Le proteste sono ormai terminate. Gli striscioni sono stati piegati, le fiaccole si sono spente. Ma in Molise il problema persiste: continua la lenta agonia della sanità pubblica. Un problema causato anni addietro da una classe dirigente incapace di risolvere i problemi della cittadinanza. Molto brava, però, a creare problematiche. La questione sanità è stata gestita da inetti e pericolosi governanti da quattro soldi. La questione ruota intorno a quella privata, scelta e messa al primo posto per distruggere quella pubblica.
La verità è una: la sanità pubblica molisana non è stata uccisa dal destino cinico. È stata ferita mortalmente da anni di scelte politiche che hanno indebolito il pubblico fino a renderlo fragile. E mentre il pubblico – come ha affermato il dottor Pastore – veniva impoverito, pezzo dopo pezzo, il privato trovava spazio, risorse, terreno fertile.
Non è affatto una coincidenza. Siamo di fronte all’arroganza del potere. Per anni si è raccontata la favoletta della razionalizzazione, dell’efficienza, della necessità di rimettere i conti in ordine. Tutte cazzate. Troppo spesso, dietro queste parole inutili, si è consumata una politica senza dignità. E il pubblico è stato svuotato, costretto a sopravvivere.
La sanità privata è arrivata dove il pubblico è stato reso debole. Troppo fragile per ribellarsi. Un meccanismo feroce.
Intanto i cittadini molisani, oltre a scegliere i peggiori nelle cabine elettorali, resistono. Insieme agli utenti anziani che vivono nei piccoli centri (abbandonati) che devono affrontare chilometri, disagi e solitudine. Resistono intere famiglie che si trovano davanti a liste d’attesa infinite. Resistono i malati cronici. E resistono anche i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari.
Il Molise non ha più bisogno di gente inutile e di falsi slogan, di rassicurazioni per nascondere la polvere sotto il tappeto. Ha bisogno di una rottura: è necessario difendere la sanità pubblica fino in fondo.
Le proteste sono finite ma la ferita è ancora aperta. E sanguinante. Bisogna continuare ad alzare la voce. La sanità pubblica appartiene a tutti e la stiamo perdendo.






