Danni permanenti, handicap gravi riconosciuti dall’Inps, sindrome di deficit attentivo e comportamentale e altre patologie. È il quadro clinico del figlio, oggi quattordicenne, di una coppia di Atessa residente a Lanciano. Le patologie del ragazzo sarebbero conseguenza di quanto avvenuto in fase di pre-parto. Questa la motivazione con cui i genitori hanno sporto denuncia contro la Asl: l’accusa è che i danni permanenti e le patologie sarebbero stati causati dall’operato dei sanitari.
Il giudice Gianluca Falco, Tribunale civile di Chieti, ha condannato la Asl Lanciano-Vasto-Chieti ad un risarcimento di 522.000 euro. La famiglia del ragazzo è stata supportata nella vicenda legale da Andrea Florindi e Gennaro Baccile, avvocato e membro del direttivo nazionale dell’associazione Sos Utenti Aps e presidente della stessa associazione.
La vicenda è stata riportata da Il Centro nell’edizione di giovedì 25 aprile. Durante il processo, riporta il quotidiano, la madre “nonostante il sanguinamento non è stata sottoposta a visita medica né all’ecografia per accertare le condizioni del bimbo” e “neppure un monitoraggio cardiaco continuo ci sarebbe stato, ma solo due visite ostetriche con rilievo isolato del battito cardiaco fetale”. “Negligenza sanitaria” in sintesi l’accusa rivolta agli operatori sanitari si legge nell’articolo pubblicato dal quotidiano abruzzese
“Il sanguinamento e il ritardato parto cesareo hanno provocato in tal modo una grave sofferenza perinatale al bambino con danni cognitivi e comportamentali e, successivamente, disturbi visivi, disarmonia dello sviluppo, linguaggio e disabilità intellettiva” conclude l’articolo de Il Centro.





