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Pubblicità elettorale su PornHub, nel porno non c’è niente di dissacrante, è massacrante (per migliaia di donne sfruttate)

«Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000», L’inchiesta del New York Times del 2020, le ripetute denunce di attivisti, e la politica locale abruzzese che ha un candidato “progressista” e per i diritti che si fa pubblicità elettorale sulla piattaforma pornografica.

by Alessio Di Florio
18 Aprile 2026
in Il Guastafeste
Reading Time: 13 mins read
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Il 24 e 25 maggio si tornerà al voto per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale anche a Chieti. Una consultazione elettorale che potrebbe avere ricadute anche sulla provincia. Come abbiamo già riportato, pubblicando la notizia della conferma per un secondo mandato del sindaco di Vasto Francesco Menna, il suo mandato durerà fino alla primavera prossima. Quando finirà il suo secondo mandato di sindaco di Vasto e non potrà candidarsi ad un terzo. Ma questo suo secondo mandato provinciale potrebbe durare anche meno di un anno: la candidatura di Giovanni Legnini a sindaco di Chieti alimenta il retroscena che vuole Menna dimissionario in caso di elezione dell’ex vicepresidente del Csm ed ex sottosegretario del governo Renzi per lasciare strada ad una sua candidatura, una sorta di tandem tutto intorno al Partito Democratico.

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La campagna elettorale è in pieno svolgimento e ormai i luoghi privilegiati in cui si svolge sono online, sono le articolate autostrade del web. Il 14 aprile Il Centro, in un articolo firmato da Gianluca Lettieri, ha riportato la scelta online di un candidato nella lista del Partito Democratico. Paride Paci – «che lavora nell’Arci, l’associazione ricreativa culturale italiana, occupandosi di tutela di minori stranieri, di supporto alle famiglie di rifugiati in fuga dai teatri di guerra, di gestione dei circoli», sottolinea Lettieri, e che sul suo profilo facebook rivendica il contributo alla realizzazione in città dell’Abruzzo Pride, del Primo Maggio 2022, della Pastasciutta Antifascista e di altre iniziative – sponsorizza la sua candidatura (quindi anche con un investimento economico rilevante) su vari siti tra cui PornHub.

Paci a Il Centro ha affermato che ha scelto una campagna elettorale all’insegna dell’ironia e dissacrante. Di ironico, come documentiamo da anni, su PornHub non abbiamo mai trovato nulla. E non c’è nulla di dissacrante, è massacrante piuttosto per le donne sfruttate, violentate, abusate. 

PornHub è stata oggetto di un’inchiesta del New York Times dal titolo «I bambini di PornHub» sui traffici di stupri, anche pedofili, sulla più diffusa piattaforma web al mondo pornografica nel 2020 che si concludeva con la denuncia che «Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000». In questi anni denunce e approfondimenti d’inchiesta li abbiamo ripetutamente pubblicati su WordNews.it.

Comprese alcune delle ricerche più diffuse negli anni che, già da sole, sono emblematiche di cosa vi trovano di «eccitante e trasgressivo» (parafrasando la campagna elettorale di Paci) i suoi clienti e trovarvi qualcosa di «ironico» (parafrasando sempre parole del candidato PD) è impossibile, c’è da piangere nel vedere cosa si cela dietro piattaforme come PornHub, piangere sconvolti e indignati. Come denunciamo ormai da anni, partendo dall’inchiesta del New York Times e dando voce ad attiviste, vittime, sopravvissute, anche associazioni femministe.

PornHub è infestato da video di stupri. La piattaforma incassa ogni giorno quasi tre miliardi in pubblicità e lucra senza scrupolo su stupri di minori, revenge porn, video di telecamere che spiano donne sotto la doccia, video razzisti e di donne imprigionate rischiando il soffocamento in sacchetti di plastica. La denuncia è del premio Pulitzer Nicholas Kristof nell’inchiesta del New York Times. Tra le raccolte video scovate da Kristof alcune erano titolate «meno di 18 anni», «la migliore collezione di ragazze giovani» e «minorenni».

«Pornhub è diventato il mio trafficante» ha dichiarato al New York Times una donna di nome Cali. Adottata in Cina era stata costretta a girare video pornografici dai 9 anni. Video publicati anche su PornHub. «Vengo ancora venduta, anche se sono cinque anni fuori da quella vita» ha denunciato al New York Times Cali. La ragazza ha oggi 23 anni, è una studentessa di Giurisprudenza eppure quei video esistono ancora: «Potrei avere 40 anni con otto figli» ma quei video potrebbero ancora essere pubblici.

