E’ stato presentato al pubblico Habitus Maiensis, progetto dedicato alla ricostruzione del vestito tradizionale di Castel del Giudice e alla valorizzazione della Maggiolata, la festa del 1° maggio che nel borgo altomolisano celebra la primavera e la rinascita della natura.
Al centro dell’iniziativa ci sono gli abiti nuziali storici del paese, restituiti alla comunità attraverso un lavoro di ricerca e una narrazione multimediale.
Il progetto ha ricostruito gli abiti di una famiglia agiata di Castel del Giudice, mai ritrovati materialmente a causa delle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, rielaborati a partire da fonti storiche.
Il risultato è stato presentato in forma multimediale con un podcast di circa otto minuti, un’audiostoria, illustrazioni, animazioni e una rielaborazione musicale del canto della Maggiolata.
Il coordinamento del lavoro è stato affidato a Luciana Petrocelli, responsabile dei processi culturali del Comune di Castel del Giudice, che ha costruito l’impianto scientifico del progetto partendo dall’analisi di manoscritti ottocenteschi e, in particolare, dell’Inchiesta Murattiana promossa da Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone. Sono emersi dettagli relativi alla vita delle comunità dell’Alto Molise tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, comprese informazioni sulle condizioni socio-economiche, sull’alimentazione, sulla diffusione della coltivazione della mela, sul consumo del vino, sul valore attribuito alla pulizia e sulle pratiche di solidarietà del primo lunedì di maggio, quando le famiglie più abbienti distribuivano pane ai poveri. Tra gli elementi ricavati dalle fonti compare anche il riferimento alla vaccinazione contro il vaiolo. Questi dati sono stati inseriti nel percorso di ricostruzione storica che ha legato l’abito, i rituali collettivi e i segni distintivi della comunità.
Il podcast mostrato durante l’evento è stato realizzato con la voce narrante dell’attore Pasquale Di Giannantonio del Teatro Italo Argentino. I disegni sono stati firmati dall’illustratore Marco Tarquini, animazioni e montaggio sono stati curati da Rafael Carpio. L’identità visiva del progetto è stata affidata a Marino Di Nisio. Il pianista Davide Marchesani ha reinterpretato al pianoforte il canto della Maggiolata, legandolo alla tradizione musicale settecentesca.
La ricostruzione degli abiti è stata realizzata con il supporto di Antonio Scasserra, direttore del MUVES, Museo delle Vestimenta di Campobasso. Le fonti principali utilizzate sono state le descrizioni storiche contenute nei capitoli matrimoniali certificati dal notaio dopo il rito della “parentezza”, in cui venivano definiti patti nuziali e dote, e l’iconografia ferdinandea, cioè i dipinti commissionati da Ferdinando IV di Borbone per documentare i costumi più significativi del Regno.
Il costume femminile ricostruito è caratterizzato dal rosso, colore associato alle donne sposate. Comprende camicie di tela e lino lavorate sul petto e sulle maniche, due corpetti sovrapposti, sottana bianca, sottogonna rossa e sopragonna chiusa sul retro. Tra gli elementi distintivi compare l’antesino, grembiule decorato con file di galloni che indicavano la ricchezza della famiglia.
Il costume maschile presenta invece una camicia alla coreana, due gilet sovrapposti e la gianberga, considerata il capo principale, realizzata in indaco. A completare gli abiti ci sono gioielli provenienti da Agnone, centro noto per la lavorazione dei metalli preziosi. Tra questi figurano lo spillone, dal valore simbolico, e gli orecchini, portati come protezione dal malocchio.
Gli abiti ricostruiti saranno esposti in modo permanente nella sala consiliare del Comune di Castel del Giudice e costituiranno il modello per la realizzazione dei costumi popolari destinati alle future edizioni della Maggiolata.
Habitus Maiensis è coordinato dal Centro Studi Casa Frezza e rientra nel progetto “Castel del Giudice Centro di (ri)Generazione dell’Appennino”, vincitore del Bando Borghi del PNRR.






