Ogni anno, a Natale, mentre le luci si accendono e il rumore del consumo cresce, torna puntuale un’espressione che molti politici ripetono come un mantra: “difendere le radici cristiane dell’Europa”. Parole solenni, altisonanti, usate nei discorsi ufficiali. Ma che cosa sono davvero queste radici? Dove si trovano? E soprattutto: chi le invoca le sta rispettando o le sta solo usando come bandiera identitaria, svuotata di senso?
Per provare a capirlo, faccio una cosa semplice: torno ai testi. Rileggo alcuni brani del Vangelo e delle Scritture. E, per sintesi, ne scelgo pochi, essenziali.
Cosa dicono davvero le “radici cristiane”
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La parabola del Buon Samaritano (Vangelo di Luca): il “buono” non è il religioso integrato, non è il potente, non è il rispettabile. È lo straniero, il diverso, quello che non appartiene al “noi”. Il Samaritano si ferma, vede le ferite, si sporca le mani, paga di tasca sua. Se c’è una radice cristiana è qui: vedere il dolore, farsene carico, senza chiedere il passaporto.
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“L’amore è il compendio della Legge” (Lettera di Paolo ai Romani): tutto, ma proprio tutto, si riassume nell’amore. Non in una tradizione etnica, non in una cultura “superiore”, non in un’identità da difendere a colpi di slogan. Amore come criterio ultimo.
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“Se il tuo nemico ha fame, sostentalo; se ha sete, dagli da bere” (Proverbi): non solo il vicino, non solo l’alleato, non solo chi la pensa come te. Il nemico. Quello che ti fa paura, quello che ti contraddice, quello che minaccia i tuoi interessi. La radice cristiana non è “prima noi”, ma “prima l’umano”.
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“L’odio suscita le contese, la carità invece copre ogni fallo” (Proverbi): l’odio crea guerre, spacca comunità, alimenta paura e risentimento. La carità, che non è elemosina paternalista, ma amore concreto, rompe la logica della vendetta e del rancore. Non c’è radice cristiana nell’odio organizzato, nella campagna d’odio permanente.
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“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (Vangelo di Giovanni): nuovo, non vecchio. Rivoluzionario. Non difendere confini, ma costruire relazioni. Non alzare muri, ma abbatterli.
Potrei continuare a lungo. Ma mi sembra che già qui il quadro sia chiaro.
A questo punto mi viene spontanea una domanda: le “radici cristiane” che sento proclamare con tanta insistenza da molti politici italiani ed europei, sono davvero queste?
Perché, se guardo la realtà, faccio fatica a trovare anche una minima corrispondenza tra il Vangelo che leggo e la retorica che ascolto.
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Quando si parla di migranti come numeri, problemi, minacce, “carichi residuali” da respingere, dove sta il Buon Samaritano?
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Quando si alimenta la paura dello straniero, del diverso, del povero, dov’è l’idea che l’amore è il compendio della Legge?
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Quando si invocano “radici cristiane” e nello stesso tempo si costruiscono strategie politiche sull’odio, sull’insulto, sull’avversario trattato come nemico, chi sta parlando: il Vangelo o il calcolo elettorale?
Non vedo difesa delle radici cristiane quando si riduce il cristianesimo a decorazione culturale: il presepe in piazza, qualche citazione di circostanza, due riferimenti generici a “valori” e “tradizioni”, mentre nella pratica quotidiana si calpesta il principio centrale: l’amore per il prossimo, chiunque esso sia.
Riconosco un limite: posso sbagliare, posso non vedere tutto.
Per questo mi rivolgo ai miei contatti, alle persone che mi leggono, a chi ha più pazienza, più studio, più fede, più esperienza di me. Se qualcuno riesce a indicarmi dove, nelle scelte concrete di tanti politici che proclamano di difendere le radici cristiane dell’Europa, si ritrovi davvero: il Buon Samaritano e non il passante indifferente, il nemico sfamato e dissetato, non annientato e umiliato, l’odio sostituito dalla carità, il comandamento nuovo dell’amore reciproco, e non la guerra permanente contro qualcuno. Allora sarò felice di ascoltare, leggere, imparare.
Prometto che ringrazierò personalmente chi mi aiuterà a trovare ciò che, da solo, non riesco a vedere.
Se le “radici cristiane” diventano solo uno slogan identitario, uno scudo ideologico, allora non sono più radici. Sono solo maschere.
Intanto, da persona piena di limiti che prova ancora a rileggere qualche pagina del Vangelo e a farsi domande, auguro a tutti:
Buon Natale. Un Natale meno di facciata e più di Vangelo.





