La pace nel mondo dal post 89? Una verità, un semplice eufemismo?
Come suggerisce acutamente Antonio Mazzeo, nome storico e un Senior del movimento pacifista, ma, più di tutto, antimilitarista e antinuclearista, tra gli anni 80 e inizi dei 90, fino agli accordi Reagan/Gorbaciov, in questa era di “pace“, siamo arrivati in questi ultimi mesi del 2026 alla soglia ultra vicina dell’apocalisse nucleare.
In primis, con l’attacco americano/israeliano all’Iran. Le affermazioni del presidente Donald Trump di “cancellerò una civiltà in una notte“, sono eloquenti, anzi, non hanno bisogno di spiegazioni per cosa si intende usare come arma nel conflitto.
Un’epoca di pace, che, però, nel caso Sicilia in esame, ha visto soltanto come fatto certo, la dismissione della base di Comiso e dei missili Pershing e Cruise, installati negli anni 80.
Ma per il resto?
Il caso Sigonella
Il caso Sigonella. L’Italia non partecipa alla guerra in Ucraina, salvo aiuti finanziari, “non siamo in guerra con la Russia”.
Ma, in una analisi e sintesi di dati di fatto inoppugnabili e lampanti, le cose non starebbero proprio in questo modo.
Sigonella, durante la prima fase della guerra russo/ucraina, è stata un centro di invio droni di ricognizione e raccolta hub dati, riguardo il territorio di guerra, per favorire le azioni militari del governo di Zelensky.
E, ancora, nonostante le dichiarazioni del governo italiano di non partecipazione all’attacco unilaterale di USA/Israele alla repubblica islamica dell’Iran, sempre da Sigonella, sono partiti altri droni di supporto e trasmissione visuale per le truppe e mezzi di Trump e Netanhayu.
Tutto si gioca su un nuovo, decisivo elemento costitutivo bellico dei conflitti del ventunesimo secolo: l’intelligence.
Le guerre moderne non si possono fare senza questo elemento.
Il silenzio verso l’opinione pubblica
E, ancora, un altro elemento di riflessione preoccupante.
Il fatto di non informare l’opinione pubblica, e, quando a livello di indagine movimentista, si offrono dati fattuali non confutabili, si fanno le conferenze stampa o repliche parlamentari di conferma, dopo mesi di negazione dell’accaduto.
Qui, entra in gioco il fattore importante, sottolineato da Antonio Mazzeo.
L’importanza primaria della organizzazione e costituzione di un movimento, che faccia in modo che l’opinione pubblica sia informata, prenda coscienza, e metta alle strette il governo che attua queste cose.
La speranza della ripresa di qualcosa di simile a quello che accadde negli anni 80, con i movimenti unitari, che riuscirono alla fine, a fare finire mezzo secolo di guerra fredda nuclearista.
Dalla deterrenza all’accettazione mentale dell’atomica
Ma, adesso, è successo, inaspettatamente, qualcosa di incredibile e drammatico.
Il passaggio dalla deterrenza dell’equilibrio delle armi atomiche, di non usarle mai in questo equilibrio del terrore, all’accettazione mentale dell’uso normale di queste.
A partire proprio dall’attacco all’Iran.
Esteso anche all’illusione delle armi nucleari tattiche, le cosiddette “atomiche minori e limitate“, ma che in realtà non lo sono, come forma di conflitto nucleare accettabile.
Qualcosa di estremamente pericoloso.
Che ci riporta anche ad altre questioni, come i programmi nucleari sviluppati in segreto da stati come Israele, e casi sul modello di quello dello scienziato israeliano che tentò di rivelare questa realtà, ma fu ucciso dal Mossad in territorio italiano, perché il premier britannico dell’epoca, Margaret Thatcher, si rifiutò di compiere questa operazione nel suo paese (“provate con gli italiani, sono molto più malleabili”).
La mappa delle basi militari americane in Sicilia
E, a corollario di questo, la seconda parte dell’intervista di questo primo blocco di puntata.
S. Cuda narra del caso della ricerca d’archivio e documentale, sua personale insieme ad altri attivisti, di tutte le basi militari americane in Sicilia, che portarono alla creazione di una mappa geografica dettagliata che illustrava la situazione.
E del seguito assurdo che ne seguì.
L’esposizione della stessa in una scuola come modello didattico e divulgativo, la denuncia alla professoressa che lo fece, da parte di militari anziani e Senior di divulgazione di informazioni segrete, il processo alla docente a Roma, concluso in un nulla di fatto.
Su tutto, ancora oggi, rimane il dubbio.
Riguardo tutte le basi attive ancora oggi in Italia, come Aviano, e la loro attività, in casi come Aviano, totalmente evidente e dichiarata.
Tante altre informazioni, riflessioni, spunti in questa prima parte dell’intervista a Antonio Mazzeo e S. Cuda.
In un unico, triste, filo conduttore: la situazione a cui si è giunti ora, in realtà, affonda la sua evoluzione, in un processo di sviluppo molto più lontano nel tempo, dagli inizi della finta fine della guerra fredda.





