«Vive ancora la mafia con l’impronta di Totò Riina» la sintesi apparsa sul televideo Rai dell’ultima operazione antimafia scattata a Corleone. Tre arresti con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Al vertice il capomandamento era Mario Grizzaffi,60 anni, nipote di Totò Riina.
La notizia è di tre giorni fa ed è passata totalmente sotto silenzio, indifferenza totale e un clamore nullo o quasi. Nonostante sia avvenuto quattro giorni prima dell’assassinio mafioso di Peppino Impastato, nel mese che ci conduce all’anniversario della strage di Capaci.
La mafia di Corleone, la mafia di Riina è presente, esiste, si rinnova, è attiva nell’attuale Paese orrendamente sporco e non solo in quel passato celebrato in pompa magna. E non solo. Su Riina in questi anni abbiamo visto tanti silenzi, indifferenze, omertà, squallide vigliaccherie, strumentalizzazioni. Nel nostro archivio abbondanti sono gli articoli in cui costantemente, sin dalle prime settimane, abbiamo raccontato il presente, messi in fila i fatti, posto domande e interrogativi che restano insoluti, senza risposte. Nel Paese che risposte non ne dà alla verità e alla realtà reale, affogando nella retorica pro domo, nelle chiacchiere inutili, nei pavoni pavoneggianti.
Tra poche settimane saranno tutti Giovanni Falcone, domani saremo inondati di santini di Peppino Impastato in tutte le salse – a partire dai ricreativi che non creano un cazzo come li definì Peppino Impastato, rivoluzionari a parole ma incapaci capaci di tutto – e poi si arriverà ad essere tutti Paolo Borsellino e così via scorrendo il calendario dei morti assassinati. Per poi tacere o parlare a comando e convenienza. Come accaduto con Riina, come accade con quella mafia di Corleone che adesso pare non interessa nessun ricreativo di professione.
«Riina fa sempre rima con mafia» (28 giugno 2025)
«Mafia, Riina non è solo passato» (22 ottobre 2025)
Sono questi i titoli di due delle decine di articoli che stiamo dedicando da sei anni alle imprese social e mediatiche del terzogenito di Totò Riina, quel Salvuccio che gira per il mondo, ostenta sfarzi e lusso e continua a portare avanti il suo libro e celebrare il padre.
In questi articoli e in tanti altri abbiamo pubblicato alcune domande e interrogativi sugli ultimi anni e sul presente di tal portento letterario, che piange ripetutamente il grande padre il cui affetto gli hanno tolto quando era un tenero virgulto. Lui. Con sprezzo del ridicolo e della decenza umana. Cosa cazzo dovrebbero dire allora i familiari delle vittime? Cosa dovrebbero piangere allora coloro che hanno visto una persona cara assassinata dalla bestia U Curtu e dai suoi sodali?
L’ultima oscena impresa è avvenuta in Ungheria. Nuova tappa del tour di Riina jr: Padova, Abruzzo, Spagna, Romania, Corleone (perché era tornato e perché se ne è andato? Domande che alla luce dell’ultima notizia degli arresti diventano ancora più pesanti). Per ben quattro mesi il libro “Riina family” è stato al centro della trasmissione mattutina di una radio con 1,6 milioni di ascoltatori. Ai microfoni con Salvuccio, sulle note di “Il Padrino”, tra sarcasmo, ironia, sbeffeggio e trash vario si sono intervallati vip vari, tra cui cantanti e influencer, e persino esponenti della criminalità organizzata ungherese. Tra loro uno dei più conosciuti, Péter Tasnádi, condannato a 16 anni per lesioni personali gravi, estorsione, abuso di armi da fuoco e tentativo di omicidio. Personaggio pubblico di rilievo, attivo nel mondo dello sport ungherese, della politica e dell’imprenditoria, la sua ascesa avvenne negli anni novanta dell’Ungheria post – comunista e il suo curriculum mafioso tra estorsioni, spedizioni punitive, omicidi e attività criminali di rilievo. È considerato, infatti, il primo padrino ungherese.
