Il 9 maggio 2026, a 48 anni dall’omicidio di Peppino Impastato, la sua voce continua a camminare. Nella video intervista realizzata da WordNews.it, il giornalista Nello Trocchia restituisce la figura di Peppino Impastato alla sua dimensione più vera: un modello vivo di giornalismo, di militanza, di rottura radicale con il sistema mafioso.
Per Trocchia, rappresenta ancora oggi la capacità di costruire un sistema culturale e valoriale completamente alternativo a quello della criminalità organizzata.
Un sistema fondato sull’apertura, sull’accoglienza, sull’uguaglianza, sulla redistribuzione dei diritti, contro il privilegio, la sopraffazione, l’esclusione e quel capitalismo feroce che trova nelle mafie una delle sue articolazioni più brutali.
Nello Trocchia insiste su un punto centrale: l’esperienza di Peppino e dei suoi compagni resta di straordinaria attualità perché aveva una forza predittiva. Peppino aveva compreso il nesso tra potere criminale, interessi economici, controllo politico e dominio culturale. Aveva capito che la mafia non si combatte solo nei tribunali, ma anche nel linguaggio, nella scuola, nella radio, nei quartieri, nelle piazze, nei gesti quotidiani.
Con Radio Aut, con il teatro, con l’ironia, con la satira, Peppino fece qualcosa di intollerabile per il potere mafioso: lo mise alla berlina.
Il giornalismo come controcampo del potere
Nella video intervista, Trocchia collega la figura di Peppino al tema del giornalismo d’inchiesta. Peppino, spiega, resta un modello perché seppe usare strumenti diversi di comunicazione per denunciare, raccontare, smascherare.
Secondo Trocchia, i giornalisti hanno davanti una scelta netta: possono tradire la loro missione oppure compierla fino in fondo. E quella missione è fare da controcampo al potere. Raccontare ciò che altri preferirebbero seppellire. Dare nomi, contesto, responsabilità.
Trocchia parla di un periodo complicatissimo, segnato da minacce, querele, intimidazioni, pressioni e tentativi continui di silenziare le voci libere. Oggi molti cronisti vengono colpiti non solo dalla violenza diretta, ma anche da strumenti più sottili: azioni giudiziarie temerarie, isolamento professionale, delegittimazione pubblica, attacchi sui social, precarietà economica. Il giornalismo investigativo ha bisogno di tempo, risorse, studio, protezione e sostegno. Un’inchiesta non nasce in due minuti.
Nell’ultima parte della video intervista, Nello Trocchia affronta il tema più insidioso: le mafie oggi. Cosa nostra, camorra, ’ndrangheta e criminalità organizzate straniere sparano meno, almeno rispetto alle stagioni più sanguinarie. Ma questo non significa che siano state sconfitte.
Le mafie mutano, cambiano forma, diventano camaleontiche. La mafia non nasce solo nel sangue, nasce nel silenzio, nella collusione, nella complicità, nell’incontro con il potere imprenditoriale, politico e professionale.
Le mafie moderne investono, riciclano, entrano nei settori dell’economia e della finanza, costruiscono alleanze, si muovono tra vecchi clan e nuovi gruppi criminali. Per smascherarla servono dubbio, competenza, studio, capacità di lettura. Servono giornalisti capaci di mettere insieme i pezzi, seguire i soldi, leggere le trasformazioni, raccontare ciò che resta nascosto dietro la superficie tranquilla delle città.
Le minacce ricevute e la scorta assegnata oggi
«Tu lo sai che mori», «Giornalista terrorista. Tanto sai chi so, ognuno si sceglie il suo destino», «Ce sentimo presto infame».
Sono alcune delle minacce ricevute da Nello Trocchia da personaggi di ambienti malavitosi e mafiosi romani. Insieme a tanti altri sono confluiti nel fascicolo di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale.
Giorno 9, nelle ore in cui Nello Trocchia stava partecipando alle manifestazioni per l’anniversario dell’assassinio mafioso di Peppino Impastato e abbiamo registrato questa videointervista, gli è arrivata la notizia dell’assegnazione della scorta.
«Le istituzioni hanno deciso di aumentare il livello di protezione nei miei confronti con l’assegnazione di una scorta. Ringrazio chi si occupa della mia sicurezza. Sento unicamente rinnovato il carico di responsabilità che deve accompagnare la mia professione. Continuerò a raccontare storie e territori saccheggiati dai poteri criminali, una città, la Capitale del nostro paese, diventata snodo del narcotraffico senza trascurare colpevoli silenzi e complicità. Ringrazio il mio giornale, le persone che sostengono il mio lavoro, i miei cari, colleghe e colleghi che mi hanno espresso vicinanza».
Queste le dichiarazioni di Nello Trocchia riportate questa mattina nell’edizione in edicola e online dal quotidiano Domani.
La nostra redazione esprime vicinanza e solidarietà ad un prezioso giornalista d’inchiesta e ribadisce l’importanza di un giornalismo vero, autentico, indipendente, che squarci ogni velo di silenzio e complicità, omertà e connivenza. Come Nello da tanti anni fa, in Campania e a Roma. Continuerà a farlo, non si fermerà. Non lo faremo neanche noi. Irriverenti come Peppino Impastato, indipendenti e senza padrini e padroni, facendo nomi, cognomi, atti e fatti. C’è chi pensa che il giornalismo sia una merce da lasciare alla mercé dei potentati economici, c’è chi dice che il giornalismo non esiste più e non serve. Nello Trocchia da tanti anni dimostra che non è così. Andiamo avanti. Continuando a dimostrarlo ogni giorno.





