Nel momento di crisi profonda dell’Occidente e del neoliberismo che ha dominato negli ultimi 50 anni, nel momento in cui viene sempre più messa in discussione la centralità del dollaro come moneta di scambio, abbiamo un pericoloso sfaldamento del mondo occidentale.
Gli USA hanno una crisi interna profonda per aver delocalizzato gran parte delle loro produzioni, per aver favorito la concentrazione della ricchezza in poche mani e per aver creato una massa di orfani del sogno americano. Trump è l’espressione di questa crisi valoriale e l’assalto al Congresso è stato il prodromo di quello che è successo poi.
L’Europa, che doveva costituire la novità del dopoguerra, è stata costruita secondo una visione diretta delle lobby neoliberiste. Le scelte strutturali ed economiche venivano decise essenzialmente dalla Commissione europea, che non era espressione del parlamento, e dalle lobby economiche finanziarie. Si è avuta un’Europa non attenta alle esigenze delle popolazioni ma in rapporto alle esigenze di queste lobby. L’austerità imposta, la compressione dei salari, la precarizzazione del lavoro, ecc., hanno determinato uno sfaldarsi del sogno europeo.
Quando nel 2008 si è determinata quella tremenda crisi finanziaria globale con il rischio del crollo del sistema bancario, gli USA hanno investito 10.000 miliardi di dollari e l’Europa più di 5000 miliardi di euro per sostenere il sistema bancario. Questi soldi sono stati scaricati sui debiti pubblici ed hanno costituito un’ulteriore stretta per i cittadini. Non a caso la crisi greca e l’austerità finanziaria in Italia si sono accentuate drammaticamente dopo gli eventi del 2008.
Gli USA hanno considerato e trattato l’Europa sempre come una propria colonia dal dopoguerra e sicuramente hanno lavorato per selezionare l’attuale classe dirigente. Loro hanno favorito la guerra per procura in Ucraina e quando hanno ottenuto l’allontanamento della Russia dall’Europa, la crisi finanziaria ed energetica del nostro continente, l’hanno abbandonata mentre trattano direttamente con la Russia. Anche il riarmo imposto è un onere, insieme ai dazi accettati passivamente, che paghiamo a questo imperatore decadente.
Con questa classe dirigente e con queste regole imposte dalle lobby economiche e finanziarie, l’Europa si sfalda e rischia di essere ancora una volta il centro di conflitti tremendi. In mancanza di visioni alternative socioeconomiche e valoriali, dobbiamo dedicarci al riarmo e stimolare possibili guerre disastrose per tutti.
Una discussione vera e preliminare dovrebbe svilupparsi per determinare visioni diverse socioeconomiche e valoriali che vadano a sostituire il neoliberismo in crisi che non può che portarci alla guerra. Ci vorrebbe qualcosa di simile a Bretton Woods, possibilmente senza guerre preliminari, ed un nuovo Keynes che prospetti nuove organizzazioni del mondo economico-finanziario con un diverso assetto valoriale.





