Trump: l’ultimo discorso del 2 aprile. No Regime Change in Iran, prosecuzione della guerra fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi. Ma in realtà, tutto continua. Come prima, peggio di prima. Con la strategia enunciata solita: attacco, tentativo di provocare la rivolta generale popolare iraniana antiregime, e la prospettiva di una futura, forse, balcanizzazione del Paese.
Ma, come evidenzia giustamente Danilo Gullotto, commentando il documento del Pentagono “No War Forever” sulle prossime strategie geopolitiche americane, non si è visto finora nessun risultato concreto. E, oltre questo, il fattore sottolineato da molti esperti: ormai sembra che gli USA siano diventati un semplice proxy passivo di Israele. Che sembra volere veramente attuare una nuova politica espansionista, sia politica che soprattutto economica, approfittando proprio del conflitto in corso, per avere il monopolio commerciale di prodotti come desalinizzatori e fertilizzanti.
Ma cosa è l’elemento più importante in questa guerra? Partiamo da uno degli ultimi bombardamenti sull’Iran, quello sulle strutture di produzione e trasformazione del gas di South Pars. E dagli omicidi selettivi legalizzati, che mettono in crisi o annullano totalmente il concetto di diritto internazionale, di Larijani, Suleimani e gli altri colpiti, giustificando l’assassinio da resa dei conti a livello di tattica, senza neanche un processo, seppur manipolato, come fu fatto con Saddam Hussein, Muammar Gheddafi, Maduro.
Si può ricostruire la dinamica quasi totale degli avvenimenti. Azioni senza strategia, senza quasi nessun coordinamento, avventate, senza pensare, temerarie. Come disperati. Qui è il punto. La questione primaria è la risorsa residua fondamentale del ventunesimo secolo: l’energia. In questo caso, il fossile, le ultime risorse di combustibile fossile da controllare e distribuire.
Il fulcro di queste operazioni è proprio la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz. Che ha un contraltare nell’altro pericolo incombente: la chiusura dello Stretto di Bab al-Mandeb come minaccia da parte di movimenti yemeniti vicini agli Houthi.
L’attacco di terra statunitense non è propriamente un’operazione simile a quelle passate di Iraq o Serbia del 1999 e 2003. In sostanza, consiste nell’impadronirsi delle isole di controllo base dello stretto e di fare raids di truppe speciali sul territorio iraniano per sottrarre l’uranio nascosto, portarlo via dal Paese, nella guerra dei 13 giorni dissero invece che avevano distrutto tutti i siti, e trasferirlo o rivenderlo all’estero.
Alla fine, è stato raggiunto un solo risultato effettivo, quello opposto: il popolo iraniano ricompattato con il regime, per ora, per la difesa del Paese attaccato; la mancanza di fiducia ormai negli Stati Uniti dopo la politica degli omicidi selettivi e i bombardamenti indiscriminati; il dato di fatto che l’apparato militare dell’Iran non è stato affatto completamente distrutto, visto che droni e missili balistici continuano a essere usati.
Con Donald Trump ormai stretto dalla necessità di accontentare le due anime della destra americana attuale, i MAGA e gli antideepstate, e i Neocon. Le guerre del ventunesimo secolo verranno chiamate “le guerre dell’energia”. Ovvero: la logica e scontata conseguenza negativa di un mare di scelte sbagliate della gestione del pianeta da parte di tutti i governi mondiali, come nel dialogo delle scene finali di “They alive” di John Carpenter.
E, su tutto, una situazione emblematica. Un conflitto fra nazioni multipolari, tutte con uno stesso sistema economico neoliberista, rielaborato nelle proprie forme culturali, che ci riporta indietro nel tempo, prima del ventesimo secolo. Una guerra che unisce fondamentalismi religiosi a grande capitalismo, che assomiglia molto, come tipologia strutturale, a quella dei trent’anni del diciassettesimo secolo. Che finì, praticamente, senza né vincitori né vinti, nonostante gli accordi e i trattati stipulati alla sua fine.
Nella situazione attuale, corriamo il rischio di avere una crisi sociale ed economica come quella accaduta dopo la prima guerra mondiale, ma estesa non sappiamo per quanti anni. Sullo scenario del riproporsi della guerra a bassa intensità, modello Hamas, Hezbollah e altri esempi, da parte delle micro operazioni di corpi speciali dell’esercito iraniano di posizionare mine nello Stretto di Hormuz per impedire la navigazione, una riedizione della strategia degli incursori subacquei con i minisommergibili “maiali” di truppe simili a quelle della XMAS fascista italiana, bisogna fare due riflessioni importanti.
Seguendo le parole di uno dei più importanti scienziati neurocognitivi del mondo, lo statunitense Steven Pinker: dobbiamo riappropriarci, tutti, della facoltà cognitiva cerebrale più antica presente negli esseri viventi e, in particolare, nella corteccia prefrontale degli esseri umani, la ragione.
In ultimo: era proprio necessario questo attacco all’Iran?





