Il nuovo POS (Piano Operativo Sanitario) 2026-2028 del Molise apre una nuova frattura. Non sembra una semplice riorganizzazione tecnica, ma una scelta che rischia di incidere sulla vita quotidiana dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono nelle aree interne, nei comuni più lontani dai grandi presìdi ospedalieri.
A denunciarlo è la Fp Cgil Molise, insieme alla Fp Cgil Abruzzo-Molise, che in una nota durissima parla di misure “preoccupanti e pericolose” e accusa il nuovo piano di non rispondere ai bisogni reali dei pazienti molisani. Il sindacato contesta l’impostazione complessiva del documento, adottato nell’ambito del piano di rientro, ritenendola orientata a una progressiva centralizzazione dell’offerta sanitaria e a un arretramento dei servizi pubblici nei territori.
Il Programma Operativo 2026-2028 è stato adottato con decreto commissariale del 26 febbraio 2026 come prosecuzione del Piano di rientro sanitario della Regione Molise.
Secondo la FpCgil, il piano non partirebbe da una reale analisi dei bisogni del territorio, ma da una logica di riequilibrio finanziario che finisce per scaricare i costi della riorganizzazione sui cittadini. Una sanità pensata solo sui numeri e poco sulle persone.
Ma quali sono le nuove criticità? La chiusura del Punto Nascita di Isernia, la disattivazione dell’Emodinamica a Termoli, la riconversione dell’ospedale Caracciolo di Agnone in Ospedale di Comunità con il mantenimento di un Punto di Primo Intervento, e la concentrazione delle funzioni complesse su Campobasso.
Ridurre o depotenziare servizi sanitari nelle aree interne significa aumentare le distanze tra cittadini e diritto alla cura. Il Consiglio regionale del Molise, già nei mesi scorsi, aveva affrontato il tema del POS 2026-2028, richiamando le criticità legate alla rete dell’emergenza-urgenza, alla medicina territoriale, alla possibile cessazione di un laboratorio di emodinamica, alla chiusura di uno dei punti nascita sotto soglia e al declassamento dell’ospedale di Agnone. Secondo la FpCgil, il rischio è quello di un progressivo sacrificio del servizio sanitario pubblico.
Il sindacato parla anche di una fuga del personale sanitario pubblico verso realtà in grado di offrire migliori condizioni di lavoro. Senza medici, infermieri, tecnici e operatori, anche le strutture rimaste formalmente aperte rischiano di trasformarsi in contenitori svuotati.
Il rapporto tra pubblico e privato convenzionato. La Fp Cgil sostiene che il quadro delineato dal piano finisca per proteggere il privato accreditato. Viene richiamato il tema della migrazione sanitaria attiva da altre regioni verso specifiche prestazioni del privato convenzionato, mentre i cittadini molisani rischiano di dover continuare a spostarsi fuori regione per trovare risposte adeguate. Il risultato, secondo la lettura della FpCgil, è una trasformazione silenziosa del modello pubblico in un sistema più selettivo, dove la possibilità di curarsi rischia di dipendere dalla capacità economica e dalla distanza geografica.
Per la FpCgil esiste una strada alternativa: rafforzare la medicina territoriale, costruire case della salute, investire sugli infermieri di comunità, valorizzare i medici di medicina generale e dare risposte ai bisogni sanitari di base.
Quale sanità si vuole costruire per il Molise? Una sanità pubblica vicina ai cittadini, capace di tenere insieme ospedali, territorio, prevenzione e assistenza domiciliare.
In assenza di risposte, il sindacato chiamerà gli amministratori regionali a un confronto pubblico davanti ai cittadini, per restituire dignità ai pazienti molisani e condizioni di lavoro adeguate agli operatori sanitari pubblici.
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