Ventri oscuri (ma in realtà alla luce del sole) della società, mondi criminali e violenti, prepotenti ed arroganti. La conquista di nuove piazze di spaccio, lo sfregio ad ogni regola di convivenza civile, i fuochi d’artificio segnali di attività e avanzamenti criminali, le violenze sempre in crescendo sono cronaca di questi ultimi anni. Di fronte tutto questo l’indifferenza, l’omertà vigliacca e complice, continuano a farla da padroni in troppi luoghi d’Italia.
I social sono luoghi di propaganda, ostentazione, di squallido e indegno scorazzare di certi “soliti noti”. Altrettanto accade con certe musiche, con certi “cantanti” neomelodici. Testi che inneggiano alla mafia, che trasmettono (dis)valori. È l’accusa lanciata contro alcuni neomelodici. Le mafie cercano di far propaganda, di infiltrarsi in ogni anfratto della società e rafforzarsi. E musica e social network sono leve poderose.
Nel 2021 finirono nelle aule di tribunale le minacce, gli insulti e i tentativi di intimidazione nei confronti della direttrice di MeridioNews Claudia Campese e della giornalista della stessa testata Luisa Santangelo a seguito della pubblicazione del reportage «Catania canta come Napoli». Nel reportage venne citato anche Niko Pandetta, nipote del boss Salvatore Turi Cappello. Pandetta allo zio ha dedicato brani, in tanti altri esalta i (dis)valori di Cosa Nostra e trasmette messaggi contro le forze dell’ordine, i collaboratori di giustizia e a sostegno dello stile di vita dei mafiosi. A fine ottobre 2025, dopo quattro anni, Pandetta è stato scarcerato, era stato condannato a 4 anni anche per spaccio.
La sera del 19 luglio 2022, pochi mesi prima dell’arresto, Pandetta si esibì a Casalbordino: concerto in un locale della riviera per un compleanno della famiglia che di quel ventre, quel mondo, quelle dinamiche che documentiamo e denunciamo da sei anni è protagonista indiscussa. Sui social si trovavano video della serata, l’aria di festa, le risate e i balli, quanto l’esibizione ha entusiasmato e coinvolto. Qualche settimana dopo Pandetta si sarebbe dovuto esibire a Palmoli. Una veloce lettura di gruppi facebook legati alla comunità che l’aveva accolto il 19 luglio, le bacheche di personaggi che a chiacchiere negli anni gridavano “legge ed ordine”, “ordine e disciplina”, “pulizia totale” da giustizieri della notte, dell’alba e pure del tramonto restituivano a fiumi la pubblicità di questo nuovo concerto tra altrettanti fiumi di like, condivisioni, commenti felici, personaggi già pronti a partire sovraeccitati. Praticamente un fan club di fatto. Poche ore prima del concerto l’organizzatore annullò l’evento e così in Abruzzo l’unica data di Pandetta rimase quella casalese la sera del giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio.
Quattro anni dopo, anche adesso video sui social lo documentano, un nuovo neomelodico è andato in scena nello stesso locale e invitato dalla stessa famiglia, dai locali della galassia Casamonica e affini. In un video si vede una bambina piccola in braccio ad un adulto, altri minori compaiono nello stesso e in altri video. Tra i commenti ai post si vedono cuoricini, meme di plauso ed esaltazione e un diluvio di auguri a chi veniva festeggiato. Il neomelodico che si è esibito è stato il campano Marco Calone.
Il 21 giugno 2021 Calone chiese l’applauso per un ragazzo e gli dice al microfono «auguri fratellino» in quanto quel giorno compiva 18 anni. Una festa di compleanno, come quattro anni con Pandetta e la settimana scorsa proprio con lui a Casalbordino, per il figlio del principale boss di Bagnoli. Concerto abusivo che fu interrotto da un blitz della Polizia. Nel gennaio 2024, denunciò l’anno scorso in un articolo la giornalista Luciana Esposito su Napolitan, Calone «fu protagonista di una serenata nel rione Fiat, fortino del clan De Martino. Non fu un semplice concerto, ma un vero e proprio tributo voluto per celebrare il potere acquisito da Vincenzo Valentino, detto ‘o veloce, figura apicale del clan De Micco-De Martino». Il neomelodico «tra cori, dediche e una cornice simbolica fin troppo eloquente, si sarebbe esibito in onore del nuovo ras, portando in scena quella forma di celebrazione pubblica della criminalità che normalizza e legittima dinamiche di potere fondate sull’intimidazione».
Luciana Eposito nella sua inchiesta ricordò due brani di Calone, veicolo di messaggi inneggianti alla camorra: in “Chest’ è camorra” si «inneggia senza filtri alla camorra come identità di forza e rispetto» e «nel brano “Malavita & Criminale” l’autore rivendica un legame personale e affettivo con l’universo criminale: “Chi tocca a te se po’ fa male” è uno dei passaggi simbolici». Copertina di quest’articolo è uno screenshot del video della seconda canzone, uno dei momenti in cui esalta lusso e soldi dello stile di vita a cui inneggia.
«Una narrazione tossica, in cui il crimine viene descritto come stile di vita desiderabile e rispettabile» sottolineò la direttrice di Napolitan nel giugno scorso. Narrazione tossica che è di casa anche in questo lembo d’Abruzzo, che si ripete. Le cronache da tanti troppi anni sono egemonizzate sempre dagli stessi soggetti. Famiglie note e stranote, conosciute ovunque. E che hanno ponti con gli omologhi nella Capitale o in Campania è sempre più certo. Questi concerti, in cui esaltano la loro arrogante e prepotente presenza, ne sono conferma incontrovertibile.
Tra il concerto di Pandetta quattro anni fa e quello di Calone nei giorni scorsi quanti altri ci sono stati? Anche stavolta, come nel luglio 2022, silenzio assoluto, nessuna reazione? Fino a quando si continuerà a considerare tutto questo normale e a passare oltre come nulla fosse? Ci sarà mai almeno 1/1000 di tutto quello che stiamo vedendo da tre mesi, come circo mediatico, social, politico e (a)sociale?





