La seconda edizione del Premio Nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini, svoltasi il 6 giugno 2026 alla Palazzina Liberty di Venafro, ha confermato la natura profonda dell’iniziativa promossa da Dioghenes APS e WordNews.it: riportare al centro la parola libera, il giornalismo che non si piega, la scrittura che controlla il potere.
Il tema scelto per questa edizione, “Libertà di stampa e potere”, non poteva essere più pasoliniano. Pasolini non è mai stato soltanto un poeta, uno scrittore, un regista, un intellettuale. È stato, ed è ancora, una ferita aperta nel corpo della Repubblica.
L’iniziativa si è aperta con i saluti istituzionali e con il sostegno dell’amministrazione comunale di Venafro. Il sindaco Alfredo Ricci ha sottolineato il valore del confronto come occasione di crescita collettiva, ricordando come momenti di questo tipo rappresentino davvero il “sale della democrazia”.

A ringraziare l’amministrazione comunale è stato Paolo De Chiara, presidente di Dioghenes APS, che ha ricordato come non sia mai scontato trovare ospitalità quando si parla di Pier Paolo Pasolini, un intellettuale “prematuramente morto e ammazzato nel 1975” e ancora oggi capace di dare fastidio. Pasolini non è innocuo. Non lo era da vivo, non lo è da morto.
Uno dei momenti più intensi della serata è stato il monologo di De Chiara dedicato alla morte di Pasolini, alle omissioni, alle versioni mai pienamente chiarite, alla necessità di continuare a chiedere verità. Il passaggio più forte ha attraversato la sala come una lama: davanti a Pasolini serve una domanda. Una sola: chi aveva paura della sua verità?
Importante anche il messaggio dell’onorevole Angela Napoli, presidente della giuria e madrina del premio, impossibilitata a essere presente fisicamente ma intervenuta con un saluto carico di significato. Napoli ha ringraziato Paolo De Chiara, Dioghenes APS e tutti i promotori, definendo il concorso “estremamente importante”, soprattutto in questa fase storica. Ha evidenziato la crescita della partecipazione rispetto alla prima edizione, con un maggior numero di opere sia nella sezione letteraria sia in quella giornalistica, e ha sottolineato la qualità dei lavori arrivati in concorso, tanto da mettere in difficoltà la giuria nella scelta dei premiati.
Per Angela Napoli la stessa partecipazione rappresenta già un premio, perché significa contribuire a riportare al centro la figura e il valore di Pier Paolo Pasolini, le sue battaglie, il suo impegno contro l’emarginazione, contro i poteri che comprimono la libertà dell’uomo, contro l’indifferenza verso i giovani e verso chi resta ai margini.
Il convegno su libertà di stampa e potere ha poi allargato lo sguardo al ruolo dell’informazione nella società contemporanea.
Nel suo intervento, Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino, ha richiamato il legame tra informazione, legalità e democrazia. La libertà di stampa, ha ricordato, è un diritto sacrosanto in ogni Stato democratico, perché ogni cittadino deve poter conoscere liberamente ciò che accade intorno a sé: dalla politica all’economia, dalla criminalità ai grandi fenomeni sociali. Chirichella ha tracciato un parallelismo tra Petrosino e Pasolini, due figure diverse ma entrambe scomode al potere. Pasolini, ha ricordato, pagò a caro prezzo il suo “io so”, quella capacità di vedere e denunciare ciò che altri preferivano non guardare.
Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise, Enzo Cimino, ha invece insistito sul valore del giornalismo professionale in un tempo in cui tutti possono pubblicare contenuti online, ma non tutti sono in grado di verificare, contestualizzare e distinguere la notizia dal commento, il fatto dalla sua manipolazione. Il punto, oggi più che mai, non è soltanto comunicare: è restituire qualità, serietà, responsabilità. Perché senza giornalismo vero, la società non diventa più libera. Diventa solo più rumorosa.

La seconda parte della serata è stata dedicata alle premiazioni.
Nella sezione giornalistica, il primo posto è stato assegnato a Roberto Disma e Sara Cozzi per “Una BRUSCA faccenda”, video-inchiesta pubblicata da La mia inchiesta.
Un lavoro premiato per la capacità di unire documentazione, verifica, ritmo narrativo e responsabilità delle parole, dimostrando che anche il linguaggio audiovisivo può essere strumento di inchiesta e servizio pubblico.
Il secondo posto della sezione giornalistica è andato ad Anna Paola La Catena per “Quei giovani in armi (bianche)”, pubblicato su Il Manifesto.
Un lavoro dedicato alla diffusione delle armi bianche tra giovani e giovanissimi, capace di affrontare un tema difficile senza moralismi, indagando fragilità, disagio, pressione digitale, isolamento emotivo e trasformazione della rabbia in violenza.
Terzo posto per Roberto Abela con “I nodi invisibili – Stranieri non accompagnati”, pubblicato da LumsaNews. Un’inchiesta sui minori stranieri non accompagnati, sulle falle del sistema di accoglienza, sulla distanza tra numeri, procedure e vite reali. Nel suo intervento Abela ha raccontato di essersi imbattuto negli annunci di minori scomparsi e di aver compreso la gravità di un fenomeno spesso confinato ai margini del dibattito pubblico.
Nella sezione letteraria, il primo posto è stato assegnato a Stefano Tamburini per “L’Italia dei favori”, edito da Il Foglio.
La motivazione ha sottolineato la forza civile di un’opera che ricostruisce, attraverso storie e casi emblematici, un sistema di potere capace di trasformare i diritti in concessioni e la cosa pubblica in terreno di scambio. Un libro che racconta la logica del favore come malattia democratica, come veleno lento che corrode la fiducia nelle istituzioni e alimenta rassegnazione, indifferenza, disaffezione.
Secondo posto per Lucio Luca con “L’ultima spiaggia”, edito da Aliberti.
L’opera è stata premiata per la capacità di trasformare una vicenda rimossa, la strage di Alcamo Marina, in un racconto documentato e civile sui misteri italiani, sulle verità negate, sugli apparati, sulle zone grigie che attraversano la storia repubblicana. Nel suo intervento l’autore ha ricordato Pasolini come modello di formazione e ha spiegato di aver sempre cercato, nel suo lavoro di giornalista, di non accontentarsi delle verità ufficiali.
Terzo posto per Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo con “Se muoio, sopravvivimi”, edito da Zolfo.
Il libro racconta la storia di Lia Pipitone, uccisa dalla mafia perché voleva essere libera, e restituisce dignità a una vicenda che non riguarda soltanto una donna, una famiglia, un delitto, ma il diritto di spezzare il sangue come destino. Un’opera che tiene insieme memoria personale, inchiesta, verità civile e battaglia contro l’omertà.
Assegnate anche le menzioni speciali.
La menzione speciale Giacomo Matteotti è stata conferita a Giovanni Mancinone per “Corpi al macello”, edito da Rubbettino, opera dedicata alle morti sul lavoro, alla sicurezza negata, alla disumanizzazione del lavoro quando la vita viene trattata come una variabile dipendente dell’economia. La menzione speciale Sandro Pertini è andata ad Antonella Salvatore per “L’Africa nel cuore”, edito da Albatros, libro che racconta una storia di solidarietà, difesa dei più fragili e impegno concreto a favore dei bambini e dei ragazzi dell’Africa centrale.
La seconda edizione del Premio Nazionale Pier Paolo Pasolini ha tenuto insieme memoria, cultura, giornalismo, letteratura, antimafia sociale e difesa della democrazia.






