Catherine Elizabeth Middleton, moglie del primogenito di Re Carlo d’Inghilterra, ha lasciato l’Italia dopo un breve soggiorno dieci giorni fa. Per giorni, prima, durante e dopo la visita, l’attenzione mediatica sulla principessa Kate – il nome fiabesco con cui è nota – è stata altissima. Come accadde in occasione della morte della nonna, la regina Elisabetta, e dell’incoronazione del suocero a sovrano d’Inghilterra.
Se si scorrono le rassegne stampa dei giorni della visita della novella fiaba disneyana prime pagine sono state abbondanti.
Sabato scorso, invece, nulla di tutto questo è accaduto. Silenzio assoluto. Eppure una nuova notizia, molto più pesante e importante, era giunta dal Regno Unito riguardante la monarchia inglese. Ben pochi riflettori e la quasi totalità più preoccupati di rischi e scossoni per il real casato che per i fatti.
L’ex principe Andrea, fratello di re Carlo, era stato arrestato per la sua complicità con il miliardario pedofilo statunitense Jeffrey Epstein. Le accuse erano relative a rivelazioni che Andrea ha compiuto per favorire i traffici del pedocriminale d’élite. La notizia di ieri è che nuove accuse si stanno formulando nei suoi confronti, accuse di essere stato direttamente carnefice nel sistema Epstein, di aver abusato e stuprato.
Non è la prima volta che accade. Virginia Giuffré, vittima per anni del sistema Epstein, già nel 2011 aveva accusato l’ex principe di aver abusato di lei ripetutamente. Stupri ripetuti almeno fino ai sedici anni di Giuffré.
Le alte sfere britanniche sono pesantemente coinvolte nel sistema Epstein: oltre il fratello del re accuse sono state formulate (ed era stato arrestato pochi giorni dopo l’ex principe) anche a Peter Mandelson, ex eminenza grigia del Labour di Tony Blair.
Negli ultimi decenni sono emerse varie vicende di reti pedocriminali di alto livello nel Regno Unito, di sistemi di abusi nascosti, insabbiati. Come abbiamo raccontato sin dal nostro primo ciclo d’inchiesta partita dal “mostro di Marcinelle” che tutto era tranne che un “mostro” isolato e tanto era di una rete pedofila che coinvolgeva anche pezzi delle istituzioni ai più alti ranghi. «Matrimonio a prima vista» è una trasmissione di cui esiste anche una versione italiana. Quella inglese è stata travolta nei giorni scorsi da un’inchiesta giornalistica che ha rivelato che alcune concorrenti sono state abusate dagli uomini con cui hanno finto di sposarsi durante il reality.
Lo stupro, i sistemi di abusi, le reti pedocriminali sono realtà reale nel cuore del Vecchio Continente. La pedofilia esiste, anche se in Italia anche solo nominarla sembra essere diventato un tabù. Reti di sfruttamento e schiavizzazione sessuale, di prostituzione e abusi disumani e abominevoli, brutali. Nell’anno della pandemia, in cui tutti fummo rinchiusi in casa e la socialità praticamente azzerata, in Germania fu scoperta una rete di almeno 30.000 pedofili. 18 milioni di foto e 500mila video raccapriccianti scovati dalla polizia tedesca.
L’ultima rete di pedofili è stata sgominata in Francia nei giorni scorsi. Sono stati arrestati sedici dipendenti del Comune di Parigi, da gennaio 78 membri del personale scolastico sono stati sospesi e almeno 31 sono i sospettati di abusi pedofili. L’inchiesta sta coinvolgendo oltre cento scuole: 84 scuole materne, una ventina di scuole primarie e una decina di asili nidi.
Due anni fa don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter, fu invitato in Polonia e anche lì – accanto alle frontiere che le mafie (come abbiamo documentato e denunciato su WordNews.it, nel silenzio di tutti o quasi, per oltre un anno e mezzo) hanno scatenato le reti della tratta e dello sfruttamento sessuale anche pedofilo dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022 – ha lanciato forte il grido contro le mafie pedofile, le pedomafie.
