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Taranto, le lacrime dei bambini pesano più della Terra intera

Una settimana, solo una settimana e l’attenzione generale ha già abbandonato Taranto. Invece le immagini degli amici di Vincenzo, ucciso ad 11 anni da un tumore, in lacrime non dovrebbero mai essere abbandonate e dimenticate. È uno dei più grandi atti accusa, si dovrebbe chiedere scusa in ginocchio davanti all’olocausto silenzioso della città. Altro che dimenticare, quelle lacrime non dovrebbero far dormire per l’eternità.

by Alessio Di Florio
8 Dicembre 2020
in Ambiente
Reading Time: 5 mins read
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È passata solo una settimana, pochi giorni, e l’Italia intera già sembra aver dimenticato questa foto. Nell’immediatezza dell’addio straziante a Vincenzo, bambino di undici anni che viveva nel quartiere Tamburi di Taranto ucciso da un tumore, il diluvio di dichiarazioni, articoli sulla grande stampa e retorica à la carta a reti unificate è stato immenso. Ma è bastato pochissimo perché tutto finisse nel dimenticatoio mediatico. Si è detto e scritto in questi mesi che dalla pandemia uscirà una società migliore, che non si tornerà più «quelli di prima». Falso, retoriche d’accatto più false di una cartamoneta da 3.000 lire in tempi di euro, chiacchiere inutili e vuote che ogni giorno vengono spazzate via dalla realtà reale. Gli amici di Vincenzo, l’olocausto quotidiano di Taranto, della Terra dei Fuochi campana e di altri luoghi d’Italia dimostrano quanto non cambierà mai nulla.

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La devastazione ambientale di Taranto ha ben precisi nomi, cognomi e responsabilità. Di chi è colpevole direttamente, dei complici e accondiscendenti e delle milioni di persone che hanno creduto e sostenuto il valzer di menzogne, affari e becero politicume senza dignità sulle spalle di una città. Le lacrime degli amici di Vincenzo, dei milioni se non miliardi di lacrime dei decenni passati (le prime denunce ambientaliste avvennero contro l’Italsider nel 1968) e delle altrettante che verranno – parafrasando Gianni Rodari – pesano più di tutta la terra. Un peso che dovrebbe schiacciare le coscienze (per chi ce l’ha), sono uno dei più grandi atti d’accusa contro chi si è schierato per potentato preso, per falsità ambientali, economiche, culturali e politiche contro una città. Per chi non avesse voluto vedere prima, e già di questo dovrebbe chiedere scusa in ginocchio straziandosi la coscienza vita natural durante, la situazione reale è chiara, netta e delineata almeno dall’intervento della magistratura del 2012.

E invece in questi anni abbiamo visto sempre più numerosi decreti «salva Ilva», l’aumento dell’inquinamento sotto ogni bandiera del Potere e milioni di chiacchiere, discussioni, filosofie fritte, pomposi discorsi senza che Taranto, i suoi abitanti, drammi, morti, potessero esprimersi. E ancora oggi sentiamo e leggiamo chi si mette in bocca o sulla tastiera Taranto per  fare lo sciacallo contrapponendo Vincenzo e i troppi bambini uccisi ad altri bambini morti, chi continua a cianciare di «la produzione dell’acciaio è troppo importante per l’Italia, non possiamo rinunciarci», «si deve scegliere tra lavoro e ambiente», «i giudici sono la rovina dell’economia perché colpiscono chi produce e investe», «l’ambiente è importante ma se lo mettiamo al primo posto chi dà da mangiare?» e simili. Una disumana e vergognosa danza sui morti a cui non sono estranee le fogne negazioniste di questi mesi, strumentalmente sempre pronte a gridare istericamente «basta col coviddi, non c’è solo il corona, perché non si parla di tumori?». Ma che chiudono gli occhi e girano le spalle alle migliaia di morti uccisi come Vincenzo e, in questi anni, a ripetere a pappagallo le vergognose amenità appena citate o altre simili.

