I manifesti apparsi a Isernia sulla sanità, per il medico del PS di Isernia Lucio Pastore, non raccontano la verità. Il punto, spiega nell’intervista, è far credere che tra privatizzazione e smantellamento della sanità pubblica non ci sia alcun legame. Da questa convinzione parte una riflessione ampia sul Molise, sul ruolo del privato convenzionato, sulle assicurazioni sanitarie e su un sistema che, pezzo dopo pezzo, rischia di lasciare i cittadini più soli.
Qual è il messaggio che stanno dando?
Vogliono dire che non esiste alcuna relazione tra la privatizzazione e la distruzione della sanità pubblica.
Quando il manifesto cita “basta balle, la sanità privata non ruba soldi a quella pubblica”, che messaggio vogliono far passare?
Vogliono far passare che non esiste una relazione tra il degrado della sanità pubblica e il collasso. C’è una sanità privata convenzionata che attinge dallo stesso fondo che serve a far funzionare la sanità pubblica. Più sanità convenzionata significa che più soldi vanno a finire ai privati e meno al pubblico. Se questa è la logica più aumenta la sanità convenzionata e più diminuisce la quantità di fondi che arrivano, che possono servire a mantenere gli ospedali e altri servizi pubblici. Esiste una chiara e netta relazione tra privatizzazione della sanità, specialmente la sanità convenzionata, un cavallo di Troia che pian piano sta smontando la struttura pubblica, e quello che è il degrado del sistema pubblico. Se non ho più soldi per mantenere gli ospedali aperti e questi li do ai privati, devo chiudere gli ospedali. Se non ho più soldi per mantenere i servizi pubblici è perché sto dando questi soldi ai privati convenzionati.
E poi?
Poi c’è la seconda fase.
Che significa?
Quando hanno ottenuto tutto questo, il privato convenzionato tende a stabilizzarsi, quindi ad allungare i tempi, per cui se vuoi un servizio rapido devi rivolgerti al privato puro. In tutto questo si inseriscono le assicurazioni, che vogliono costituire un punto di riferimento sulla seconda gamba del servizio sanitario, e si sta facendo di tutto e di più per inserirle nel sistema.
Come funziona il sistema delle assicurazioni?
Assicurandomi posso avere delle prestazioni particolari, molte delle quali dovrebbero essere erogate normalmente dal nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN, nda). La cosa assurda è che nei contratti firmati dalla FIOM, al posto di avere dei miglioramenti economici, ci sono queste assicurazioni che danno ai dipendenti la possibilità di usufruire di servizi che normalmente avrebbero dovuto essere assicurati dal SSN. Un meccanismo molto suddolo con cui si comincia a creare la necessità di abbreviare i tempi per le prestazioni, ricorrendo a questo privato convenzionato, puro.
Ma in tutta questa situazione il cittadino ci guadagna o ci va a perdere?
Ci perde. In tutti i sistemi in cui la sanità diventa privata, a partire da quello degli Stati Uniti, dove esiste un numero enorme, si parla di 50 milioni, di pazienti completamente scoperti da una copertura di tipo sanitario, perché non sono né abbastanza ricchi né abbastanza poveri. Le assicurazioni buone devono costare moltissimo. Chi non ha questo tipo di assicurazioni per curarsi fa dei prestiti, dei mutui, vende casa e così via. La cosa assurda è che un bene comune, qualcosa che dovrebbe essere alla base della vita di ciascuna persona, viene trasformato in una merce su cui fare profitto. Come l’acqua, come l’istruzione, come altri beni. Il bene comune utilizzato a fini di profitto. La salute che diventa merce.
Questa campagna pubblicitaria si contrappone alla tenda del sindaco di Isernia?
La tenda del sindaco di Isernia è un tentativo di bloccare il processo di destrutturazione della sanità pubblica. La cosa assurda è che si vede un’assenza, quasi completa, di tutta la realtà politica nell’accogliere l’iniziativa del sindaco di Isernia. Questa è la cosa più brutta che si può evidenziare in questo momento. Lui si pone con il suo corpo a difesa di un bene comune e viene lasciato solo.
Anche dai partiti nazionali e regionali?
Da tutti. Esiste una tendenza a voler privatizzare il bene comune. Si sta estendendo, lo si sta vedendo con le università private, con l’acqua pubblica, con l’energia, con i beni che sono stati sempre più privatizzati. Quelli che sono dei beni ritenuti essenziali per la vita degli uomini, che dovrebbero a mio parere essere messi fuori da una logica di mercato, vengono a costituire una forma di ricatto sugli esseri umani. E per ottenere questi beni essenziali sono costretti a sottomettersi a logiche di profitto.
Questi manifesti possono essere visti come una risposta alla protesta del sindaco di Isernia?
Sicuramente esiste un tentativo di portarla in questa direzione, ma è qualcosa di più vasto. È qualcosa che vuole far passare l’ultima fase di trasformazione della sanità pubblica verso il privato e creare una possibilità di non creare ostacoli.
Quale fase stiamo vivendo?
Una fase in cui la distruzione della sanità pubblica sta avvenendo da tempo, in modo sempre più evidente. Ed è stata un’operazione di lungo corso, è cominciata da quando è stata approvata la legge del ’78, dove c’era quella norma, voluta dai liberali di allora, che offriva la possibilità ai privati di ottenere lo stesso fondo che permetteva di far vivere la sanità pubblica.
Che cosa è successo?
Che questo meccanismo è stato come un cavallo di Troia che pian piano si è inserito nel sistema e ha acquistato sempre più spazio. Noi nel Molise ne abbiamo più che un esempio.
Il Molise è una regione che con le sue strutture, i suoi ospedali e altre cose, per 300 mila abitanti, poteva non avere necessità di un privato convenzionato. Questo privato è diventato totalmente ipertrofico, per cui alla fine si chiudono ospedali e servizi pubblici mentre si alimenta sempre di più il privato convenzionato. La problematica è che il privato va alla ricerca delle prestazioni più remunerative, che spesso non coincidono con i bisogni della popolazione. Per soddisfare i tuoi bisogni sarai costretto a ricorrere ad altri modi, andare fuori regione oppure a pagare in maniera diretta. Il privato tenderà a non soddisfare i bisogni elementari della popolazione del posto, cosa che succede abitualmente in Molise. Noi abbiamo una mobilità attiva forte sulle cliniche private. Offriamo spazi e fondi alle cliniche private e, per fare questo, togliamo spazi e fondi per soddisfare i bisogni regionali. I molisano sono costretti a emigrare, tant’è vero che esiste una mobilità passiva molto forte in Molise. Oppure bisogna pagare in prima persona, oppure bisogna rinunciare a queste prestazioni. Quindi l’influenza della privatizzazione non è un qualcosa di neutro per i cittadini.
E cosa è?
Un qualcosa che danneggia un bene comune e trasforma questo bene comune in una merce.
Ma ci troviamo davanti a una tendenza o davanti a un dato di fatto?
Non è più una tendenza. È semplicemente una fase avanzata nel processo di privatizzazione. Quello che stiamo vedendo, con questa campagna, è il tentativo di fare l’ultimo salto.
Che tipo di salto?
Il salto finale verso la completa privatizzazione del sistema. Per fare questo devono dare un messaggio: il privato non danneggia il pubblico e che sono due cose differenti. Ma non è così.