«Hanno fatto soldi con il mio dolore e la mia sofferenza» la testimonianza di una ragazza, Taylor. «Sono andata a scuola il giorno dopo e tutti guardavano i loro telefoni e me mentre camminavo lungo il corridoio» ha raccontando piangendo a Kristof.

La ragazza, riporta il giornalista, ha tentato due volte il suicidio per il trauma subito. «Stanno guadagnando soldi dal momento peggiore della mia vita, dal mio corpo» è la testimonianza di una ragazza colombiana, filmata quando aveva 16 anni. «Era una delle tante sopravvissute di Pornhub che mi hanno detto di aver pensato o tentato il suicidio – ha scritto nell’articolo Kristof – Negli ultimi giorni, mentre stavo completando questo articolo, sono stati pubblicati due nuovi video di ragazze in età prepuberale aggredite, insieme a un video di sesso di una ragazza di 15 anni che si è suicidata dopo essere finita online».

«Sarà sempre online – le disperate parole di una ragazza britannica, i video che la ritraggono sono stati girati quando lei aveva 15 anni – Perché i miei video di quando avevo 15 anni e sono stata ricattata, pornografia infantile, vengono caricati continuamente? Non finirà mai, stanno ottenendo soldi dai nostri traumi». Jessica Shumway, vittima della schiavitù sessuale, è stata filmata e i video sono stati caricati da uno stupratore a pagamento.

Guardate «il nostro dolore e non ve ne rendete conto; ma io, che sono entrata nel porno a 21 anni dopo 8 anni di abusi in casa, posso dirvelo: non ho mai conosciuto una modella porno felice. All’epoca avevo denunciato la donna che aveva abusato di me; non potevo credere che invece fui io a essere umiliata e allontanata dai miei amici e dalla mia famiglia, come una vergogna, come se io bambina non fossi stata la vittima – è la testimonianza di una ragazza pubblicata dal sito web di Fight the New Drug e diffusa in Italia solo da una pagina facebook che si pone l’obiettivo di far conoscere i drammi dietro le donne vittime della schiavitù sessuale online.

In tribunale mostrarono ai giudici le foto dei miei genitali abusati, e per me fu un doppio trauma. Mi convinsi di essere così brutta da non poter venire mai accettata, non essere degna di amore; ma come tutti avevo bisogno di considerazione, l’abuso era la mia casa, e in qualche modo nel porno mi ero illusa di poter essere vista di nuovo come bella, guardata, e il mio trauma rivissuto controllato, sconfitto».

«La violenza era la mia casa, ho vissuto con uomini violenti; prima di entrare nel porno convivevo con un uomo più grande di me che mi picchiò un giorno per quello che aveva letto nel mio diario. Come se mi fossi cercata io tutto questo – prosegue questa testimonianza – Pensavo di essere degna soltanto di quel mondo, e il porno bondage e poi quello sempre più estremo e violento fu quello in cui lavorai per anni.  Ero giovane e completamente plagiata dalla violenza, e i miei abusatori dicevano di amarmi e di essere loro la mia vera famiglia: ora io a voi, che guardate altre ragazze che soffrono come me mentre girano quei film, vi chiedo se secondo voi una vera famiglia farebbe soldi sulla vostra sofferenza, e se voi vi ritenete degni di guardare negli occhi il vostro partner e i vostri figli se poi godete in solitudine guardando altri figli che vengono violentati e distrutti.

Se per voi vedere vostra figlia tra feci e urine, ingabbiata in un water, picchiata con lividi che ci mettono mesi a guarire, soffocata quasi alla morte con sacchetti di plastica, se è questo che vi fa godere guardatevi allo specchio e pensate ai mostri che siete. Perchè se non vi fate nemmeno un paio di domande su come fa un essere umano a ridursi in quel modo se non avendo conosciuto violenza fin da un’infanzia che nemmeno voi avreste mai voluto subire, allora siete mostri tanto quanto quelli che mi hanno torturata per anni. E sì, perchè guardarmi sullo schermo mi aveva convinta che il mio unico valore come essere umano consisteva nel livello di piacere sessuale che potevo dare a un altro, qualsiasi fosse il costo per me stessa. Mi ero offerta perché ero stata già rapita dalla tossicità del mio passato».

