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Gela, frana di Niscemi: Tredici indagati. Tra di loro i quattro governatori

In una conferenza stampa il Procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha fatto il punto sull'inchiesta annunciando i 13 indagati. Tra questi l'attuale governatore Renato Schifani e i tre ex: Musumeci, Lombardo e Crocetta.

by Antonino Schilirò
18 Aprile 2026
in Attualità
Reading Time: 5 mins read
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“In 20 anni nessuna azione”, queste sono le parole della procura. Sono stati 16 anni di opere non realizzate, di soldi (a palate) mai spesi. Ed è in questo scenario che la procura di Gela sta indagando per disastro colposo. Tutti erano a conoscenza, almeno dall’ultima grande frana del 1997, che sarebbe stata solo questione di tempo e che la collina avrebbe nuovamente ceduto.

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Ma in tutti questi anni nessuno ha fatto nulla e nelle indagini vengono colpiti chi ha amministrato la Sicilia negli ultimi 16 anni: i presidenti di Regione Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci, adesso ministro per la Protezione Civile, e l’attuale Renato Schifani, indagati sia in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana, che in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico.

Oltre ai presidenti di regione sono indagati i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico (Vincenzo Falgares, Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano) e Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati (Associazione Temporanea d’Impresa) che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000. Il contratto si risolse per inadempimento nel 2010. I fondi stanziati, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione.

Il procuratore ha spiegato che in questa prima fase sono stati individuati tre periodi di accadimenti che hanno portato a dover approfondire le eventuali responsabilità:

“Il primo periodo va dal 12 ottobre del 1997, cioè la prima frana di Niscemi, fino al 18 maggio 1999, che è la sottoscrizione del contratto di appalto tra il soggetto attuatore della Regione Siciliana, in quel caso nella persona dell’ingegnere Salvatore Cocina, con l’Associazione temporanea di imprese che aveva vinto la gara d’appalto, e per la realizzazione proprio delle opere di mitigazione individuate dalla condizione tecnico-scientifica, contratto che viene sottoscritto a distanza di qualche anno dalla presentazione del progetto esecutivo da parte della Commissione tecnico-scientifica.

Erano a disposizione (per le opere, ndr.) circa 23 miliardi di vecchie lire che nel frattempo diventeranno circa 12 milioni di euro. Riguardo a questo periodo riteniamo, ad oggi, di non fare contestazioni a soggetti che sono intervenuti perché in questo periodo si sono succedute tutta una serie di ordinanze, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul rischio dopo la frana del 1997 e vengono effettuate tutta una serie di opere dal soggetto attuatore, che in quel caso era il prefetto Giannola.

Quindi vengono realizzato tutta una serie di opere e in buona sostanza la Regione nella veste del soggetto attuatore ingegnere Cocina riesce a fare questo questo bando di gara ad aggiudicare la gara per le opere che dovevano essere realizzate indicate dalle consulenza tecnica”.

Le criticità con gli allarmi dei geologi sarebbero emerse dalla fine del 2010. Infatti gli accertamenti si sono concentrati sulle

“opere che avrebbero dovuto essere realizzate e non sono state realizzate per mitigare il rischio che la frana del 2026 ha visto, invece, realizzarsi e sul mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente e che erano a tutela delle popolazioni interessate”.

I lavori, per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro, furono affidati a un’associazione temporanea di imprese,

“composta dalla Comer Costruzioni meridionali di Santa Venerina e dalla Edilter Costruzione di Giarratana”. L’Ati ha però poi chiesto un adeguamento contrattuale, “considerato lo stato dei luoghi”.

Poi, nel 2010, si registrò la risoluzione del contratto a causa dei gravi ritardi. Da qui nacque un contenzioso proseguito fino al 2016. E, nel frattempo

“nessuno si è occupato di predisporre le opere necessarie per prevenire la frana di gennaio”.

La terza fase dell’inchiesta riguarderà:

“la cosiddetta zona rossa dell’abitato di Niscemi, cioè sia la zona interessata della frana del 1997, sia le aree immediatamente prossime al ciglio della frana, tutte aree individuate già subito dopo il 1997, quindi quasi 30 anni fa, come a rischio molto elevato, nella relazione della Commissione tecnico-scientifica nominata nel 1997 con ordinanza della presidenza del Consiglio.

Inoltre riguarderà eventuali mancati sgomberi e demolizioni degli edifici in quell’area rossa e il blocco di nuove costruzioni o l’eventuale organizzazione di opere urbane autorizzate che non potevano essere autorizzate o abusive”.

Nel corso di questo tempo sono stati ascoltati, in procura, diverse persone.

Sono arrivati poi i commenti di alcuni indagati. Per il Ministro Musumeci:

“Nessun commento sul lavoro della Procura di Gela. Da parte mia il massimo rispetto. Quel che avevo da dire sulla frana di Niscemi l’ho detto in parlamento. L’iscrizione nel registro degli indagati è, in indagini così complesse, un atto dovuto e di garanzia. Spero solo che si concludano presto. Per quanto mi riguarda, sono assolutamente sereno, schiena dritta e a testa alta, come sempre in tanti anni di impegno politico senza macchia.”

Per il presidente della Regione, Renato Schifani:

“Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni.

Vado avanti nell’espletamento delle mie funzioni con serenità e determinazione, anche in virtù dei risultati fin qui raggiunti.”

Per Rosario Crocetta:

“Nei miei cinque anni di governo nessuno m’informò della situazione a Niscemi, né io né il mio staff ricevemmo lettere o segnalazioni di rischi e progetti di consolidamento. Inoltre la delega alla protezione civile all’epoca era nelle mani di un assessore della mia giunta. Se non si è a conoscenza di un fatto come è possibile essere ritenuto omissivo?”

Per Raffaele Lombardo:

“Apprendo dalla stampa la notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati di un’indagine anche a mio carico per la frana di Niscemi. Ritengo si tratti allo stato di un atto dovuto attesa la complessità degli accertamenti che dovrà condurre la Procura di Gela. Come sempre ripongo la doverosa fiducia nell’operato degli inquirenti e auspico che a breve sia chiarita la mia assoluta estraneità ai fatti.”

foto copertina di Mario Puglisi

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Antonino Schilirò

Appassionato di politica e lotta alle mafie conduco, insieme al giornalista Giuseppe Notaro, la rubrica online sui social "Informazione Antimafia". Responsabile comunicazione dell'associazione Dioghenes Aps, con sede distaccata aperta a Maletto (CT). Inviato dell'emittente televisiva siciliana Telemistretta Collaboratore del giornale online della Generazione Z progressista.io

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