Il palcoscenico di Termoli per il “guardiese per vocazione”
Domani 12 dicembre, alle ore 11, nel salone del Comune di Termoli, si terrà la cerimonia – in video collegamento – con Milano.
Vittorio Feltri riceverà l’“Onorificenza del Molise e della fierezza Sannita”, con artistica pergamena consegnata dal presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante, in collaborazione con l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Nico Balice e l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo del Molise.
Il Molise esiste e si fa notare.
Contestualmente, sarà presentato il suo ultimo libro “Chi non legge è perduto”, tra «festival di cultura, condivisioni e aggregazioni» e brindisi finale, come recita la retorica zuccherosa del comunicato.

Peccato che, mentre in Molise si prepara il tappeto rosso, in tribunale, a Torino, è appena arrivata una condanna: 20mila euro di risarcimento all’Associazione studi giuridici sull’immigrazione per le frasi pronunciate a La Zanzara («sparerei in bocca ai musulmani»), giudicate molestia discriminatoria. Una fotografia perfetta dell’Italia di oggi: un giudice parla di odio discriminatorio, una Regione parla di fierezza.
Il Molise esiste e si fa notare.
Feltri in radio definisce i musulmani «razza inferiore» e dichiara «gli sparerei in bocca», parlando della morte del giovane Ramy Elgaml e delle proteste nel quartiere Corvetto. Per queste parole viene sospeso per quattro mesi dall’Ordine dei giornalisti e sanzionato dall’Agcom per linguaggio d’odio. Commenta una ragazza stuprata nel caso genovese definendola “ingenua” e chiedendosi se «pensava forse di andare a recitare il rosario entrando nella camera da letto» dell’imprenditore, in un editoriale uscito alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Twitta sull’alluvione in Emilia-Romagna (15 morti, migliaia di sfollati) che «prima piangono disperati perché non piove, poi piangono disperati perché piove troppo e qualcuno annega. Ma si può sapere che cosa cavolo vogliono». Ironizzare sulle donne violentate: «Se sono bone possono venire a casa mia», “battuta” pronunciata in tv.
Non sono “goliardate da bar”.
Sono frasi rilanciate da giornali, tv, social, che costruiscono senso comune: normalizzano il razzismo, rovesciano la responsabilità sulle vittime di violenza, deridono chi muore in una catastrofe climatica, trasformano il dolore degli altri in materiale da show. Questo è il Feltri che, domani, verrà messo sul piedistallo come simbolo di “fierezza sannita”.
Fierezza sannita o fierezza dell’odio?
Le istituzioni, quando assegnano un’onorificenza, non stanno solo premiando una persona. Stanno dicendo a un territorio: «Ecco un esempio. Ecco un modello di cui andare fieri».
Qual è la fierezza che si vuole rappresentare?
Quella di un popolo che difende dignità, uguaglianza, rispetto?
Quella di chi considera intere comunità “razza inferiore”, ride delle donne stuprate e spara battute sui morti sotto il fango?
È un messaggio preciso: si può dire di tutto, basta essere famosi.
C’è un altro livello, ancora più amaro.
Lo stesso Molise che dovrebbe investire in educazione alla legalità, contrasto alla violenza di genere, lotta alle discriminazioni, preferisce oggi celebrare chi banalizza tutto questo. Mentre scuole, associazioni, centri antiviolenza provano a spiegare ai ragazzi che non si scherza sui femminicidi, che il linguaggio costruisce la realtà, che l’odio non è opinione, in Molise si apparecchia una cerimonia per chi su quel linguaggio ha campato per anni.
Non è una gaffe. Non è una disattenzione. È una scelta politica e culturale.
Il Molise dice ai suoi giovani: puoi essere premiato anche se disprezzi una religione o un’intera comunità; puoi fare battute sulle donne stuprate e venire comunque presentato come simbolo di cultura; puoi ridere dei morti in un’alluvione e poi parlare di “nuove speranze” sorseggiando un prosecco nel salone comunale.
“Chi non legge è perduto”. Ma chi non pensa cosa diventa?
Il titolo del libro che sarà presentato, “Chi non legge è perduto”, suona come una beffa. Perché il problema, qui, non è leggere o non leggere. Il problema è che cosa si decide di legittimare come pensiero, parola, esempio pubblico.
Nessuno nega a Feltri il diritto di scrivere, pubblicare, polemizzare.
Ma quando le sue parole varcano il confine e diventano, per un tribunale, molestia discriminatoria; quando per l’Ordine dei giornalisti meritano una sospensione disciplinare; quando per una parte larga dell’opinione pubblica rappresentano un insulto quotidiano a minoranze, donne, vittime, allora non è più solo “opinione scomoda”.
Non in nostro nome
Chi vive in questa regione, chi lavora ogni giorno su temi di legalità, diritti, rispetto delle differenze, ha il diritto e forse il dovere di dire: non in nostro nome.
Non in nome delle donne che subiscono violenza; delle comunità migranti che vivono nei nostri territori; di chi ha perso tutto sotto il fango e l’acqua.
Fierezza sannita, se ha un senso oggi, dovrebbe voler dire un’altra cosa: fierezza di alzare la testa contro l’ingiustizia, di stare dalla parte di chi subisce, non di chi spara cazzate sui più deboli.
Per questo, quella pergamena, più che un onore, somiglia a una resa: la resa di una politica locale che, pur di un attimo di riflettori, sacrifica la propria credibilità morale.
Il Molise esiste però merita di meglio.
Le sue donne, i suoi giovani, le minoranze che lo abitano, meritano esempi diversi da portare nelle scuole e nelle piazze.

Immagine AI




