La Fondazione Lauro Chiazzese, a Palermo, ha organizzato un incontro serrato con un botta e risposta tra le ragioni del SI e le ragioni del NO sul prossimo referendum sulla giustizia che si andrà a votare il 22 e il 23 marzo.
Tra le ragioni del SI erano presenti il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco; il direttore del Politico Quotidiano, Alessandro Sallusti e il presidente del partito ‘Noi Moderati’, Maurizio Lupi.
Per le ragioni del NO erano presenti il Procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia; la giornalista Sandra Amurri e il deputato del Partito Democratico, Giuseppe Provenzano.
Inizialmente si sono scontrati loro, con dei botta e risposta che non lasciano spazio a dubbi.
A seguire il confronto tra il ministro della giustizia Carlo Nordio e il leader pentastellato Giuseppe Conte, divisi solo dal moderatore che ha fatto rispettare i tempi ad entrambi. Entrambi non si sono risparmiati a criticare l’operato dell’altro con accuse reciproche.
“Non ho mai avuto intenzione di umiliare la magistratura e non abbiamo toccato e non toccheremo la norma che dice che il pm dispone della polizia giudiziaria. Qui si fa il processo alle intenzioni”
afferma il ministro smentendo le parole del leader di Forza Italia, Antonio Tajani.
E ancora:
“Quando avremo vinto apriremo un confronto con il mondo dell’avvocatura, i magistrati e il mondo accademico per la fase delle leggi di attuazione.”
La risposta di Conte è stata secca e decisa:
“Voi volete solo una giustizia addomesticata. State realizzando un disegno di politica criminale fin dall’inizio. Ricordo la legge sui rave party mandata in Gazzetta Ufficiale e poi modificata dopo che avete capito gli errori. Da lì è stato tutto un crescendo, decine e decine di inasprimenti di pene. Di contro avete eliminato l’abuso d’ufficio e vi siete presi una stangata dall’Unione Europea. Avete ridimensionato il traffico d’influenze illecito. E lei, ministro Nordio, ha fatto una crociata contro le intercettazioni.”
A risposta il ministro ha detto che
“non avete argomenti giuridici e costituzionali per entrare nel merito della riforma”.
Dure le parole anche degli altri ospiti. In un punto stampa Maurizio Lupi ha dichiarato:
“Dopo la riforma Vassalli c’era bisogno e lo chiedevano gli stessi autori di quella riforma e quel Parlamento di attuare di attuare definitivamente questo processo. La separazione delle carriere porta alla terzietà finalmente all’interno della possibilità che chi indaga faccia il suo mestiere e chi deve giudicare non deve essere amico fraterno e magari prima bevono un caffè insieme e poi decidono se ritenere giusta l’indagine del pm. Ancora di più è importante l’estrazione a sorte perché permette finalmente di premiare il merito e non il peso delle correnti. Il livello poi dell’Alta Corte, oggi più che mai, se sbagli devi pagare e se sbagli e devi pagare devi essere giudicato da un organismo terzo. E l’Alta Corte, tra l’altro con i tre membri eletti e segnalati dalla Presidenza della Repubblica, diventa finalmente un organo che se un giudice ha commesso degli illeciti, può succedere come succede in politica come succede abbiamo purtroppo visto anche nelle forze dell’ordine, sia giudicato non dai suoi amici o dai suoi colleghi ma sia giudicato da una corte esterna. Si completa, in questo modo il disegno che lo stesso Vassalli aveva previsto con la sua riforma della giustizia.”
Per Sallusti:
“Pretendere che la campagna elettorale così importante, non solo nel merito della giustizia ma anche per le cose che sappiamo, sia una sorta di balletto classico è pretendere l’impossibile. La campagna elettorale è fatta anche di propaganda. La cosa che mi stupisce è che da una parte è ammesso alzare i toni e fare dei paradossi ‘chi vota si è fascista, chi vota si è un massone’. Poi da qui si dice ‘attenzione che chi vota no è spettinato, ah ecco che’. Insomma io non mi stupisco che ci siano toni che ogni tanto, mi augurerei, siano sopra le righe. Parliamo di una campagna elettorale che è una guerra, non è una serata del Rotary.”
Poi, sulla domanda delle parole del ministro sul “CSM paramafioso”, arriva la frecciatina al sostituto procurato antimafia, Nino Di Matteo, citando nuovamente le sue parole:
“Il ministro ha citato il dottor Di Matteo che voi conoscete bene che è uno dei magistrati più importanti nella lotta antimafia e più esposti nella lotta antimafia che ha detto che al CSM ci sono metodi paramafiosi. Ma non solo ha detto quello. Ai più è sfuggito, ‘no ma l’ha detto cinque anni fa nel pieno del caso Palamara’, il dottor Di Matteo sei settimane fa si è dimesso dall’Associazione Nazionale Magistrati con le stesse motivazioni. Non ha usato la parola mafiosi ma ha detto ‘siamo in mano alle correnti, io a questo gioco sporco non ci sto e me ne vado’. Ecco se lo dice Di Matteo, per carità. Se lo dice il ministro riprendendo Di Matteo è uno scandalo. Mettiamoci d’accordo insomma. O vale quello che dice Di Matteo , che voterà no. Se vale quello che dice Di Matteo c’è da preoccuparsi . È uscito dall’associazione nazionale magistrati . Vorrà dire qualcosa.”.
Per Sandra Amurri, invece:
“L’obiettivo di questa riforma è indebolire la magistratura e sottometterla al potere politico. Come ben sappiamo il diavolo si nasconde nei dettagli. Quindi tutto ciò che di sostanziale va in questa direzione non è scritto. Però cercando bene si trova. Si trova nel sorteggio , nella divisione del CSM che viene annichilito. E poi nella finta motivazione abbastanza ridicola visti i numeri perché i numeri non si piegano a nessuna parte politica, restano numeri e parlano chiaro. La separazione delle carriere riguarda l’1% dei magistrati. Tra l’altro dopo la riforma Cartabia hanno dovuto cambiare regione. Quindi parliamo del nulla.”
Per Giuseppe Provenzano:
“Siamo qui non per un referendum sulla separazione delle carriere, che già c’è, non un referendum sulla riforma della giustizia perché questa è tutto meno che una riforma della giustizia. Siamo qui per un referendum costituzionale che altera gli equilibri tra i poteri dello Stato e che si sta accompagnando con una logica, una volontà punitiva nei confronti della magistratura da parte del governo che cerca impunità nel chi ha il potere e che produce dei rischi molto gravi. Nei giorni scorsi abbiamo visto tutti una crisi istituzionale, aperte dalle parole di Nordio che il Presidente della Repubblica ha provato a chiudere ma che ha riaperto la Presidente del Consiglio con un attacco senza precedenti nei confronti della magistratura. Io credo che non siano ancora arrivate delle scuse per le parole molto gravi che sono state utilizzate perché parlare di un sistema paramafioso con riferimento a un potere dello Stato che è il più esposto alla lotta alla mafia è molto grave. E lo è ancora di più in una città come Palermo e questa potrebbe essere la volta buona, l’occasione giusta per il ministro Nordio per scusarsi pubblicamente per quello che ah detto.”





