Isernia si spegne di giorno e si trasforma di notte in una terra di nessuno. Nel centro storico si registrano portoni sfondati, urina nei vicoli, schiamazzi, risse, ubriachezza molesta e residenti costretti a subire l’arroganza di chi scambia la città per un bagno pubblico.
Questo sarebbe il controllo del territorio?
Nei giorni scorsi WordNews.it ha intervistato il questore della provincia di Isernia, Luigi Peluso, in una lunga conversazione dedicata anche alla polizia di prossimità, alla movida, alla videosorveglianza, al centro storico, alla sicurezza urbana e alla necessità di una risposta concreta alle esigenze dei cittadini.
Peluso ha parlato di prossimità come ascolto, presenza e risposta celere, insistendo sul rapporto diretto con le persone e sulla necessità di superare quelle condizioni che generano insicurezza.
Parole importanti. Ma i fatti bussano alla porta. E in alcuni casi la sfondano.
Quando i cittadini raccontano di notti segnate da urla, alcol, danneggiamenti, portoni presi a calci, bisogni fisiologici lasciati nei vicoli e gruppi che occupano pezzi di città come se fossero zone franche, non siamo più davanti alla semplice “bravata”. Se le segnalazioni si ripetono, siamo davanti a un problema di sicurezza urbana, di decoro.
Il centro storico di Isernia dovrebbe essere il cuore antico della città. Uno spazio di memoria, di botteghe, di passeggiate, di cultura, di turismo, di socialità. Invece sta diventando il teatro di una degenerazione silenziosamente tollerata: si beve, si urla, si rompe, si rispettano poco gli altri.
Non stiamo condannando la cosiddetta “movida”. La movida è vita, incontro, economia, locali aperti, ragazzi che escono, musica, socialità. Il vandalismo è un’altra cosa. È prepotenza. È disprezzo.
E non stiamo nemmeno criminalizzando i giovani. Non amiamo le banalità. La maggior parte dei ragazzi non sfonda portoni, non urina nei vicoli, non cerca risse, non terrorizza i residenti. Molti giovani chiedono spazi, opportunità, luoghi vivi, alternative vere. Però bisogna avere il coraggio di distinguere tra giovani e vandali.
Nell’intervista rilasciata a WordNews.it, il questore Peluso ha usato parole che dovrebbero far riflettere tutti: ha detto di avere l’impressione che “Isernia stia morendo piano piano”, parlando dei locali chiusi, delle attività che scompaiono e di una città che sembra perdere pezzi di vitalità. Una frase quasi funebre.
Ma se una città viene lasciata in balia dell’inciviltà notturna, allora non sta solo morendo piano piano. Il tema non può essere liquidato con qualche pattuglia. Nei vicoli servono presenze reali, controlli, identificazioni, sanzioni, telecamere funzionanti, illuminazione adeguata, interventi rapidi, una strategia che non scatti solo dopo l’ennesima segnalazione.
Il cittadino di notte vuole dormire. Il residente che trova il portone danneggiato vuole sapere chi paga.
Peluso, nella stessa intervista, ha posto anche il problema della videosorveglianza, chiedendosi quando le telecamere sarebbero state realmente portate in Questura e sottolineando le difficoltà operative di un sistema che, se non è collegato e utilizzabile in tempo utile, rischia di restare un mero arredo tecnologico. Ha parlato anche della necessità di affrontare la movida e della presenza delle istituzioni. Se le telecamere ci sono, devono funzionare. Se alcuni luoghi diventano ritrovi abituali di inciviltà, vanno presidiati. Se chi danneggia viene identificato deve pagare. Con sanzioni, denunce quando ci sono reati, risarcimenti e lavori di pubblica utilità. Chi sporca la città dovrebbe pulirla. Chi rompe dovrebbe riparare.
C’è poi il grande nodo della Polizia Municipale. Nell’intervista, Peluso ha evidenziato criticità legate alla presenza dei vigili urbani, alla necessità di investire sugli straordinari, all’organizzazione del servizio e alla possibilità di forme di collaborazione con Comuni limitrofi. Parole chiare per dire che la sicurezza urbana non può essere scaricata soltanto su Questura, Carabinieri e Prefettura.
Il centro storico non può essere ricordato soltanto nelle brochure, nelle passeggiate istituzionali o nei post nostalgici con le foto in bianco e nero. Il centro storico va abitato, difeso, curato. E non si può pretendere che i residenti sopportino tutto in nome di una vitalità notturna.
Isernia paga da anni un doppio abbandono: uno svuotamento economico e sociale (serrande abbassate, servizi impoveriti, giovani che vanno via) e una gestione debole del degrado quotidiano: la bottiglia spaccata, il muro imbrattato, il portone colpito, il vicolo trasformato in latrina, la rissa all’angolo, l’urlo alle tre del mattino.
Servono controlli mirati nelle ore critiche. Serve ascoltare i residenti, coinvolgere gli esercenti e i proprietari dei locali. Serve verificare la vendita di alcol, soprattutto ai minori. Serve una risposta culturale: chi piscia in un vicolo, chi sfonda un portone, chi urla sotto le finestre alle tre di notte non dimostra rispetto. Non è solo maleducazione, è analfabetismo civico.
È il fallimento di famiglie assenti, scuole lasciate sole, istituzioni e comunità.





