L’intero Golfo in poche ore è stato coinvolto nell’escalation bellica iniziato solo poche ore fa. Era l’alba di oggi in Italia, in Iran la giornata era all’inizio, quando è scattato l’attacco militare congiunto di Israele e Stati Uniti. La situazione è rapidamente precipitata e l’incendio bellico già ha coinvolto tutta l’area.
All’attacco l’Iran ha risposto con una pioggia di missili. Verso Israele e verso le aree del Golfo che ospitano basi militari statunitensi: raid sono avvenuti in Bahrein, come abbiamo riportato nel nostro precedente articolo, Oman, Yemen, Qatar e Emirati Arabi Uniti. L’Arabia Saudita ha dichiarato che sosterrà ogni intervento di difesa degli Stati colpiti dai missili iraniani.
È arrivata la prima notizia di vittime civili dell’attacco contro l’Iran: a Minab, nella provincia dell’Hormozgan, è stata bombardata una scuola femminile. Il drammatico bilancio è rapidamente salito e, poco prima delle 14, il governatore locale ha riferito che le vittime sono almeno 51.
Il Regno Unito, storico alleato degli Stati Uniti, è stato informato dell’attacco quando era già iniziato, la Francia ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite mentre la Russia (membro permanente del Consiglio) ha condannato l’attacco definendolo una violazione del diritto internazionale e chiedendo che sia immediatamente interrotto.
Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha riferito alla stampa che non risultano esserci, finora, italiani coinvolti, in Kuwait colpita da missili iraniani la pista d’atterraggio di una base italiana ma risultano essere tutti incolumi i nostri connazionali. Il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione d’emergenza con lo stesso Tajani, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Il ministro dell’Interno Piantedosi ha disposto il rafforzamento delle misure di sicurezza nei confronti di ambasciate, consolati, strutture religiose e centri culturali e ogni luogo ritenuto di prioritaria sensibilità statunitense e israeliano, tra questi il “Ghetto ebraico” di Roma.