Nel 2021 negli Stati Uniti 34 donne, 14 minorenni all’epoca dei fatti, hanno denunciato PornHub. Una ragazza, Serena Fleites, l’unica che non ha scelto di rimanere anonima, ha scoperto l’esistenza di un video in cui già il titolo chiariva la sua minore età. Tredici anni. Eppure è sempre rimasto online finché lei non l’ha scoperto e si è attivata per chiedere la rimozione. Che è avvenuta solo diverso tempo dopo.

Gli avvocati delle trentaquattro donne hanno evidenziato che Mindgeek, la società proprietaria di Pornhub, è proprietaria di oltre cento piattaforme e case di produzione che ogni mese totalizzano almeno 3.5 miliardi di visualizzazioni.

Il 14 giugno Andre Garcia, produttore della società «GirlsDoPorn», è stato condannato dal tribunale federale californiano a 20 anni di carcere. «Traffico di persone a fini di sfruttamento sessuale» l’accusa per cui è stato processato e condannato, perpetrato «tramite coercizione e frode». A dicembre dell’anno scorso quaranta donne, vittime dei traffici di «GirlsDoPorn», hanno denunciato che video in cui erano ritratte erano rimasti pubblicati online e promossi anche dopo la rivelazione che erano video di stupri. La piattaforma web al centro delle loro denunce era, ancora una volta, PornHub.

Il 9 giugno Lauren Kaye Scott, ragazza 27enne al centro di un numero sterminato di video caricati su Pornhube, è stata trovata morta in un camper di Los Angeles. Secondo alcune fonti, ha riportato il New York Times, Kaye Scott stava lottando con alcune dipendenze, alcol e fentanyl, e stava cercando di uscire da un ambiente familiare difficile. «Lauren era il prodotto di una famiglia altamente disfunzionale che coinvolgeva droghe, alcol, abusi fisici, emotivi, verbali e sessuali», ha detto al Sun una zia. Sono innumerevoli le ragazze i cui video sono stati pubblicati su queste piattaforme, o diffusi tramite altri canali, che denunciano dopo anni traumi e devastazioni psicologiche. Inchieste giornalistiche, come quella del New York Times, hanno documentato come sono innumerevoli – probabilmente almeno diversi milioni – i video che concretizzano la più depravata e criminale «cultura dello stupro». Aggressioni a donne anche svenute, donne torturate, video di soffocamento, l’elenco è drammatico quanto vario.

«Una ragazza di 20 anni mi spedì una mail e mi chiese di diffonderla per denunciare Pornhub. Dall’età di 17 anni era stata “stuprata, presa a botte e filmata da centinaia di uomini, donne e perfino coppie sposate”. Ha descritto gli orribili dettagli dei modi in cui è stata torturata da quando era una bambina. “Sono stata forzata a bere ammoniaca fino a svenire e stuprata per ore nonostante la bocca e la gola mi bruciassero atrocemente”. […] “Non è giusto che la mia vita sia così dura a causa del fatto che sono stata forzata a una vita di sesso e pornografia quand’ero bambina. Ho dovuto far intervenire la polizia molte volte per tentare di far rimuovere da Pornhub i video in cui ero stuprata da piccola. Non capisco perché sia così difficile riuscirci. Vi prego, smettetela di permettere a delle persone di fare soldi torturando bambini!” (Lila Mickelwait, Takedown, pgg 42- 43) TI PREGO, BASTA! È questo il grido di quella ragazza, e di tante come lei che vengono torturate perché clicchi sui quei video».

«“Ti aveva implorato per sei mesi cercando di far rimuovere il suo stupro e la sua tortura dal tuo sito”. Il giudice non usa certo mezze parole contro i due azionisti di Mindgeek (proprietaria di Pornhub) David Tassilo e Feraas Anton chiamati in giudizio. […] “Per miss Fleites (Serena, la 14enne che ha denunciato Pornhub) – prosegue il giudice – c’è una dichiarazione consegnata alla polizia visto che ora sei qui legalmente obbligato; nel caso di Rose Coleman (altra ragazza 14enne che ha denunciato le sue torture, ndt) i video sono stati elencati come “adolescente che piange e viene schiaffeggiata”, “adolescente che viene distrutta” , “adolescente svenuta” ; i tuoi moderatori hanno visualizzato questi video perché ci hai detto che ogni video viene visualizzato; quindi anche tu l’hai visualizzato. (…) perché ci hai messo sei mesi per risponderle e perché esiste tutto questo? Perchè hai mantenuto questa attività criminale?”. “Se ci fosse stato un momento in cui il contenuto sarebbe esistito sarebbe stato rimosso non appena fossimo stati informati che era contro i nostri termini”. Che caro che sei. Come no. Cerchi pure di non far parlare il giudice quando ti dice che si sta parlando di bambini. Di minori. Ma alla fine ti fa stare zitto. Serena aveva 13 anni. E ha denunciato a nome di decine di migliaia di altre ragazze. Bambine. Vi siete mai chiesti perché tante ragazze che vedete in pochi video dopo un po’ non si vedono più in altri nuovi? Immaginate la fine che fanno. E il giudice incalza: “La signorina Kalemba aveva visto che i video del suo stupro erano stati visti più di 400 000 (quattrocentomila) volte (…) quindi ti farò questa domanda: quanti video del genere hai effettivamente segnalato alle autorità come da tuo obbligo legale per questi crimini commessi contro i bambini?”»

