L’ultima enciclica di Papa Leone tratta di un argomento estremamente sensibile e delicato. Può l’attuale rivoluzione tecnologica dell’IA e della robotica, che avanza con velocità spaventosa, restare nelle mani di singoli che accumulano ricchezze stratosferiche?
È questa una domanda che ci dobbiamo porre, perché queste nuove tecnologie hanno un potere enorme di sconvolgere l’organizzazione sociale e il modo di produrre e distribuire ricchezza.
Chi avrà il controllo di queste tecnologie controllerà le società in una maniera molto più pervasiva ed esclusiva del Grande Fratello di orwelliana memoria. Già ora permettere l’accumulo di ricchezza in poche mani, come per alcuni fondi o per singoli capitalisti, mette in discussione gli assetti democratici e ci sta portando verso forme oligarchiche di potere.
Già oggi il controllo di beni comuni quali la salute, l’istruzione, il cibo, l’acqua, l’energia, ecc., a fini di profitto, ha creato squilibri sociali e tensioni planetarie, per cui è ormai sdoganato il concetto di guerra come possibile soluzione dei conflitti, nonostante la presenza dell’atomica.
Dobbiamo porci il problema che i beni comuni, e fra questi dovremmo includere anche l’IA e la robotica, devono essere sottratti alla semplice logica del profitto e bisogna governarli democraticamente, con un indirizzo etico mirante a soddisfare i bisogni di tutte le popolazioni.
È importante uscire da una visione di darwinismo sociale ed entrare in un’ottica di condivisione, se non vogliamo assistere a un’autodistruzione della specie.
Già oggi abbiamo una chiara tendenza all’oligarchia e ci troviamo nella terza guerra mondiale a pezzetti, come la definiva Papa Francesco. Immaginate cosa significherà lasciare nelle mani di pochi il controllo dell’IA e della robotica.
È questo il momento di creare assetti nuovi nella società, superando il darwinismo sociale e i suoi valori di riferimento fondati sull’accumulo di denaro e potere.
Se non ci poniamo questo problema come prioritario, corriamo il rischio di una reale autodistruzione e non di un’evoluzione positiva della nostra specie.





