata» è la conclusione a cui giunge uno degli intervistati, «il legname è gestito dal Sud dalle mafie» racconta un altro allevatore. Nel quadro generale di ricatti e speculazioni compaiono anche tagli o furti di legname.

«Il prato-pascolo è un business mafioso. Quelli che hanno capito che c’è un introito importante (con i contributi pubblici), aumentano l’allevamento e con i contributi pagano chi va al pascolo, pagano un servizio di “pulizia”. Ma è un introito che non si capisce cosa c’è dietro. C’è riciclaggio di soldi sporchi. Sono implicati vari personaggi di fuori, con influenza a livello nazionale. È un “partito”, il partito del Prato Pascolo. Qua, la gente del posto ha cacciato via questa “mafia dei pascoli”, ma senza nemmeno saperlo, non era cosciente di quello che c’è dietro». «Parliamo di ecomafia. C’è un boss col quale si è parlato per scongiurarlo di non far girare animali malati; ha ascoltato e ha detto che nessuno gli aveva mai parlato prima». «La criminalità organizzata si fonda sulla disgregazione sociale, fanno in modo di mettere gli allevatori l’uno contro l’altro e l’amministrazione contro gli allevatori». «Dovrebbero controllare queste aziende che vengono da fuori, che pascolano abusivo. Questa è mafia. Noi sono 2-3 anni che non andiamo a pascolare per questo motivo».

«Gli amministratori sono i primi a mettere la testa sotto la sabbia e così il PSR paga la criminalità!». «Succede questo: arriva una ditta, fa il taglio ma poi lascia tutto lì.

L’interesse non è la legna, non è la raccolta o la vendita. Si sono presi i contributi e i pini li hanno lasciati là! Hanno fatto un casino. Si è provato a risolvere la situazione cercando qualcuno che si caricasse la legna; è venuto qualcuno che però ha potuto prendere solo una parte della legna, mentre un’altra parte di alberi è rimasta là: quelli tra 2-3 anni diventeranno materiale molto facile da incendiare. Hanno tagliato, hanno visto che non era remunerativo per loro cacciare la legna, hanno fatto la stesura di un verbale di fine lavori, si sono presi i soldi pubblici e arrivederci! Sono anche guai per i tecnici …». «La ditta boschiva ha fatto un deserto; prima c’erano due ditte di qui che poi subappaltavano a napoletani, casertani ecc. Le mire qui sono sulle biomasse. C’è il limite a 35 quintali che però non viene rispettato. La squadra che taglia è di Frosinone». «Da queste parti, ma soprattutto dall’altra parte in Molise, ci sono furti di legna». «In riferimento ad un progetto di taglio ho ricevuto delle minacce».

Uno degli allevatori intervistati riassume tutta la situazione in poche parole «l’attività illecita riguarda truffe per i pascoli, animali malati, traffici di carni non controllate». Attività per le quali molti criticano la gestione dei fondi europei, che appaiono una diligenza perennemente assaltata, e l’accondiscendenza di amministratori locali vari e puntano il dito su grandi aziende e allevatori che arrivano da vari territori e sull’intrecciarsi con attività criminali come il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti e persino il traffico di droga. «Nel passato ho ricoperto un ruolo di responsabilità e credendo di fare una cosa buona andai a parlare con un Generale che mi assegno una persona – è la testimonianza su cosa accade in alcuni consigli comunali e con alcuni sindaci – Presentai questa persona al Consiglio pensando di aver fatto una cosa buona e di avere degli elogi. Questa persona, nell’illustrare la sua idea di intervento sul territorio, ebbe la cattiva idea di dire che avrebbe combattuto anche l’abuso edilizio. Si scatenarono contro di me quasi tutti i Sindaci».«Ci sono comuni che si vendono per 50-60 mila euro» accusa un altro intervistato.

«Questa è una piaga dolorosissima: secondo me non c’è cosa di più dannoso per l’agricoltura dell’elargizione dei contributi, perché questo genera una spirale vorticosa, terribile che induce in tentazione. Qui si è verificata una cosa tremenda con grosse aziende che hanno acquistato i titoli per pascolare, praticamente esautorando i nostri allevatori – attacca la gestione dei contributi europei un allevatore concludendo che l’unica soluzione possibile è che non siano più elargiti – i contributi vanno chiusi, è la Comunità europea che deve chiudere i contributi, è tutto lì il discorso. Il problema non è solo in Abruzzo ma ovunque. La banca dati si presenta regolare, con certificati regolari e le prove sugli animali vengono fatte regolarmente. Questa gente non le fa le stupidaggini perché a loro basta e avanza quello che arriva di contributi: parliamo veramente di tanti tanti tanti soldi!».

«Per quanto riguarda i rifiuti c’è sicuramente la criminalità organizzata – come ‘ndrangheta e camorra – soprattutto per il trasporto. I rifiuti tossici vengono stoccati in posti, devono essere portati su al Nord, intombati nelle cave o messi nelle navi e fatti affondare in Africa. Non posso escludere che ciò avvenga anche da noi, probabilmente anche da noi succede ma non è così facile. Questi sono grossi illeciti». «Sotto la chiesetta qualcuno ha scavato e qualcosa non andava…». «Quante discariche abusive stiamo scoprendo ora nella Marsica?».

«Siamo invasi dagli allevatori che vengono da fuori. Il sindaco è vero che prende 25mila euro all’anno per i pascoli ma poi se ne lava le mani. Questi avranno pure i certificati tutti a posto, ma il trucchetto lo fanno: la notte arrivano con i tir e scaricano spazzatura. C’è un mondo dietro che è pure pericoloso». «Invece di tartassare il poveraccio del paese che va a raccogliere qualche tartufo, si dovrebbero controllare i delinquenti che portano la cocaina, quelli non li guarda nessuno! Arrivano tonnellate di cocaina e nessuno dice niente».

