Un’analisi critica sulla guerra in Ucraina, il ruolo degli USA, le scelte dell’Europa e il rischio di escalation. Davvero possiamo diventare “carne da macello”?
Si ha la sensazione di vivere un momento davvero drammatico. E allora proviamo a mettere in ordine i fatti, senza slogan e senza ipnosi collettive.
Sicuramente gli Stati Uniti hanno favorito, in molti modi, la selezione delle attuali classi dirigenti europee. Il loro agire, però, non ha avuto lo scopo di difendere l’Europa, quanto piuttosto di allinearla e renderla funzionale alle politiche americane.
In questo quadro si inseriscono alcune scelte precise: il boicottaggio degli accordi di Minsk, anche attraverso pressioni politiche (si pensi al viaggio dell’allora primo ministro britannico Boris Johnson a Kiev); l’accettazione dell’interruzione delle forniture di gas russo, senza una reale e netta condanna di chi ha colpito il gasdotto; l’invio di armi a Kiev, con l’effetto di prolungare la guerra e la carneficina; la rinuncia, di fatto, a qualsiasi via diplomatica credibile e continua.
Secondo questa lettura, tutto ciò è stato voluto, o comunque favorito, dagli USA.
Il punto di svolta: Europa allontanata dalla Russia
Dopo aver ottenuto l’allontanamento dell’Europa dalla Russia (obiettivo strategico per Washington), dopo aver imposto dazi e un modello economico che spinge l’Europa a “servire” l’economia USA (anche tramite l’acquisto di gas americano a un prezzo più alto), e dopo aver imposto la necessità di destinare fino al 5% del PIL alle spese militari (con acquisti, in larga parte, di matrice americana), oggi si profilerebbe una nuova fase.
Gli USA, ottenuti i loro obiettivi, mirerebbero ora a una spartizione di fatto dell’Ucraina con la Russia e a un approdo alla pace.
Da questa storia, il risultato è pesantissimo: un’Ucraina sacrificata in una guerra per procura, frammentata, ferita, distrutta; un’Europa indebolita, frammentata, in un declino economico e sociale sempre più evidente.
E viene da chiedersi: era proprio questo il progetto? Probabilmente sì.
Il rischio vero: élite nel panico e tentazione bellica
La cosa più grave è che queste élite politiche, ora nel panico e in cerca di sopravvivenza, potrebbero trascinarci verso una guerra disastrosa. I continui messaggi bellicisti, il continuo “pubblicizzare” un presunto interesse della Russia a invaderci, sembrano più un atto di disperazione che una valutazione lucida e documentata: dirigenti politici che, dopo aver obbedito, si ritrovano con il cerino in mano.
Saremo davvero “carne da macello”? Possiamo diventare tutti carne da macello per queste classi politiche?
Ho ascoltato un generale dell’esercito, in audizione al Parlamento, affermare che il popolo italiano è cambiato e non è come quello che offrì la sua carne al massacro della Prima guerra mondiale. Ma non credo che allora ci fosse tutta questa voglia di farsi massacrare: furono costretti.
E allora la domanda è brutale, ma necessaria: ritenete decente che si faccia un’analisi di questo tipo, provando a convincerci che esista un pericolo che solo loro vedono? Possiamo continuare ad essere passivi in questi giochi di guerra e diventare tutti, compresi i nostri figli, carne da macello per élite politiche così indegne e inadeguate?
Pensiamoci. Prima che sia troppo tardi.

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