«Il negazionismo è molto diffuso – denunciò in quelle settimane a InTerris.it don Fortunato – Come far credere che sono violati i neonati; in che maniera far sollevare le coscienze che ci sono organizzazioni pedocriminali che sfruttano i bambini, li trafficano, li schiavizzano. Come reagire alla violenza sui bambini disabili, categorie tra le più fragili e vulnerabili; in che maniera far credere che c’è una forte pressione per far accettare la pedofilia come orientamento».
«Esistono perfino veri e propri manuali del pedofilo.
Addirittura è stata proclamata la Giornata mondiale dell’orgoglio pedofilo.
Sì, sembra incredibile anche questo, ma esiste davvero, da anni.
È l’Alice Day i pedofili la festeggiano il 25 aprile. Come, potete immaginarlo.
La Giornata di Alice è stata promossa dalla NAMBLA (North American Man-Boy Amore Association) il più agguerrito sodalizio pedofilo che agisce negli Stati Uniti, ma con tanti, tantissimi proseliti anche in Europa.
L’obiettivo è di “normalizzare” i rapporti tra adulti e bambini, fino ad abolire i limiti di età in materia di rapporti sessuali, tutelando gli adulti che praticano sesso con minori.
Ma chi tutela i bambini?
All’Alice Day don Fortunato Di Noto replica la prima domenica di maggio con la Giornata Bambini Vittime della pedofilia, ma il mondo sembra troppo distratto per difendere sul serio i propri bambini dagli orchi e dalle orchesse che si travestono da esseri umani».
(Roberto Mistretta, autore del libro “Don Fortunato Di Noto. La mia battaglia in difesa dei bambini”)
In Europa ci sono almeno 19 milioni di bambini abusati sessualmente quindi esistono almeno altrettanti pedofili – denuncia costantemente il fondatore di Meter – serve un contrasto culturale e sociale per sollevarci ed impegnarci contro questo crimine che raggiunge livelli sempre maggiori, dalla pedopornografia alla prostituzione minorile.

«La pedopornografia non è solo un turpe reato – ha denunciato Società Civile, l’associazione che organizza il Premio Nazionale Paolo Borsellino nel comunicato di presentazione dell’evento in cui ha premiato don Fortunato Di Noto nel 2023 – è anche un grande affare gestito dalle mafie che nei paesi più poveri del mondo sequestrano, torturano, uccidono bambine e bambini tra gli 8 e 14 anni per produrre immagini o video che li riprendono in comportamenti sessualmente espliciti. La pedopornografia in Italia coinvolge in un losco e lucroso traffico più di 100mila persone e solo nel corso del 2022 sono stati 6.956 i casi di pedopornografia trattati dalla Polizia Postale (5316 nel 2021 e 3243 nel 2020). Dieci miliardi di dollari: tanto fattura, secondo le stime dell’ONU, questa industria dello sfruttamento sessuale dei minori».
«La Pedofilia è un crimine contro l’umanità» il monito del presidente di Meter, «la mia vita è cambiata nel momento in cui ho visto a cosa erano sottoposti alcuni bambini – la testimonianza di don Fortunato Di Noto – sentire i racconti e vedere effettivamente di cosa si parla sono cose diverse, e solo conoscendo effettivamente cosa accade si riesce davvero a capire». «Oltre che un reato la pedopornografia e la pedofilia sono dei gli atti criminali, i più abietti nei confronti minori, bambini e, addirittura, neonati. – ha dichiarato Don Di Noto – Da un lato occorre sempre tenere altissimo il livello di attenzione e applicare le leggi che, qui in Italia sono all’avanguardia, dall’altro bisogna diffondere il più possibile attuare politiche di prevenzione, formazione soprattutto tra i più giovani. Parliamo di un fenomeno enorme, in grande crescita, trasversale e le nuove tecnologie, attraverso i social o il metaverso, aumenta il rischio di adescamento per i più piccoli e la produzione di materiale, come foto o video, pedopornografico».
