«Se hai delle cosce importanti evita di metterti vestiti con uno spacco evidente.»
Questo è l’attacco sessista rivolto ad Emma Marrone nelle scorse settimane. Riferito all’abito indossato dalla cantante durante una delle serate del festival di Sanremo. Il primo pensiero di un maschio supposto critico televisivo, per commentare la partecipazione di Emma Marrone al Festival, non è stato alla sua bellissima canzone, non sono stati i contenuti della stessa, non la musica. È stato il suo vestito.
Come accade ogni anno, che sia il festival di Sanremo o trasmissioni televisive, che siano i social o articoli di giornale o altro, le artiste vengono sempre considerate prima (se non addirittura soltanto) come meri corpi da considerare alla stregua di oggi, da irridere, disprezzare, mettere alla berlina, sessualizzare. La concezione patriarcale e maschiocentrica delle donne, le imposizioni sociali e mediatiche contro la libera autodeterminazione femminile e le oppressive radici alla base le abbiamo ripetutamente denunciate anche nelle scorse settimane. Sono quelle radici che alimentano quella «cultura» e tutte le sue perpetrazioni violente e criminali. Dalla base, l’oggettificazione sessuale imposta e le «molestie da strada», fino alle vette più drammatiche.
In solidarietà ad Emma Marrone e a «tutte le donne derise ed umiliate per aspetto fisico non aderente a canoni estetici della cultura patriarcale» è stata lanciata la sfida social #iononevito. Una campagna con la quale rivendicare l’inviolabilità dell’autodeterminazione femminile, la denuncia e l’opposizione libera e ribelle ad ogni imposizione maschilista e maschiocentrica.
In questa videointervista le promotrici Ilaria Di Roberto (autrice del libro «Tutto ciò che sono») e Rosanna Coruzzolo, promotrice del progetto «Nata Libera», raccontano come è nato, lo spirito e come si evolverà questa sfida social. Durante la videointervista si è ricordata anche la vicenda di Diana Di Meo, arbitra di calcio pescarese vittima nelle scorse settimane di revenge porn, a cui si invia la più grande solidarietà e appoggio. Dopo aver denunciato in un video instagram il revenge porn, e aver sottolineato l’inviolabilità della libertà femminile, Diana Di Meo è stata oggetto di commenti violenti, volgari e offensivi su instagram stesso. Colpevolizzazione della vittima, victim blaming – la vigliacca pratica con la quale si giustifica ogni carnefice e si considerano colpevoli e responsabili solo e soltanto le donne vittime e sopravvissute – allo stato puro. A cui la stessa Di Meo ha risposto con un nuovo post in cui ha ribadito con ancora più forza l’inviolabilità dei diritti e dell’autodeterminazione femminile. All’inizio della videointervista Ilaria Di Roberto ha condiviso la lettura di un monologo tratto dal suo libro «Tutto ciò che sono», «Io scelgo di vivere», che denuncia bullismo, cyber bullismo e body shaming.
NO
Non evito di farmi un selfie per la paura che qualcuna possa giudicare le mie rughe
Non evito di mostrarmi in foto senza trucco
Non evito di vestirmi come meglio mi aggrada per evitare che qualcuno mi critichi
Non evito di mettermi in costume perché ho messo su qualche kg
Non evito di mostrare le gambe per timore che qualcuno possa ritenere poco opportuna la mia minigonna
#iononevito perché voglio dire NO a questa società che ci impone dei canoni di bellezza in cui se non ci rientri ti deride e ti giudica
IO SONO IO.
SONO BELLA NELLA MIA UNICITÀ COME TUTTE LE DONNE!!!
Le cose non cambiano mai da sole
Se anche tu come me, vuoi contribuire a buttare giù dei muri per te stessa e per tutte le donne, continua con
Con questo post, che riproduciamo integralmente, Rosanna Coruzzolo ha ribadito in questi giorni i contenuti della sfida social rilanciandola su facebook.





