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Si potevano evitare decine di migliaia di decessi

by Alessio Di Florio
16 Novembre 2022
in Approfondimenti
Reading Time: 8 mins read
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Si racconta che un pesce rosso ha memoria da un lato all’altro della boccia in cui nuota, nel momento in cui tocca una delle sponde la sua memoria è così labile che dimentica tutto e ricomincia la traversata. Il Paese orrendamente sporco, denunciato tutta la vita da Pasolini, che ha costruito e perpetua la boccia in cui l’Italia è perennemente ingabbiato appare drammaticamente e vergognosamente simile a quella boccia. In cui i pesci rossi abbondano. Pesci rossi che portano avanti le colonne che permettono alla boccia del Paese orrendamente sporco di prosperare.

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L’Italia è il Paese in cui tutto e il contrario di tutto si sostiene avvenga per fato, destino, per colpe di entità lontane e sideralmente altre.

Alimentando un fatalismo, un’arrendevolezza, una normalizzazione che – parafrasando Pavese – è complicità e rende già colpevoli. La sanità pubblica è stata distrutta e devastata, causando sofferenze ed ingiustizie immani a milioni di persone e di fatto portando alla morte di migliaia (se non milioni), lo si fa passare come un destino ineluttabile.

Le mafie prosperano, corrompono, divorano il Paese? È sempre stato così e nulla può mai cambiare. L’ambiente viene avvelenato, la corruzione dilaga trasformando la res publica in una res privata di un’elite di colletti bianchi, affaristi e squallide consorterie? È il destino, son cose che succedono, nulla potrà mai cambiare. L’elenco di queste complicità è sterminato, forse infinito.

Albert Einstein disse che una cosa appare impossibile finché non arriva qualcuno che non lo sa e lo realizza. La favola ci racconta che non era la cecità a dominare, che non era impossibile vedere che il Re era nudo. Ma vigeva la regola dell’omertà ed era considerato pericoloso e sconveniente dirlo. Il bambino non lo sapeva e squarciò il velo che copriva le complicità col sovrano.

Questo è il Paese che colpevolizza le vittime, che le perseguita, che cerca sempre di sgravare i colpevoli, di cancellare ogni responsabilità. Una donna viene violentata, picchiata, uccisa? Qualcosa avrà fatto, avrà mandato segnali, avrà fatto qualcosa che non doveva fare. Si viene uccisi dalle mafie? Ma poteva evitare, ma se l’hanno gonfiato di botte o ucciso qualcosa avrà fatto. Vieni ucciso o sei gravemente colpito da una malattia? Ma era debole, era vecchio, chissà se si curava, chissà se si è rivolto in tempo ai medici, le assoluzioni possono essere infinite. Poi fiorisce la retorica, l’eroizzazione, le parate e le parole commosse e commoventi.

La pandemia non sfugge a questi meccanismi anzi ne è la perfetta, plastica rappresentazione. Quante lacrime, quanta retorica, quanti discorsi, quanto hanno sparso in lungo e in largo. Il pesce rosso non lo ricorda ma due anni e mezzo fa trionfavano bandiere sui balconi, canti, stringiamoci a coorte, slogan come non ci fosse un domani. E tutti siamo stati intruppati in una guerra, con tanto di generali di corpo d’armata e istruzioni militari belliche. E guai a chi disertava, guai a chi non si sentiva colpevole se non eri fedele in tutto e per tutto, se ti ponevi qualche dubbio o ti lasciavi sopraffare anche da esigenze primarie umane e vitali come gli affetti. I nipoti considerati potenziali killer delle nonne, il cane che ti trascinava col guinzaglio un metro oltre uno stragista peggio delle Br o di Al Qaeda.

Chiariamo subito una possibile obiezione: nessuno sta negando nulla, nessuno si vuol ergere ad esperto sanitario e negare cautela, regole e buon senso. Però c’è una verità incontrovertibile che emerge sempre più: chi colpevolizza gli altri aveva responsabilità ben precise e molto ma molto più grandi. Ma nel Paese della boccia del pesce rosso questo non si può dire, è stato cancellato prima ancora che il gessetto finisse di scrivere sulla lavagna.

Il Paese senza memoria, in cui abbondano padrini, zone grigie e zone sporche, in cui tutto sparisce in un attimo. L’emozione del momento, le grancasse mediatiche a libri paga di qualcuno, l’arroganza di coloro che più son colpevoli e più gridano istericamente contro le vittime. Non sono ectoplasmi o fati ad aver determinato tutto quel che è accaduto, e tanti guidati dalle chiacchiere della propaganda fanno finta di “dimenticare”, ma gli stessi che ci inondarono di finto patriottismo due anni e mezzo fa, da chi scaricò sui cittadini colpe non proprie, da chi imponeva di cantare e rimanere in silenzio mentre si tutelavano le interessi delle lobby e dei grandi padrini.  

Tanto bravi a ordinare, fare paternali, scaricare ogni responsabilità sui cittadini e iniziarono ad abbandonare anziani, malati, fragili negli ospedali e nelle RSA, a tacere e seminare omertà su quanto accaduto (o meglio non accaduto) a Nembro, Alzano e in tutta la bergamasca. In quelle settimane di fine febbraio-inizio marzo 2020, quelle della mancata zona rossa e poi dell’Italia in lockdown, quelle della tragedia e dell’angoscia, della Milano/Roma/altre città non si ferma e abbottatevi di aperitivi (per poi guai a voi se portavate il cane a pisciare a 500 metri e un millimetro) si scoprì che l’Italia aveva un piano pandemico non aggiornato.