«Una sera alla fondatrice di Justice Defense Fund venne inviata una mail da un sender anonimo: nessuna parola di commento ma un link che conduceva a diversi video di minori abusati su Pornhub. Probabilmente il segnalatore voleva rimanere anonimo; uno di questi video in particolare era flaggato da numerosi utenti che lo avevano già segnalato da tempo come contenuto illegale ma era sempre rimasto disponibile per visualizzazione e download».

 I titoli approvati e caricati di recente includono “I Can’t Breathe”, pubblicato da un utente verificato, con tag di ricerca che includono “George Floyd” e “choke-out”. Un canale partner a scopo di lucro su Pornhub chiamato Black Patrol sessualizza la brutalità della polizia contro gli afroamericani con titoli come “White Cops Track Down and F – – k Black Deadbeat Dad”. Non solo: ma “video selvaggiamente antisemiti come questi vengono caricati da utenti verificati di Pornhub, account con nomi utente come “OvenBakedJew” e “Hitler l’uccisore di ebrei”. Molti di questi video sono rimasti sul sito per mesi e anni, con commenti come “Neri, ebrei e musulmani – seme cattivo!” e “Anna Frank si nascondeva, ma non volevo ucciderla, volevo solo fare un’edizione di Auschwitz da casting-couch!”. Innumerevoli altri titoli su Pornhub presentano variazioni sulla parola N* e “padrone bianco”. “Adolescenti neri sfruttati” e “schiavo nero” sono termini di ricerca suggeriti deliberatamente promossi da Pornhub ai suoi utenti. Se i titoli vi disgustano, immaginate cosa fanno i video agli occhi e alle menti sempre più giovani che ogni giorno si imbattono in pornografia hardcore e razzista.” Così scrive in un articolo apparso sul New York post Laila Mickelwait, la giovane madre che è riuscita a riunire le più grandi associazioni per le vittime di abuso e di tratta a trascinare Pornhub e i dirigenti della sua società MindGeek in tribunale. Pornhub monetizza questi video degradanti con annunci mirati. Proprio dell’altro ieri è stata confermata la notizia che i dirigenti hanno avuto (per ora) una multa di 5 milioni di dollari per aver volontariamente mentito sulla natura illegale dei loro contenuti».

Queste sono alcune delle testimonianze pubblicate dalla pagina facebook Pornoverità.

«40 donne fanno causa alla nota piattaforma p*rnografica. Per lungo tempo ha monetizzato sui video dei loro abusi. È arrivato il momento di rendersi conto dei danni che queste piattaforme fanno non solo alla salute mentale di chi ne diventa dipendente, ma alle donne in generale (e anche agli uomini, ci sono diversi che legano l’abuso di p*rno alla disfunzione erettile e alla perdita di piacere) – si legge in un post di denuncia della pagina social “Facebook favorisce il cyberbullismo contro le donne” del 10 marzo 2023 – Queste piattaforme fanno miliardi sulla rappresentazione della subordinazione della donna nel rapporto sessuale, su queste piattaforme lo stupro viene reso sexy, il linguaggio violento dei titoli ci racconta la donna come un qualcosa di cui abusare, sfondare, far piangere, rompere».

Riportiamo, ad ulteriore conferma, alcune delle innumerevoli denunce sui social network di Laila Mickelwait, la fondatrice del movimento Traffickinghub.

