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Sanità, Lucio Pastore smonta i manifesti sul privato: “È il cavallo di Troia che sta distruggendo il pubblico”

Nell’intervista Lucio Pastore lega la campagna dei manifesti a una fase avanzata della privatizzazione sanitaria: meno fondi agli ospedali pubblici, più spazio al convenzionato, assicurazioni e cittadini sempre più soli.

by Paolo De Chiara
18 Aprile 2026
in Interviste
Reading Time: 7 mins read
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I manifesti apparsi a Isernia sulla sanità, per il medico del PS di Isernia Lucio Pastore, non raccontano la verità. Il punto, spiega nell’intervista, è far credere che tra privatizzazione e smantellamento della sanità pubblica non ci sia alcun legame. Da questa convinzione parte una riflessione ampia sul Molise, sul ruolo del privato convenzionato, sulle assicurazioni sanitarie e su un sistema che, pezzo dopo pezzo, rischia di lasciare i cittadini più soli.

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Qual è il messaggio che stanno dando?

Vogliono dire che non esiste alcuna relazione tra la privatizzazione e la distruzione della sanità pubblica. 

Quando il manifesto cita “basta balle, la sanità privata non ruba soldi a quella pubblica”, che messaggio vogliono far passare?

Vogliono far passare che non esiste una relazione tra il degrado della sanità pubblica e il collasso. C’è una sanità privata convenzionata che attinge dallo stesso fondo che serve a far funzionare la sanità pubblica. Più sanità convenzionata c’è, più soldi vanno a finire a questi privati, meno soldi vanno a finire al pubblico. Quindi, se questa è la logica, più aumenta la sanità convenzionata e più diminuisce la quantità di fondi che arrivano, che possono servire a mantenere gli ospedali e altri servizi pubblici. Esiste una chiara e netta relazione tra privatizzazione della sanità, che è specialmente la sanità convenzionata, con un cavallo di Troia che pian piano sta smontando la struttura pubblica, e quello che è il degrado del sistema pubblico. Se io non ho più soldi per mantenere gli ospedali aperti e questi li do ai privati, devo chiudere gli ospedali. Se non ho più soldi per mantenere i servizi pubblici aperti è perché sto dando questi soldi ai privati convenzionati. Poi c’è la seconda fase: quando hanno ottenuto questo, il privato convenzionato tende a stabilizzarsi facilmente, quindi ad allungare i tempi, per cui se tu vuoi un servizio rapido devi rivolgerti al privato puro. In tutto questo si inseriscono poi le assicurazioni, che vogliono costituire un punto di riferimento sulla seconda gamba del servizio sanitario, e si sta facendo di tutto e di più per inserirle nel sistema.

Come funziona il sistema delle assicurazioni?

Adesso in questa fase funziona che io, assicurandomi, posso avere delle prestazioni particolari, molte delle quali dovrebbero essere erogate normalmente dal nostro Servizio Sanitario Nazionale. La cosa assurda è che nei contratti firmati dalla FIOM per imitare il meccanismo, al posto di avere dei miglioramenti economici, c’erano queste assicurazioni che davano ai dipendenti la possibilità di usufruire di servizi che normalmente avrebbero dovuto essere assicurati dal Servizio sanitario nazionale. È un meccanismo molto suddolo con cui si comincia a creare la necessità di abbreviare i tempi per le prestazioni ricorrendo a questo privato convenzionato, puro, tramite assicurazioni.

Ma in tutta questa situazione il cittadino ci guadagna o ci va a perdere?

Ci perde. In tutti i sistemi in cui la sanità diventa privata, a partire da quello degli Stati Uniti, dove esiste un numero enorme, si parla di 50 milioni, che sono completamente scoperti da una copertura di tipo sanitario, perché non sono né abbastanza ricchi né abbastanza poveri. Ma anche chi ha un’assicurazione, ci sta tutta una gamma, per cui le assicurazioni davvero buone devono costare moltissimo. Chi non ha questo tipo di assicurazioni per curarsi fa dei prestiti, dei mutui, vende casa e così via. La cosa assurda è che un bene comune, qualcosa che dovrebbe essere alla base della vita di ciascuna persona, viene trasformato in una merce su cui fare profitto. Come l’acqua, come l’istruzione, come altri beni. Quindi la problematica del bene comune utilizzato a fini di profitto. C’è la salute che diventa merce, in sostanza.

