Il 5 maggio è stata la Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, crimini sempre più diffusi, strutturati e che avanzano. Grazie a complicità, connivenze, silenzi, omertà, lobby. Ormai sono strutturali e strutturate vere pedomafie mentre una pedofilia culturale, esaltata dall’esistenza di giornate dell’orgoglio pedofilo e dai tentativi di creare partiti che puntano a legittimarla soprattutto in Olanda. Mentre addirittura in Germania pressioni di lobby filo pedofile hanno ottenuto risultati in Parlamento.
In alcuni nostri articoli di denuncia di tutto ciò riportammo la sentenza della Corte Costituzionale in cui i giudici sostennero che esiste una pedofilia di “minore entità”. Nella sentenza numero 91, depositata il 20 maggio 2023 e pubblicata due giorni dopo sulla Gazzetta Ufficiale, i giudici hanno dichiarato «l’illegittimità costituzionale dell’art. 600-ter, primo comma, numero 1), del codice penale, nella parte in cui non prevede, per il reato di produzione di materiale pornografico mediante l’utilizzazione di minori di anni diciotto, che nei casi di minore gravità la pena da esso comminata è diminuita in misura non eccedente i due terzi». La Corte si era espressa su «un’imputazione di produzione di materiale pedopornografico, reato che sarebbe stato commesso con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nonché di adescamento di minori».
Nel giorno in cui si dovrebbe sancire solennemente l’impegno a combattere ogni forma di pedocriminalità l’Ansa ha battuto la notizia che Corte Costituzionale ha sancito che «quando è riconosciuta l’attenuante della “minore gravità”» al condannato si deve sospendere l’esecuzione della pena e possa, così, accedere ai benefici penitenziari al di fuori del carcere.
La notizia è stata ripresa da vari siti web d’informazione, tra cui uno che ha un suo canale telegram. Due giorni dopo per ritrovare il link della pubblicazione della notizia su uno dei più popolari siti d’informazione in Italia si è utilizzato telegram.
La popolare piattaforma di messaggistica ha un efficace motore di ricerca tra i messaggi. Scrivendo semplicemente la parola minore ci si può imbattere in canali dai nomi rivoltanti, disgustosi, efferati. Gruppi in cui si fa esplicito riferimento a video di minorenni, uno con una foto a dir poco sessualmente esplicita, o in cui alla parola minorenni è associata una delle più parole più sessualmente esplicite della lingua italiana.
Come già avvenuto nel gennaio scorso, nel corso della nostra inchiesta su una rete di gruppi pedopornografici dopo la denuncia di Meter e la segnalazione che quei pedocriminali sono attivi anche sull’Abruzzo, prima della pubblicazione tale inchiesta è stata inviata ad alcuni colleghi sensibili e che con noi portano avanti da sempre queste battaglie e lavoro d’inchiesta giornalistico.

I nomi di questi gruppi, che ovviamente ci siamo rifiutati categoricamente di aprire, in questo screenshot sono parzialmente cancellati per evitare il rischio di far loro pubblicità. Ma un dato di fatto salta subito in evidenza: i pedocriminali agiscono sempre più efferati e senza nascondersi, proliferano in maniera sempre più spregiudicata.
Dopo la pubblicazione della notizia di un arresto e sette indagati in quattro regioni, per il progetto di un attentato ad una scuola con l’esplosivo “madre di Satana», Telegram ci ha contattato. «Gli incitamenti alla violenza sono esplicitamente vietati dai termini di servizio di Telegram e vengono rimossi ogni volta che vengono individuati. I moderatori, supportati da strumenti di intelligenza artificiale personalizzati, monitorano proattivamente le parti pubbliche della piattaforma e accettano segnalazioni al fine di rimuovere ogni giorno milioni di contenuti dannosi, inclusi gli incitamenti alla violenza» la dichiarazione di un collaboratore di Telegram inviataci il 31 marzo 2026. Non dubitiamo dell’impegno della società nel monitorare e vietare gli incitamenti alla violenza. Ma i fatti sono fatti e dai gruppi pedopornografici denunciati nei mesi scorsi, con messaggi di supposto traffico di video di uno stupro e di millantato ricatto allo Stato datati anni fa, quanto emerso nei giorni scorsi e le ripetute denunce di associazioni come Meter esistono e doverosamente documentiamo, raccontiamo e denunciamo.
L’associazione fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto nei giorni scorsi ha reso noto di aver denunciato e segnalato due gruppi online, non è stata specificata la piattaforma, uno dei quali è stato chiuso. «“Amiamo le bambine, mandate foto e ci pensiamo noi”: è questo il “manifesto” di un gruppo di pedofili italiano, segnalato dall’Associazione Meter e prontamente rimosso dalla stessa in qualità di Trusted Flagger (Segnalatore Attendibile) – si legge in un post social – Segnalato anche un secondo gruppo di sexting e sextortion nei confronti di adolescenti denudate con l’intelligenza artificiale».