In questi ultimi quattro mesi Giuseppe Salvatore Riina a quanto pare si è spostato in Ungheria. Perché? Cosa lo ha portato in quel Paese? A gennaio però, in occasione dell’uscita di uno squallido videoclip musicale ispirato dal suo libro, si era trasferito in Spagna. Perché questo ulteriore trasferimento? Quando è avvenuto? Perché aveva scelto proprio la Spagna e perché ora pare ha scelto proprio l’Ungheria?
Da sei anni poniamo alcuni interrogativi. Negli anni le domande sono solo aumentate e altre si aggiungono oggi, come già riportato in quest’articolo. Risposte mai nessuna. Torniamo, quindi, oggi a porle, a metterle tutte in fila, a ripeterle in questo nuovo articolo e a ricordare alcune sue esternazioni. A partire dall’asta social del 2019, chiusa pochi minuti prima dell’anniversario della strage di via D’Amelio.
Qualcuno crede che sia stata casualità? Noi no. E ci domandiamo cosa volesse trasmettere, quale messaggio era indicato in quella precisa scelta cronologica. Sei anni fa, meno di mezz’ora prima del minuto esatto in cui esplose l’autobomba in via D’Amelio che assassinò Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli (li citiamo e ricordiamo tutti, li nominiamo tutti, perché la loro memoria deve essere eterna, la loro memoria va esaltata, non quella di chi fu protagonista di quella stagione criminale), Giuseppe Salvatore Riina detto Salvo concluse un’asta social. In palio c’era una cover per cellulari del suo libro «Riina family».
Salvo riina ha pubblicato la foto di un quadro del padre annunciando, tra il tripudio e il plauso della memoria del padre tra i commenti, che verrà messo all’asta. Nel post menziona il carcere San Pietro di Reggio Calabria, perché? Quale messaggio intende dare con quella menzione colui che l’anno scorso (tanto per ricordarne una), tornato a Corleone anche se da oltre dieci anni dichiarato persona non gradita dall’Amministrazione Comunale, calpestò la memoria del giudice Cesare Terranova?
Sono almeno sei anni, dal periodo abruzzese cancellato dai suoi profili social (perché?) che oggi è documentato solo dai nostri screenshot, che vediamo un netto aumentare di livello delle esternazioni social di salvo riina. E non ci sembra certamente casuale. Ad ogni post tripudio di commenti esaltanti. E negli anni, tra i “mi piace” e i commenti stessi, ogni tanto son sbucati personaggetti abruzzesi, che lui ha frequentato nell’anno e mezzo qui, che ben conosce chi da cinque anni frequenta queste pagine.
Tra le tante domande, interrogativi mai evasi, che abbiamo posto in questi anni sull’attività social di Riina c’è anche quella sulla possibilità (balenata in alcuni post) che dal libro “Riina family” possa essere tratto un film. Domenica 24 novembre 2024 tra i commenti al post con la foto del libro e la didascalia in francese «Niente è mai finito per sempre» (messaggio rivolto a chi? Per esprimere cosa? E cosa non è finito per sempre?) si legge un commento in cui si torna ad evocarlo. Sei giorni prima, all’indomani delle polemiche per il post nell’anniversario della morte di Tòtò Riina, il terzogenito scrittore celebrante ha pubblicato un video musicale con la didascalia «La lingua più parlata nel mondo è “a VANVERA”».
Che sia una risposta all’indignazione e alla rabbia delle ore precedenti, e che si riferisca a chi non china la testa e non accetta le celebrazioni del defunto boss di Cosa Nostra, è conclusione che appare più che spontanea. Anche questo un comportamento che si ripete negli anni. L’immagine di suo post, che abbiamo riportato in un nostro articolo il 10 ottobre scorso, è di due mani che si stringono e un ramoscello d’ulivo. Chi rappresentano le mani che si stringono e perché si stringono, cosa rappresenta il ramoscello d’ulivo (simbolo universale di Pace tradizionalmente, tra chi e perché?) sono domande che abbiamo aggiunto alle tante che ripetutamente continuiamo a pubblicare e che torniamo a porre anche in quest’articolo.