«Più bambini nel “programma modello” di PornHub. I video sul traffico di minori venivano venduti per profitto. Uno dei bambini era scomparso da un anno. Un’altra vittima era un ragazzino di 12 anni. È per questo che Twitter ha sospeso l’account modello di Pornhub?» (20 febbraio 2023)

«P*rnhub ha pubblicato un quindicenne scomparso da un anno nel suo programma “ModelHub”. È stata trovata violentata in 58 video. PH ha preso il 35% dei profitti dalle vendite di video stupro. Twitter ha recentemente sospeso l’account Model di P*rnhub. Questa opera d’arte è stata ispirata dalla sua storia. In 2 giorni, il post su Twitter ha ottenuto 20 milioni di visualizzazioni e 2 milioni di interazioni con thread da parte di cittadini preoccupati di tutto il mondo che si sono sentiti costretti a condividere la criminalità di Pornhub» (24 febbraio 2023)

«Una ragazzina di 14 anni di Palo Alto, CA è stata violentata da un parente. L’abuso è stato filmato e caricato su P*rnhub. Un compagno di classe del bambino ha scoperto il video e il molestatore è stato mandato in carcere. P*rnhub ha monetizzato pesantemente i video e li ha resi scaricabili per 5 milioni di utenti all’ora» (3 marzo 2023)

«Un ragazzino di 12 anni è stato drogato, sopraffatto e ripetutamente stuprato da Rocky Shay Franklin in Alabama. Gli stupri sono stati filmati. 23 dei video di stupro sono stati caricati su P*rnhub e venduti come contenuti pay-to-download. PH ha preso il 35% delle vendite. Franklin è in prigione. Il ragazzo ora fa causa a P*rnhub. La polizia ha inviato richieste di rimozione ma P*rnhub ha ignorato la polizia fino alla terza richiesta. Alcuni video di assalto sono rimasti sul sito per 7 mesi, disponibili per il download per 130 milioni di visitatori al giorno. Franklin è stato condannato a 40 anni di carcere. Qui in foto alcuni dei titoli video PH insieme a una foto di Franklin» (7 marzo 2023)

«Una ragazza di 14 anni è stata costretta a spogliarsi davanti alla telecamera mentre il predatore Tyrone Zackary Sawyer Jr. la riprendeva di nascosto. Ha caricato l’abuso illegale di minorenne su P*rnhub. I compagni di classe lo hanno trovato e lo hanno condiviso. Inorridita, la ragazza ha chiesto più volte a P*rnhub di rimuovere l’abuso, ma loro l’hanno ignorata e hanno continuato a monetizzare sul sito, guadagnandoci dei profitti. (Nota: P*rnhub ha intenzionalmente assunto solo una persona su 1800 dipendenti per esaminare i video segnalati). Un anno dopo si rivolse finalmente alla polizia. Sawyer ha scontato solo un giorno di prigione e P* rnhub ha potuto trattenere tutti i soldi guadagnati pubblicando un anno di annunci sui suoi abusi. Dopo la sua ridicola condanna, la polizia ha scoperto che Sawyer aveva caricato su Xvideos un video di un’altra vittima, una ragazza sedicenne» (25 febbraio 2025)

«La scorsa settimana un uomo canadese è stato condannato per aver postato illegalmente il corpo nudo della sua ex ragazza canadese incinta a P*rnhub contro la sua volontà. La sua faccia era nei video e il suo NOME era nei titoli. Sai chi ha fatto soldi con i suoi abusi monetizzati? I dirigenti di P*rnhub che sono ancora seduti compiaciuti oggi nella loro torre di Montreal perché la polizia canadese non ha ancora la forza d’animo per perseguirli. Ciò nonostante le indagini del governo canadese abbiano già stabilito pubblicamente che P*rnhub e la sua società madre hanno violato molteplici leggi canadesi per anni. Nota: uno dei “nuovi proprietari” di P*rnhub è Derek Ogden, ex sovrintendente capo, direttore generale della Royal Canadian Mounted Police’s Organized Crime Division. Sta tirando i fili dietro le quinte per evitare che le autorità agiscano?» (25 febbraio 2025)

Nelle nostre inchieste su industria dello stupro, pedopornografia e le reti pedocriminali (Epstein non è un unicum, anzi) in tanti articoli abbiamo citato le denunce di cosa accade su PornHub e altre piattaforme. Quanto riportiamo in quest’articolo, che tutto ci pare tranne che foriero di ironia e che appare ben chiaro per chi è «eccitante e trasgressivo» (riprendendo lo slogan di Paci già citato).

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Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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