C’è una parola che arriva dal Medioevo: masnadièro (o masnadière). Nel vocabolario è l’“appartenente a una masnada”, furfante, brigante, persona disonesta. Ma per l’avvocato Enzo Guarnera quella definizione, oggi, non va letta come un’accusa giudiziaria: è un giudizio politico e morale, una lente per osservare un pezzo di potere che, dice, non è mai davvero scomparso. Ha solo cambiato uniforme.
Guarnera parte da una considerazione amara: un tempo i masnadieri venivano contrastati, processati, condannati, finivano in carcere. Oggi, invece, la “specie”, in senso metaforico, sarebbe riuscita a farsi rispettare, a ricevere consensi, a occupare istituzioni e persino a governare. Con qualche eccezione, certo. Ma, nel suo racconto, poche.
Perché accade?
Il cuore del ragionamento di Enzo Guarnera è una domanda semplice e spietata: perché accade? Perché un sistema che dovrebbe selezionare competenza, rettitudine, servizio, finisce spesso per premiare l’opposto?
La sua risposta non è una formula magica, è un dubbio che graffia: se i “masnadieri” (sempre in senso traslato) prosperano, forse è perché una parte del corpo sociale li tollera, li giustifica, li vota, o quantomeno si abitua a loro come ci si abitua a una crepa nel muro: la guardi, la odi, poi ci appendi un quadro.
E qui arriva il punto che per Guarnera resta l’unica via d’uscita reale, l’unica che non sia una recita: educare le nuove generazioni a essere diverse. Perché, scrive, non esistono alternative.
Il caso della Legge di Bilancio: “micro-interventi” e potere
Il ragionamento si aggancia all’attualità: Guarnera richiama un articolo del quotidiano La Sicilia che parla di micro-interventi previsti nella Legge Finanziaria/Legge di Bilancio a favore di piccole realtà locali e associative siciliane, “particolarmente a cuore” ad alcuni parlamentari.
Il titolo citato è eloquente: “La mappa degli interventi (e del potere)…” e, ancora, “Il borsino siciliano delle micro-misure: … pigliatutto”. Il punto, però, nel suo parere, non è l’illecito in sé: Guarnera precisa che nessun parlamentare intasca quelle somme. Il tema è un altro, più sottile e più politico: chi governa ha anche la forza di indirizzare risorse secondo criteri che possono diventare interesse personale e di consenso, cioè interesse politico travestito da generosità istituzionale.
Ecco perché, insiste, il termine masnadièro va inteso metaforicamente: è una categoria etica applicata alle scelte pubbliche. Una parola-antennna: capta l’odore del clientelismo, anche quando non c’è una manetta da mettere ai polsi.
“Mani libere, sempre”: l’episodio che spiega tutto
Per spiegare cosa intenda davvero per autonomia e coerenza, Guarnera rievoca un episodio personale legato alla sua associazione “Antimafia e Legalità”. Dieci anni fa, quando venne fondata, l’associazione ebbe la prima sede nel Comune di Belpasso (Catania). Il sindaco offrì gratuitamente una stanza del Municipio.
Guarnera racconta di aver rifiutato. Non per superbia, ma per una regola ferrea: autofinanziarsi per restare indipendenti da chiunque. E aggiunge il passaggio più netto: se un giorno avesse notato un comportamento illegale dell’amministrazione, lo avrebbe denunciato; accettare l’offerta, però, avrebbe potuto trasformare quella denuncia in “ingratitudine” agli occhi di qualcuno.
Quindi la scelta: niente favori, niente cappi di velluto. “Mani libere, sempre”.
È qui che la sua idea di antimafia si fa concreta: non come parola buona da mettere nel curriculum, ma come disciplina quotidiana, come allergia ai legami opachi, come igiene della democrazia.
Nel parere di Enzo Guarnera non c’è la speranza zuccherata. C’è una speranza più dura: quella che passa dall’educazione civica, dall’esempio, dalla cultura della trasparenza, dalla capacità di dire no anche quando il sì conviene.
Perché i “masnadieri”, dice, non vincono solo quando comandano. Vincono soprattutto quando diventano normali. Quando smettiamo di scandalizzarci e iniziamo a chiamare “politica” ciò che è solo gestione del consenso. E allora sì, la parola medievale torna moderna: cambia scenario, non sostanza. E ci guarda negli occhi.