Sono passati oltre 6 anni dall’intervento della magistratura già citato, cinquantadue anni dalle prime proposte ambientaliste, trentotto anni dalla prima condanna all’allora Italsider, tutto questo tempo cosa è stato fatto? Si sono chiusi gli occhi, si è rimasti ancorati ad una visione industrialista e fuori dal tempo nella quale domina il profitto, si sono applauditi e sostenuti politicanti, grande stampa ed altri che hanno agito contro la città fino ad essere a libro paga del padrone del killer? Quindi si, il prezzo delle proprie colpe va pagato, la coscienza bussa e i fatti s’impongono. L’ex Ilva va avanti solo con milioni e milioni di euro pubblici e nuovi decreti «Salva Ilva». Che alla fine non salveranno la fabbrica e continueranno a piantare i chiodi della bara di Taranto.

Basta con discorsetti e frasi fatte di convenienza, basta con le fritte filosofie e le bandiere «politiche» (solo di nome perché di fatto sono contro la polis), basta con le strumentalizzazioni e il trattare, scontrarsi, fare «politica», economia e profitto sulla vita di Taranto. La vergogna e la colpa dovrebbe seppellire definitivamente tutto questo. L’inquinamento prosegue, il killer continua ad uccidere, di recente come ha documentato Alessandro Marescotti di PeaceLink il benzene ha raggiunto il suo record. E ancora si sta a pensare all’interesse di bottega, ai bilancini politici, ai «ma prima c’erano gli altri», «rivolete quelli che c’erano prima» o simili? Basta, basta, basta. Non se ne può più. Mai più sceneggiate patetiche, vergognose, squallide come quelle di un anno e mezzo quando Alessandro Marescotti finì nel mirino di una canea politicante, social e mediatica servile e senza nessuna dignità per aver sbattuto in faccia all’allora Ministro dello Sviluppo Economico la realtà di Taranto.

In quei pochi secondi il dramma della città, i numeri (che sono persone, vite, sofferenze e lutti) non drogati dalla propaganda interessata hanno chiesto di smetterla, di finirla con tutto quello che sta accadendo, hanno chiesto per l’ennesima volta non chiacchiere ma solidi fatti. La canea del branco telecomandato che si scatenò non ha mai detto mezza parola sull’inquinamento di Stato, sull’autorizzazione ad uccidere, sulle passerelle e promesse di chi ha tradito Taranto. Sono pecore azzannanti che conoscono così bene la città e la sua non-vita di aver stravolto la città. Trasformando addirittura Alessandro Marescotti, PeaceLink, i comitati di cittadini in omertosi che fino al giorno prima non si erano mai mossi. Falso e menzognero, squallide parole in libertà di chi dovrebbe solo TACERE! Basterebbero pochi secondi di ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per conoscere la verità, per conoscere i volti e le vite di quei bambini, adulti, persone di ogni età che chiedono solo e semplicemente di VIVERE! Ma tutto questo le pecore azzannanti non lo sanno, o fanno finta di non saperlo, colpevoli in entrambi i casi. Ed infatti non hanno belato mezza sillaba quando chi era al governo si è comprato bond dell’azienda che stava per rilevare il siderurgico, non hanno mai detto nulla di nulla (o se l’hanno fatto hanno attaccato e insultato ambientalisti e magistratura) quando «Ambiente Svenduto» ha svelato sempre più il sistema di potere e le pistole dell’olocausto cittadino.

Questi e solo questi sono i fatti. E chi si crede assolto sarà per sempre coinvolto, davanti l’immagine degli amici di Vincenzo in lacrime, il peso delle loro lacrime e delle troppe lacrime versate nei decenni e che ancora verranno versati, il peso dei drammi, delle sofferenze e dei lutti di Taranto un giorno la vergogna e la colpa sono e saranno sempre più che infinite.

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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