Questa campagna pubblicitaria si contrappone alla tenda del sindaco di Isernia?

La tenda del sindaco di Isernia è un tentativo di bloccare il processo di destrutturazione della sanità pubblica. La cosa assurda è che si vede un’assenza quasi completa di tutta la realtà politica nell’accogliere l’iniziativa del sindaco di Isernia. Questa è la cosa più brutta che si può evidenziare in questo momento. Lui si pone con il suo corpo a difesa di un bene comune e viene lasciato solo.

Anche dai partiti nazionali e regionali?

Da tutti. Esiste una tendenza a voler privatizzare il bene comune. Si sta estendendo, lo si sta vedendo sull’università, con le università private, per quanto riguarda l’acqua. Non parliamo dell’energia, dei beni che sono stati sempre più privatizzati. Per cui quelli che sono dei beni ritenuti essenziali per la vita degli uomini, che dovrebbero a mio parere essere messi fuori da una logica di mercato, vengono a costituire una forma di ricatto sugli esseri umani, per cui questi, per ottenere questi beni essenziali, sono costretti a sottomettersi a logiche di profitto.

Questi manifesti possono essere visti come una risposta alla protesta del sindaco di Isernia?

Sicuramente esiste un tentativo di portarla in questa direzione, ma è qualcosa di più vasto. È qualcosa che vuole far passare l’ultima fase di trasformazione della sanità pubblica verso il privato e creare una possibilità di non creare ostacoli, cioè di rompere la visione della sanità privata come l’elemento importante della distruzione della sanità pubblica, cioè di un bene comune che viene privatizzato.

Quale fase stiamo vivendo?

Stiamo vivendo una fase in cui la distrutturazione della sanità pubblica sta avvenendo da tempo, ormai in modo sempre più evidente. Ed è stata un’operazione di lungo corso, perché è cominciata da quando è stata approvata la legge del ’78, perché nella legge del ’78 c’era quella norma, voluta dai liberali di allora, della possibilità di privati che potessero ottenere lo stesso fondo che permetteva di far vivere la sanità pubblica.

Che cosa è successo?

Che questo meccanismo è stato come un cavallo di Troia che pian piano si è inserito nel sistema e ha acquistato sempre più spazio. Tra l’altro il potere politico, noi nel Molise ne abbiamo più che un esempio.

Il Molise è una regione che con le sue strutture, i suoi ospedali e altre cose, per 300 mila abitanti, poteva non avere necessità di un privato convenzionato. Questo privato è diventato totalmente ipertrofico, per cui alla fine si chiudono ospedali e servizi pubblici mentre si alimenta sempre di più il privato convenzionato. La problematica è che il privato convenzionato va alla ricerca delle prestazioni più remunerative, che spesso non coincidono con i bisogni della popolazione. Per cui, se tu hai dei servizi che non puoi utilizzare, cioè c’è il tuo spazio non per soddisfare i bisogni ma per far sì che quelle strutture private attivino servizi per fare i loro soldi, tu per soddisfare i tuoi bisogni sarai costretto a ricorrere in altri modi, cioè andare fuori regione oppure a pagare in maniera diretta. Quindi un cittadino non è un soggetto che indifferentemente viene sottoposto a un privato convenzionato o pubblico, perché il privato convenzionato tenderà parecchie volte a non soddisfare i bisogni elementari della popolazione del posto, cosa che succede abitualmente in Molise. Perché noi abbiamo una mobilità attiva forte sulle cliniche private, noi scegliamo spazi e fondi alle cliniche private. Per fare questo ci togliamo spazi e fondi per soddisfare i nostri bisogni regionali, siamo costretti a emigrare fuori, tant’è vero che ci sta una mobilità passiva molto forte in Molise, oppure dobbiamo pagare in prima persona oppure dobbiamo rinunciare a queste prestazioni. Quindi l’influenza di quella che è la privatizzazione non è un qualcosa di neutro per i cittadini, ma è qualcosa che danneggia un bene comune e ritrasforma questo bene comune in una merce.

Ma ci troviamo davanti a una tendenza o davanti a un dato di fatto?

Non è più una tendenza. È semplicemente una fase avanzata nel processo di privatizzazione e quello che stiamo vedendo con questa campagna è il tentativo di fare l’ultimo salto, cioè di fare il salto finale verso la completa privatizzazione del sistema. Per fare questo devono dare un messaggio: che il privato non danneggia il pubblico e che sono due cose differenti. Ma non è così.


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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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