«Sacerdote siciliano, fondatore e Presidente dell’Associazione Meter Onlus. Pioniere nella lotta contro la pedofilia e la pedopornografia. Perseguitato, isolato, attaccato per tanti anni da coloro che considerano i pedo-crimini qualcosa di irrilevante. Quotidianamente affronta “l’inferno della pedofilia per tentare di salvare qualche bambino dalle grinfie bastarde delle violenze”, come ha scritto don Marco Pozza. Meter documenta e denuncia abusi raccapriccianti di ogni tipo, anche contro i neonati. Un impegno coraggioso e straordinario che raccontiamo su WordNews.it». Questa la motivazione del premio Lea Garofalo a don Fortunato da parte dell’associazione Dioghenes nel 2024.
«La mafia, la ‘ndrangheta, come il crimine della pedofilia, uccidono i bambini» è riportato nel breve video pubblicato sulla pagina facebook di Meter della cerimonia di consegna. Parole che sottolineano quanto denunciamo e documentiamo in tante nostre inchieste, approfondimenti e pubblicando le denunce di don Fortunato: la pedocriminalità è una mafia, una piovra che prolifera e avanza nella società.
«Il mercato pedocriminale è sempre più florido, sono necessarie azioni sempre più incisive» è il grido d’allarme e di dolore di don Fortunato. «Dal 4 ottobre al 18 novembre i Gruppi di pedopornografia sull’App Signal sono aumentati da n. 49 a 102 con più di 350.000 di materiale pedopornografico (VIDEO, FOTO) prodotto e scambiato da pedofili da tutto il mondo che ‘impunemente’ producono, scambiano e commercializzano video e foto di abusi su minori di inenarrabile contenuto – la denuncia di Meter – inquietante e drammatica la violenza sessuale sui neonati e che i Gruppi, segnalati oggi, 19 novembre, si presentano con questa descrizione per accedere: ‘bebes de o a 2 anos cp’ (bambini da zero a 2 anni child porn), ‘madre e hijo’ (madri e figli), ‘bebés recien nacidos’ (bambini recentemente nati), ‘Novos Babys’ (0-6 anni) (Nuovi bambini da 0 a 6 anni). Sono state individuate chat dove è indicata la posizione di localizzazione e così come indicano i pedopornografi, sembra esserci una disponibilità di bambini». «I neonati abusati – ha dichiarato don Fortunato Di Noto, presidente Meter – sono ‘esposti’ come una sorta di trofei. Ogni ‘pedocrimale’ carica in ogni messaggio postato +15 foto o video che corrispondono a 15 neonati in ogni messaggio. Sappiamo dagli studi che i neonati non dimenticano e le lesioni neurologiche permangono e si manifesteranno nella vita a venire».
Era il 9 agosto 2015 quando l’agenzia stampa Fides pubblicò, con il contributo di Meter, il dossier “Occhi di orchi in Internet”. «Uno sguardo globale sul fenomeno, dati e cifre aggiornate, testimonianza di persone e associazioni impegnate nel combattere uno dei fenomeni più aberranti del nostro tempo. Che trova incredibilmente anche alcuni estimatori, i difensori della cosiddetta “pedofilia culturale”, che oggi rappresenta l’ultima emergenza da fronteggiare». Perché la sottovalutazione e l’indifferenza troppo spesso sono l’anticamera di ideologie che vogliono “normalizzare” la pedofilia e la difendono. In quel dossier si denunciavano «gruppi pedo-criminali su internet spesso gestiti dalla mafia tradizionale» e «siti gestiti dalla mafia e quelli commerciali, i siti militanti e i siti dei privati: Mafia & commerciali, i siti militanti, siti pseudo culturali (…) alla mafia e siti commerciali. Si assiste a una autentica esplosione dei siti commerciali, spesso gestiti dalla mafia tradizionale (…)».