Ma c’è chi continua a prendere il gessetto e a trasformarlo in una penna indelebile, chi il coraggio sottolineato da Einstein e nella favola lo conosce e lo vive, chi non si arrende a finte lacrime complici ma si com-muove veramente, ha un cuore, una schiena dritta. E non si arrende. Sull’emergenza sanitaria, su quanto accaduto negli ultimi due anni e mezzo, sulla sofferenza, il dolore e la morte seminati dalla pandemia (tra cui affetti e persone care) l’animo e il cuore, una memoria vera, una commozione autentica la possiede e la condivide.

Il comitato dei familiari delle vittime del Covid19 di Bergamo Associazione #Sereniesempreuniti con l’avvocato Consuelo Locati è stato presente al convegno di sabato scorso a San Marino.

Nel video che proponiamo come copertina di quest’articolo l’avvocato Locati riporta quel che documenti ufficiali hanno documentato. Sul piano pandemico e sulla sua applicazione, sulle responsabilità ben precise di Ministero e Regioni.  Tutte questioni che emergono nelle aule di tribunale grazie alle denunce e all’attività del Comitato. Dichiarazioni forti e coraggiose nel Paese della boccia dei pesci rossi raccolte dalla altrettanto coraggiosa, valente e sempre informata e puntuale su quanto accaduto e accade in quella zona d’Italia e sulla lotta per verità e giustizia sulla responsabilità nell’emergenza sanitaria, giornalista Gessica Costanzo.

Riproponiamo integralmente il comunicato pubblicato sul sito web del Comitato qui https://www.familiarivittimecovid19.it/?p=1049 ed inviato a tutta la stampa.

Covid: ancora ombre sulla pandemia. Il punto in un convegno a San Marino

A San Marino, nel contesto del convegno internazionale organizzato dal Cemec (Centro Europeo Medicina delle catastrofi), i familiari delle vittime del Covid19 di Bergamo e della Lombardia riuniti nell’Associazione #Sereniesempreuniti e i loro legali con i consulenti hanno fatto un salto indietro di quasi 3 anni illustrando quali siano, ancora, le ombre sulla pandemia ed evidenziando le responsabilità della gestione, soprattutto, della prima fase. 

Il convegno dal titolo “Nuovi orizzonti giurisprudenziali, responsabilità organizzative e politiche vaccinali: nuove interpretazioni o vecchie regole dimenticate?” (in foto alcuni dei relatori) si è svolto presso l’Ospedale di Stato sabato 12 novembre. A moderare gli interventi il dottor Emilio Chiodo, del Comitato scientifico del Cemec.

Hanno aperto la mattinata il Segretario di Stato alla Sanità Roberto Ciavatta e il Coordinatore dei Capitani di Castello Roberto Ercolani. I numeri dei decessi, con l’esplosione dei casi tra fine febbraio e inizio marzo 2020, sono stati sviscerati dall’ingegnere Livio Moricca, che – riprendendo i dati Istat – ha illustrato la disomogeneità di quanto accaduto in Italia evidenziando il grosso impatto in Lombardia. 

Gli interventi dei legali e dei consulenti della causa civile

A tornare indietro a quelle settimane tragiche il dottor Giuseppe Marzulli, ex direttore medico dell’ospedale di Alzano Lombardo, in bassa Valle Seriana alle porte di Bergamo, salito alla ribalta delle cronache per essere l’ospedale dove vennero accertati i primi casi della provincia il 23 febbraio 2020. Il focus del dottor Marzulli è stato sulla mancata zona rossa che non venne tempestivamente istituita tra Alzano Lombardo e Nembro, come previsto dal Decreto Legge del 23 febbraio 2020. Ciò portò a registrare tra i 2000 e 4000 morti in più come stabilito dalla perizia del consulente della Procura di Bergamo, il dottor Andrea Crisanti. Lo snodo della mancata zona rossa è al centro della maxi inchiesta della Procura di Bergamo che dovrebbe chiudersi entro la fine dell’anno. 

Sull’impreparazione oggettiva dell’Italia ha portato l’attenzione il Generale Pierpaolo Lunelli che ha sviscerato il regolamento Sanitario internazionale del 2005 che prevedeva investimenti per oltre 5 miliardi (dal 2007 al 2012) da parte dell’Italia per la preparazione e la risposta ad emergenze sanitarie e che non è mai stati ratificato. Tra i mancati adempimenti che rendono corresponsabili il Ministero della Salute e le Ragioni, la mancata tempestiva attuazione del piano pandemico nazionale, come illustrato da Consuelo Locati, avvocato del team legale che ha intrapreso la causa civile a Roma. 

Le ha fatto eco il collega Luca Berni che ha parlato di comunicazione e della mancata trasparenza che ha contraddistinto tutti gli enti che hanno gestito la pandemia. A chiudere la mattinata Stefania Tassone, Giudice Presidente della 4°Sezione del Civile Tribunale di Torino, che ha spiegato come il giudizio del tribunale penale sia diverso da quello civile e come serva dimostrare il nesso causale tra omissioni e conseguenze dannose per ottenere i risarcimenti richiesti.

Gratitudine per l’interessamento da parte di uno Stato estero è stata espressa da Cassandra Locati, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime del Covid19 #Sereniesempreuniti, alcuni dei quali presenti durante il convegno. 

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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