La mafia esiste, i mafiosi esistono. Si modernizzano, acquisiscono nuove tecnologie e strumenti, si adattano ai tempi che cambiano. E ai mercati. «Follow the money» ammoniva Giovanni Falcone.
Segui i soldi perché la mafia punta alle grandi ricchezze, depreda la società, punta sempre a piegare l’interesse pubblico agli interessi delle sue squallide consorterie. Corrompendo, piegando pezzi delle istituzioni ai suoi desiderata, stabilendo le sorti di ogni ganglio dell’amministrazione pubblica.
Procura Nazionale Antimafia e Direzione Distrettuale Antimafia nazionale lo mettono nero su bianco da tempo immemore: le organizzazioni criminali mafiose prosperano deviando l’economia legale e puntando a governarla. Pubblica e privata. Se poi sono possibili commistioni tra l’una e l’altra è il capolavoro delle classi dirigenti della criminalità.
Ricorda qualcosa tutto questo? Sa di già visto?
Non è solo un’impressione, è così. È storia della Repubblica italiana
Qualcuno può tentare di ridurre, negare, deviare l’attenzione altrove, fare di tutto o di più. Ma così è se vi pare, parafrasando Luigi Pirandello, o anche se non vi pare.
Fare memoria porta a compiere una scelta, su quale strada affrontare. Quella della retorica, delle facili parole, dell’autoreferenzialità trasformando chi è stato assassinato dalla mafia in santini buoni solo a sé stessi. O seguirne l’esempio, porsi domande, dubbi, interrogativi, studiare, approfondire, denunciare.
Follow the money e tra le praterie su cui le mafie pongono sempre più gli artigli ci sono proprio i beni a loro tolti, che dovrebbero essere restituiti alla collettività, i beni confiscati. Il 2 aprile si è concluso il processo di primo grado sulla gestione della ditta Bellinvia, di fatto rimasta in mano agli Ofria anche dopo la confisca. Condanne fino a sedici anni, una sola assoluzione, risarcimento dei danni in favore della parte civile, la confisca delle somme sequestrate, misure interdittive e il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per diversi imputati stabilito dal gup del Tribunale di Messina, Alessandra Di Fresco.
Unica parte civile nel processo l’Associazione Antimafie Rita Atria. Il sodalizio aveva annunciato che ci sarebbero stati sviluppi, che l’impegno non si fermava. E così è stato. A due giorni dall’anniversario della strage di Capaci è stato presentato un nuovo esposto per accertamenti in ordine alla gestione dell’impresa “Bellinvia Carmela”, sottoposta a confisca, con particolare riferimento alla tracciabilità dei rifiuti prodotti.
Questo il comunicato integrale dell’Associazione Antimafie Rita Atria.
Caso Ofria. Smaltimento rifiuti.
In data 21 maggio l’avvocato Goffredo D’Antona, nell’interesse dell’Associazione Antimafie Rita Atria, ha depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina un esposto per accertamenti in ordine alla gestione dell’impresa “Bellinvia Carmela”, sottoposta a confisca, con particolare riferimento alla tracciabilità dei rifiuti prodotti.
Dalla lettura e analisi della documentazione già trasmessa all’Autorità Giudiziaria nell’ambito del procedimento penale n. 3827/23 R.G.N.R. – n. 4576/23 R.G. G.I.P., definito in parte, con sentenza in rito abbreviato del Gup del Tribunale di Messina del 2 aprile 2026 , risulterebbe che l impresa “Bellinvia Carmela”, sottoposta a confisca e amministrazione giudiziaria formalmente gestita dall’amministratore giudiziario Salvatore Virgillito, sarebbe stata in realtà nella disponibilità di fatto di soggetti riconducibili alla famiglia mafiosa dei cosiddetti “barcellonesi”, tra questi Salvatore Ofria, condannato in primo grado in data 2 aprile alla pena di anni 16 e mesi quattro di reclusione
L’Associazione Antimafie Rita Atria rileva e pertanto denuncia una opaca gestione la gestione dei rifiuti prodotti o trattati nell’ambito dell’attività dell’impresa Bellinvia, che si occupa anche del trattamento e lo smaltimento, sia con riferimento al recupero di materiali, rifiuti, anche pericolosi, quali il recupero e riciclaggio di rottami metallici, nonché attività di demolizione industriale e navale, trasporto rifiuti e commercio di materiali di recupero.
Gli atti di indagine della Polizia Giudiziaria attestano anche da rapporti contrattuali tra la Bellinvia e con realtà industriali di rilievo, tra cui la Raffineria di Milazzo S.p.A
Dalla lettura delle informative presenti negli atti processuali non emerge in modo chiaro, completo e verificabile la tracciabilità dei rifiuti riconducibili all’attività aziendale.
Né risulta adeguatamente documentato il rispetto degli obblighi normativi in materia di registrazione, movimentazione e conferimento.
Per questi motivi l’Associazione Antimafie Rita Atria si è rivolta alla Procura compente al fine di verificare ulteriori reati oltre a quelli che hanno dato vita al processo definito il primo aprile del 2026.