Molti intervistati ricostruiscono un quadro di ricatti e speculazioni sulle presenze di animali malati o derubati, «lo fanno apposta a portare animali malati, li scaricano e li fanno andare a piedi e altri allevamenti vengono contagiati, così le aziende chiudono e lasciano liberi i pascoli – denuncia uno degli intervistati – un allevatore pugliese a cui avevano imposto la quarantena per un focolaio di brucellosi voleva andarsene e se ne è andato, la stessa cosa è successa con un reatino e un frusinate».

Il furto di bestiame «c’è sempre stato, è una piaga che è sempre esistita, ha un canale finale che è la macellazione clandestina ciò significa che ci sono dei mattatoi clandestini che operano tranquillamente, questo nel pugliese: nell’area garganica e sanseverina, quella è la zona più difficile – è la ricostruzione riportata da un altro – questi furti sono sempre su commissione. Sono persone esperte perché non è una cosa facile rubare 30 mucche in una notte, sono animali indocili e pericolosi. Quindi chi lo fa sa bene come farlo, ha i mezzi e sa dove portarli per la macellazione, quindi c’è un canale attraverso il quale smistare gli animali». «In un grosso ristorante della zona c’erano 4 vitelli lasciati da un tizio ed erano malati – è l’amara conclusione in un’altra intervista – Noi qui, ormai, non compriamo più la carne. Non sai di chi ti puoi fidare».

«Qua vengono da Latina e da Foggia, portano gli animali alla montagna e a fine settembre lasciano gli animali incustoditi, abbandonati e vengono a fare i danni. Non c’è un controllo dei pascoli, il proprietario dovrebbe controllare, ma i proprietari si fanno vedere ogni tanto, e vengono e fanno danni, distruggono gli ortaggi. Siamo riusciti un giorno a rintracciare i proprietari e ci hanno aggredito dicendo che eravamo noi che dovevamo recintare l’orto. Soprattutto quando inizia il freddo, settembre-ottobre. Sono tutti di fuori gli allevamenti, noi non li conosciamo neanche. È una piaga grande». «Nel 2003 hanno scaricato delle bufale che poi sono state sequestrate ma è stato tutto insabbiato. Il Procuratore di Sulmona ha preferito essere trasferito a Palermo». «Ci sono vecchi casali abbandonati ristrutturati dove ci portano gli animali e li lasciano lì».

Testimonianze nelle quali riemergono la forza e la capacità di imporsi di grosse ditte, soprattutto del nord Italia, o di allevatori provenienti da varie regioni, soprattutto pugliesi, calabresi e siciliane.

«Non si sa di chi sono gli animali, ammesso che ce li portino perché a volte neanche li vedi gli animali. E poi a volte non pagano neanche i comuni. A noi però ci fanno fuori perché per un pascolo che è sempre stato a 10, loro offrono 100». «Prima venivano i foggiani e le aziende hanno tutte chiuso per la brucellosi e la tubercolosi. Io nel 2000 ho dovuto abbattere 138 capi, per un danno di 11mila euro». «Un pastore di Pescocostanzo dice che l’allevamento di bovini non è più locale, sono tutti di Catanzaro. Ci sono tentativi di gestione da parte di organizzazioni criminali a danno di piccoli allevatori che vorrebbero far vivere il territorio. E però, di tutto questo non ne sento parlare da parte dei sindaci!».

«Fino a qualche anno fa, c’era una grosso cooperativa qui che aveva affittato tutti i pascoli ma solo per i contributi europei. Da un certo punto in poi, questi soggetti non si sono più visti (sul Gran Sasso invece ci sono ancora) e ora noi siamo riusciti a riavere il pascolo che ci serve. Però, che fanno questi soggetti? Non partecipano più loro ai bandi, perché tanto hanno fatto un accordo con un privato di qui, hanno trovato un prestanome anche perché il comune ormai dà i pascoli solo ai residenti. L’accordo è questo: il prestanome prende il pascolo a 10, e sotto banco questi soggetti gli passano 3 oppure gli passano gli animali. Sono sempre loro, sempre gli stessi soggetti». «Stiamo parlando di milioni di euro di contributi europei! A finte ditte del Nord e a ditte del Sud …».

«Il grosso problema è che il pascolo viene affidato ad una società esterna dell’Alta Italia (società di avvocati, notai ecc.) cui non importa nulla del territorio e dell’allevamento. Noi non possiamo competere perciò siamo costretti ad accettare che tale società ci dia la possibilità di pascolare sui suoi terreni!». «I pascoli sono appannaggio di grosse ditte esterne che tolgono ogni possibilità di competizione alle ditte locali». «C’è traffico di titoli, di affitti e subaffitti, è capitato che su un terreno affittato da uno di fuori andassero, in subaffitto, a pascolare anche locali con animali “veri”: almeno il pascolo si mantiene così …».

«Non si presentano mica direttamente questi soggetti: ti chiama una banca e ti dicono che un tal progetto “deve” passare». «Questi signori hanno una forza economica tale che chi si è opposto, il giorno dopo si è ritrovato 4 avvocati alla porta». «Questa gente fa regali ai comuni: se c’è un comune sfigato, che ha un bilancio di 1000 euro, questi soggetti propongono di ristrutturare la casetta sul pascolo, di aggiustare una strada, ecc.. E tu sindaco che fai? Dai l’ok». «Ci sono amministrazioni che sono cadute in tentazione».

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Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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