La vicenda giudiziaria che coinvolge Salvatore Cuffaro, meglio conosciuto come Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, è l’ennesimo specchio deformante di una politica italiana senza etica e senza moralità.
Le intercettazioni e gli atti noti agli inquirenti raccontano molto più di un’inchiesta: narrano la decadenza di un sistema in cui la “res publica” è divenuta bottino, spartito tra bande di potere travestite da partiti, clan o correnti.
Un copione già visto, tristemente familiare a chi conosce dall’interno i meccanismi della politica e i processi di mafia, magari da difensore di collaboratori di giustizia.
Le analogie, in effetti, sono inquietanti: le cosche mafiose e i gruppi politici ragionano allo stesso modo. Con la sola differenza che, in quanto a furbizia e doppiezza, i secondi sembrano aver superato i primi.
Dichiarazioni che fanno ridere… o piangere
Tra le tante perle di questa vicenda spicca un episodio grottesco.
Cuffaro, intercettato, avrebbe dichiarato che Raffaele Lombardo — altro nome noto della politica siciliana — sarebbe stato colui che “ha fatto mettere sotto indagine” proprio lui, Totò.
Fin qui, nulla di nuovo.
Ma ciò che lascia attoniti è la reazione di Lombardo, intervistato dal giornalista Mario Barresi, che risponde con parole da teatro dell’assurdo:
“Mi spiace sinceramente per Cuffaro, immagino il dramma che sta vivendo.”
Un dramma, certo. Ma di quale genere? Politico, morale o comico?
Ed ecco che ritorna la domanda iniziale: piangere o ridere?
Forse entrambe le cose. Perché l’Italia, oggi, è diventata una tragicommedia dove la corruzione è normalità e la vergogna è merce rara.
La politica come farsa, la legalità come urgenza
Questa vicenda non è solo un fatto di cronaca. È la conferma che il sistema politico è malato e che la sua rigenerazione non potrà mai arrivare dall’alto.
Serve un movimento dal basso, un nuovo patto civico che rimetta al centro legalità, responsabilità e verità.
Occorre ricostruire — pezzo per pezzo — la fiducia dei cittadini in uno Stato che sembra aver smarrito la propria dignità.
In caso contrario, il baratro morale e civile in cui stiamo precipitando continuerà ad allargarsi, e la domanda “piangere o ridere?” resterà solo l’amara sintesi di un Paese che ha smesso di indignarsi.