La casa editrice che stampò “Riina family” è fallita da anni, ora come è possibile che Salvo Riina continua a vendere il libro su Facebook ed Instagram? E come è possibile che venga stampato e distribuito persino all’estero?
Anni fa comparve sui profili social del rampollo un video che pare il trailer di un film, come abbiamo documentato in alcuni nostri articoli. È così? Dopo il libro avremo anche un film per celebrare Totò ‘U Curtu e la sua famiglia?
L’intensa attività social di Salvo Riina si era improvvisamente interrotta nel dicembre 2019, l’unica traccia rimangono i nostri articoli, i nostri screen e quanto precedentemente pubblicato sulle pagine Facebook (profilo non più perché Facebook cancellò al sottoscritto un profilo mentre mai nulla ha compiuto nei confronti dei post di questo soggetto e di pagine e gruppi osannanti mafie e mafiosi) e il profilo Instagram curate dal sottoscritto. Sulla pagina «ufficiale» Facebook e sul profilo Instagram «ufficiale» di Salvo Riina non c’è più nulla, tutto sparito, tutto cancellato, non c’è più traccia. Perse esattamente come la grande attività sociale e benefica sbandierata nel maggio 2019 da lui e dal suo legale. Cosa è successo? Come mai? Perché?
Viste le dichiarazioni sulla stampa e sui social di sei anni fa quale «nuova vita» ha mai proposto Riina jr? Il tenore di vita, compresa la vacanza in un luogo extralusso documentata anni fa sui suoi profili social, appare più che alto. Da quali entrate e quali ricchezze è permesso?
Perché Salvo Riina era tornato a Corleone? E perché, come ha riportato l’Adn Kronos, si era trasferito in Spagna? E perché ora pare in Ungheria? Prima del ritorno a Corleone è vero che un periodo è vissuto in Romania? Perché vi era arrivato e perché poi si è trasferito altrove?
La vicenda di Licata, di cui abbiamo parlato in vari articoli quali sviluppi ha avuto? E quali conseguenze e attenzioni sul periodo vastese-casalese del rampollo della Riina family?
Mesi in cui Salvo Riina è stato visto varie volte intrattenersi pubblicamente con appartenenti alla famiglia più nota alle cronache, e nella vita di paese, di Casalbordino e larga parte dell’intero Abruzzo come tra le più attive nel narcotraffico e in altri reati. Uno degli esponenti della famiglia De Rosa – legata ed imparentata con altre famiglie come Spinelli, Di Rocco, Ciarelli, Di Silvio, Spada, Casamonica ed altre – varie volte arrestato per spaccio, usura e violenze negli anni, come abbiamo riportato quattro anni fa, è stato attivo sulla bacheca di Salvo Riina. E negli anni ogni tanto sono sbucati tra i commenti e i mi piace autoctoni di questo lembo d’Abruzzo. Quanto assidua la frequentazione di Riina con certi “personaggi” durante il suo soggiorno abruzzese? Quali rapporti sono rimasti?
Visto il tenore di vita che appare dalle foto su Facebook ed Instagram (certamente ben pochi residenti in Romania possono pagarsi una vacanza in luoghi extra lusso a Valencia, in Spagna), il rampollo vorrà magari mai raccontare qualcosa di dove sono finiti e come si potrebbero rintracciare i capitali del padre?
In un nostro articolo del gennaio 2020 pubblicammo la foto, in piena Gomorra style, postata sulla bacheca facebook di Salvo Riina nel periodo casalese in cui campeggiavano la copertina del libro, altri oggetti, un paio di manette e quella che appare una pistola. Era effettivamente una pistola? E, soprattutto, la foto era di repertorio o scattata in quei giorni?




























