Quando la cura dipende dal portafoglio, non è più solo un problema sanitario: è un problema democratico. Le liste d’attesa diventano una diga: da una parte chi può pagare, dall’altra chi resta in coda.
Un anno di attesa non è “un disagio”: è un pezzo di vita. E spesso è la vita intera.
Giorni fa ho effettuato una urgente visita specialistica presso un ospedale di Catania.
Ho tentato di essere inserito nella lista di attesa ma avrei dovuto attendere un anno.
Allora ho fatto richiesta per l’intra moenia e in pochi giorni sono stato visitato dal primario.
Ovviamente con un costo superiore al normale ticket.Al posto mio un pensionato sociale, un operaio o un lavoratore dipendente con reddito non elevato, sarebbero stati costretti ad attendere un anno.
E tale categoria di cittadini rappresenta la maggioranza.Oggi apprendo, casualmente, che il primario che mi ha visitato, peraltro del tutto scostante e per nulla empatico, fattura al lordo una cifra incredibile, ovviamente da dividere con l’ospedale: un milione di euro l’anno!
Chi consente tutto questo?La sanità pubblica accessibile a tutti va in malora perché la politica ha scelto di favorire i medici pubblici che guadagnano con il sistema dell’intra moenia, nonché le cliniche private.
Si favoriscono i benestanti e si emarginano ancora di più le persone disagiate.
Tutto ciò lo reputo scellerato e criminale.Pertanto ho deciso che nei prossimi giorni, a nome dell’associazione “Antimafia e Legalità”, della quale faccio parte, invierò una richiesta alla Commissione Regionale Antimafia affinché venga avviata una indagine conoscitiva e a tutto campo sulla sanità in Sicilia.
Non possiamo solo lamentarci e restare a guardare.
Gli indifferenti e i pavidi, per dirla con Sciascia, sono dei quaquaraquà.
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