Oggi, martedì 9 settembre alle 12.00 saremo tantissimi, noi giornalisti impegnati nella difesa dei diritti umani. Le cifre delle adesioni ne danno già conferma. E non saremo solo giornalisti, ma anche cittadini, studenti, operatori culturali, associazioni impegnati tutti, lo ripeto, per i diritti umani.
Durante l’estate non si sono fermate e anzi si sono moltiplicate le manifestazioni, i presidi, gli appelli per il cessate il fuoco e a favore della popolazione palestinese colpita da missili, isolamento, propaganda e carestia.
La raccolta di cibo e generi di prima necessità per la Global Sumud Flottilla è andata oltre le aspettative. Le quaranta imbarcazioni sono partite e stanno partendo per la Striscia di Gaza, con il sostegno della società civile, di alcuni Comuni, di alcuni Stati.
Una grande prova di democrazia partecipativa lega individui e istituzioni tesi ad affermare la cultura dell’Umano. Ciascuno facendo la propria parte in un momento in cui la Storia fa appello alle coscienze democratiche contro il pericolo autoritario per un segno contro l’omertà e l’indifferenza.
E’ necessario allora rispondere assumendo quella postura intellettuale che ha portato all’affermazione dei diritti umani solo se uniti lottando attraverso gli strumenti di democrazia partecipativa. Uniti bisogna fermare la mattanza di uomini, donne, bambini, dei soccorritori e di chi racconta la verità sul genocidio in atto: piani di una pulizia etnica chiarissimi ben prima del 7 ottobre 2023.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi, Gaza è diventata un vero e proprio cimitero dell’informazione. Almeno 246 giornalisti palestinesi sono stati uccisi sotto i bombardamenti israeliani: un numero mai visto prima, il più alto mai registrato in un conflitto moderno. Non sono caduti per caso: non vittime collaterali, ma bersagli ben individuati, colpiti anche mentre documentavano la realtà con la telecamera in mano o indossavano i giubbotti con la scritta ben visibile “PRESS”. Alcuni sono morti insieme alle loro famiglie, altri mentre trasmettevano in diretta, nel tentativo disperato di raccontare al mondo ciò che stava accadendo.
L’Ordine dei Giornalisti del Lazio, con il consiglio al completo, Articolo 21 e tante altre realtà associative, scenderanno in piazza. Saranno letti, uno a uno, i nomi dei colleghi caduti: un rito laico di memoria e di resistenza. Un momento di raccoglimento e di denuncia, per dire forte e chiaro che raccontare non è un crimine, ma un diritto e un dovere civile.
Tutti uniti per difendere un principio semplice e universale: colpire chi informa significa colpire il diritto di tutti a conoscere la verità.






