Mentre l’Europa continua a fronteggiare l’impatto sanitario, sociale ed economico del Covid-19, a Bruxelles si mettono in moto misure straordinarie. Una delle più significative è il REACT-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe), un pacchetto da 55 miliardi di euro, destinato a rafforzare la risposta immediata degli Stati membri, attraverso i fondi strutturali esistenti, in primis FESR e Fondo di Coesione.
Per l’Italia, in particolare, si prospetta un’iniezione di oltre 13 miliardi di euro, con un focus su sanità, imprese, occupazione e infrastrutture sociali.
Negli ultimi mesi, molte Regioni italiane hanno lanciato campagne di comunicazione sui fondi europei emergenziali. Slogan come “L’Europa è con te”, “Ripartiamo insieme”, “Fondi europei per la tua sicurezza” sono comparsi su cartelloni stradali, banner online, spot tv e social network.
L’obiettivo è chiaro: rassicurare i cittadini, trasmettere fiducia nel ruolo dell’Europa e delle istituzioni locali. Ma tra le righe affiora una domanda: è comunicazione o autocelebrazione? Quanto spazio viene dato all’informazione trasparente, all’accesso ai bandi, alla rendicontazione dei risultati?
Il rischio è quello di spendere senza costruire. In molte Regioni si assiste a una corsa frenetica per intercettare i fondi, ma mancano visione, strutture tecniche e risorse umane adeguate per trasformare quei finanziamenti in cambiamento concreto.
Alcuni territori stanno investendo in rafforzamento dei servizi sanitari, transizione digitale, aiuti alle PMI, ma il timore – già oggi palpabile – è che in altri casi si scelgano strade facili: opere pubbliche a basso impatto sociale, progetti ripetitivi, bandi poco accessibili.
In questo ottobre 2020, l’Italia è chiamata a una scelta decisiva. Il REACT-EU non è solo una misura d’emergenza: è una cartina al tornasole della nostra capacità di governare il cambiamento. E la comunicazione pubblica può giocare un ruolo fondamentale, ma solo se trasparente, accessibile e partecipata.
Servono campagne che informino, non che nascondano; che spieghino come accedere ai fondi, non solo che li celebrino. In gioco non c’è solo la reputazione di una classe dirigente, ma la credibilità della risposta europea.
L’Europa ha messo sul tavolo le risorse. Ora tocca a noi, come cittadini, giornalisti, enti locali e istituzioni, vigilare su come verranno utilizzate. Perché il rischio più grande non è solo sprecare i fondi, ma sprecare la fiducia.




