Abbiamo riassunto nel primo articolo lo stato dell’arte su come è ridotta oggi la Riserva di Punta Aderci, mesi dopo la fine dell’ultima proroga del precedente affidamento, e sul bando atteso da tempo.
Il precedente affidamento è scaduto a maggio di due anni fa. Torniamo oggi su due altri temi, legati a Punta Aderci, di cui ci siamo occupati molte volte in questi tre anni: il redigendo PAN e le segnalazioni di «odori molesti».
Non si hanno più notizie del Piano di Assetto Naturalistico di Punta Aderci, il cui iter secondo legislazione nazionale ed europea dovrebbe essere la più partecipata e trasparente possibile in tutte le sue fasi. Idem tavoli tecnici, confronti e altro di cui parlarono negli anni scorsi il sindaco Menna e l’allora assessore all’ambiente Paola Cianci.
Siamo nell’anno della maturità delle prime segnalazioni degli odori molesti (percepiti da almeno due anni fin nel cuore del centro cittadino) ma di fatto due restano le individuazioni di fonti di criticità nell’area. Nessuna che a quanto pare può far riferimento a questi odori molesti segnalati e nessuna da autorità sanitarie. Nulla mentre abbiamo avuto tre papi di cui uno dimissionario, tre Presidenti della Repubblica di cui due anche rieletti, 5 Presidenti della Regione Abruzzo, i pozzi inquinati dalla mega discarica di Bussi sono stati chiusi, la mobilitazione popolare ha evitato l’arrivo del Centro Oli di Ortona e di Ombrina Mare 2, si sono ritirate persino le forze armate USA e alleati dall’Afghanistan, sono stati arrestati Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, condannato l’inventore delle ecomafie Chianese, sono morti lo stesso Provenzano, Totò Riina, Gheddafi, Saddam Hussein, Bin Laden, Andreotti, Cossiga, Rita Levi Montalcini, Raffaella Carrà e qualche altro milione solo di personaggi illustri, si sono scatenate guerre in mezzo mondo e più e stiamo sul crinale di una possibile terza guerra mondiale, abbiamo avuto la crisi greca, altre crisi argentine, svariati colpi di Stato, le primavera arabe, la crisi finanziaria del 2008, è esplosa la pandemia, la nazionale italiana di calcio ha vinto un mondiale ed un europeo e almeno qualche altro milione di avvenimenti.
Riproponiamo sintesi ed interrogativi posti nell’agosto scorso, anche alla luce delle dichiarazioni del rappresentante locale degli industriali di quasi un anno fa in cui fece riferimento a criticità «risolvibili in un’ora».
Rispetto al 2005, quasi diciotto anni fa, l’unica notizia ufficiale riscontrata è giunta nell’aprile dell’anno scorso.
Fonte la Guardia di Finanza di Foggia e dei Carabinieri di Bari una cui imponente operazione contro il traffico illecito di rifiuti aveva coinvolto Campania, Puglia e provincia di Chieti. Oltre a 13.100 tonnellate di rifiuti speciali stoccati abusivamente in vari capannoni tra cui uno a Vasto, nella zona industriale di Punta Penna, di 1.250 metri quadrati. I rifiuti accumulati in maniera illecita, hanno sottolineato gli investigatori, anche a Vasto hanno reso l’aria irrespirabile nella zona.
Quindi, allora sedici anni fa dopo le prime segnalazioni, l’unica risposta pubblica ufficiale (che comunque, vista la situazione da lustri e il perdurare nessun collegamento sembra avere con i plurisegnalati «odori molesti») è giunta da centinaia e centinaia di chilometri dal territorio istoniense.
Nell’aprile scorso su un magazine online della provincia bolognese è stata pubblicato un approfondimento, curato da studenti che svolgono tirocinio universitario, in cui il rappresentante degli industriali locali ha reso noto che da nelle industrie hanno riscontrato, verificato ed intervengono solo e soltanto per problemi di «ordinaria amministrazione»: «le industrie della zona che lavorano con i materiali organici ogni tanto possono incontrare problemi come un filtro tappato che non riesce ad amalgamare bene la materia prima – le testuali dichiarazioni – però sono problemi risolvibili in un’ora, il tempo di aggiustare l’impianto».
Riepilogando quindi: forze dell’ordine di una regione a centinaia di chilometri individuano rifiuti che rendono irrespirabile l’aria intorno al capannone in cui sono stati stoccati illecitamente, gli industriali hanno individuato criticità «risolvibili in un’ora» e da dove si puote dar risposte ai cittadini perché istituzionalmente e legalmente «competenti» a farlo?
Dalle dichiarazioni del rappresentante degli industriali della zona dobbiamo ipotizzare che ci sono criticità individuate e risolte e altre che sono quelle che allarmano e su cui scaturiscono segnalazioni?
Quindi c’è altro che, da quasi diciotto anni, resta insondabile?
Come è possibile che dei privati individuano e sono a conoscenza di fatti e gli enti pubblici no?
E, in conclusione, ripetiamo la domanda: sul tavolo tecnico con l’ARTA e sul confronto con l’Università sono sfuggite a noi notizie o non ci sono mai state?
Nel primo caso chiediamo venìa, e riscontro a quanto a noi sfuggito, nel secondo perché?
Cosa è accaduto perché nulla è ancora avvenuto?
Ci dobbiamo preparare a festeggiare il diploma dei signori odori molesti o, magari, prima o poi, arriveranno notizie su fonti e cause?




